La strategia europea nella competizione sui semiconduttori

13 mins read

I semiconduttori sono il mattoncino basilare su cui poggia l’attuale infrastruttura tecnologica globale, risultando perciò evidente l’importanza geostrategica e geoeconomica di una posizione di leadership. L’Europa, da questo punto di vista, riscopre lo strumento della politica industriale, per preservare la filiera industriale comunitaria.

Denominati anche circuiti integrati, chip o microchip, i semiconduttori sono il mattoncino basilare su cui poggia l’attuale infrastruttura tecnologica globale, dal telefono con cui ci scambiamo quotidianamente messaggi al computer più veloce, passando per le auto che guidiamo o i sistemi d’arma con cui si presidia l’interesse nazionale. L’attuale fabbricazione di chips di ultima generazione è incardinata in Asia, dove le aziende sudcoreane e taiwanesi la fanno da padrone. Gli Stati Uniti, al contrario, predominano la fase di progettazione e design, garantendosi, attraverso il governo dei brevetti industriali e di proprietà intellettuale, la possibilità di agire con sanzioni secondarie sugli altri attori in competizione nel settore. 

L’Unione Europea, in questo scenario, cerca di tracciare una nuova rotta per l’acquisizione di un’autonomia strategica digitale dopo aver perso negli anni enormi quote di mercato proprio nell’ambito dei semiconduttori (passate dal 20% all’10% attuale). Nel suo discorso sullo Stato dell’Unione 2021, la Presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen ha definito la visione per la strategia europea sui semiconduttori. L’obbiettivo dell’azione comunitaria è quello di creare congiuntamente un ecosistema europeo dei semiconduttori all’avanguardia, includendovi la produzione, nonché il collegamento delle capacità europee di ricerca, progettazione e sperimentazione di livello mondiale.

Le difficoltà della filiera produttiva globale 

A partire dalla fine del 2020, la supply chain globale ha subìto una grave crisi di approvvigionamento dei semiconduttori, che ha generato enormi perdite nelle industrie consumatrici di chips. Basti pensare che, come cita Bloomberg, nel corso del 2021 si stimano mancati ricavi nella sola industria dell’auto pari a circa 200 miliardi di dollari. Infatti l’Europa, la cui industria automobilistica è leader nel consumo di chips, è stata particolarmente colpita da questa crisi. L’European Automobile Manufacturers Association registra un calo del 2,4% nelle immatricolazioni di autovetture nell’UE nel 2021 – le peggiori prestazioni dal 1990. In generale, il Dipartimento del Commercio statunitense ha evidenziato l’esigenza di nuove fabbriche per la produzione di wafer come “vitale” per alcuni dei principali mercati di beni al consumo, al fine di rispondere alla domanda attesa del 2023.

Il Covid-19 ha sicuramente avuto un ruolo nel chip crunch del 2021, generando un eccesso di domanda globale di semiconduttori, che ha raggiunto un valore di 550 miliardi di dollari nel 2021 (+26% rispetto al 2020), con previsioni di crescita, secondo l’Electronics Sector 2022 Outlook, fino a 600 miliardi per il 2022. 

Le difficoltà di approvvigionamento sono aggravate dalle tensioni geopolitiche in Asia orientale (fulcro industriale della produzione di wafer) e nei rapporti tra Washington e Pechino, il cui conflitto per l’egemonia globale passa anche dal controllo della filiera produttiva dei semiconduttori. La politica conflittuale statunitense, finalizzata a restringere l’accesso di Beijing a tecnologia estera ad alto potenziale, ha infatti incrementato enormemente incertezze e costi per le compagnie europee.

Il conflitto russo-ucraino, infine, rischia di aggravare ulteriormente la situazione. Da un lato, infatti, i chip sono parte dell’insieme di beni oggetto di sanzioni da parte degli Stati Uniti; dall’altro, Russia e Ucraina sono fornitori di gas chimici come il C4F6 e il neon, fondamentali per i processi produttivi nella filiera dei semiconduttori.

La strategia europea

La crisi negli approvvigionamenti ha reso evidente la necessità, da parte dei decisori politici, di rendere maggiormente resiliente ed autosufficiente la filiera industriale. La Presidente della Commissione Ursula Von Der Layen ha ben evidenziato, sottolineandone la gravità, come la maggior parte dell’approvvigionamento europeo di semiconduttori di ultima generazione venga dall’estero, evidenziando come tale «dipendenza ed incertezza sia inaccettabile». Thierry Breton aggiunge, stressandone il messaggio, che l’obbiettivo della politica comunitaria debba essere quello di fortificare la propria supply chain, anche rafforzando la collaborazione con partner esteri di fiducia.

L’Unione Europea può contare su alcuni elementi di forza, prima fra tutti una rete industriale d’eccellenza, su cui una politica industriale comunitaria può puntare per incrementare la resilienza ed indipendenza del sistema. Per quanto concerne l’ideazione e produzione di semiconduttori, abbiamo STMicroelectronics, azienda italo-francese (una delle più grandi compagnie nel panorama europeo) specializzata nello sviluppo e produzione di semiconduttori (nel 2021 ha fatto utili per oltre 12 miliardi di euro), Infineon, azienda tedesca tra le più grandi produttrici mondiali di semiconduttori  (nel 2021 ha fatto utili per oltre 11 miliardi di euro). Infine, abbiamo l’olandese NXP, nata nel 2006 come costola della Philips, ora è un player di primo piano (tra le prime europee al mondo) nella produzione di componenti elettroniche e chip (la soluzione di comunicazione di prossimità tra dispositivi o NFC, ad esempio, è stata introdotta da NXP), con untili per 11 miliardi di euro. La compagna, tra l’altro, ha importanti partecipazioni con società a Singapore (detiene il 61% di Systems on Silicon Manufacturing Company (SSMC) Pte. Ltd.) ed in Cina (mantiene il 49% della Datang NXP Semiconductors Co., Ltd.). 

Abbiamo, poi, alcune delle compagnie più importanti in ambiti collaterali e connessi con la filiera produttiva principale. Abbiamo, ad esempio, l’olandese ASML Holding, tra le 5 più grandi compagnie al mondo specializzate nella produzione di strumentazione fotolitografica (la litografia UAV, la cui progettazione e produzione è per il 95% sostenuta dall’Europa, è lo strumento per la produzione di nodi di ultima generazione sotto i 7nm) e Mentor Graphics (ora Siemens EDA), compagnia originaria dell’Oregon, ma acquistata dalla tedesca Siemens nel 2017, specializzata nella produzione di Electronic Design Automation.

La Commissione Europea, in continuità con il discorso sull’Unione su citato, ha fissato un ambizioso obbiettivo di raggiungere al 20% la quota globale di mercato presidiata dal sistema europeo entro il 2030. L’obbiettivo citato, che garantirebbe un’innovativa ed inedita visione industriale europea, passerebbe necessariamente per una revisione della regolamentazione degli aiuti di Stato. Questo perché, considerate le enormi barriere all’entrata più volte citate, un sostegno alla competitività delle aziende comunitarie potrebbe passare unicamente per un importante sostegno da parte dei singoli Governi nazionali. Già a seguito dell’approvazione del budget 2021 – 2027, approvato alla fine del 2020, sono stati definiti 3 strumenti finanziari a sostegno della strategia europea digitale . Prima di tutto, abbiamo il programma “Orizzonte Europea”, ovvero un programma di finanziamento per “Ricerca e sviluppo” con stanziamenti per 95 miliardi di euro. La DG Connect stima che circa 4 miliardi di euro provenienti da questo programma andranno a finanziare progetti inerenti l’industria dei semiconduttori. Il “Next Generation UE”, poi, alloca un 20% dei 750 miliardi di euro per la trasformazione digitale, dei quali ancora non è chiaro quanto sarà diretto alla filiera dei chip. Politico ha stimato siano circa 2.5 miliardi di euro, a cui aggiungere i 2,3 miliardi per progetti collaterali (es. IA, Cloud). Per concludere, il 2021-2027 Long-Term EU Budget che allora circa 33 miliardi di euro a quegli investimenti strategici su mercati interessati alla trasformazione ed innovazione digitale.

L’ulteriore e decisivo passo, ad integrazione e rafforzamento di quanto appena detto, è stato fatto nel Febbraio 2022 con l’approvazione e pubblicazione dell’”European Cips Act”, che va a definire un quadro normativo e programmatico volto a rafforzare specificatamente la filiera industriale dei semiconduttori. L’Atto Europeo prevede fondamentalmente tre aree d’intervento, ovvero un programma, denominato “Chips for Europe”, finalizzato a rafforzare e sostenere gli investimenti delle aziende europee viste in precedenza. Inoltre, revisiona il quadro regolamentare, al fine di facilitare i sostegni pubblici alle imprese operanti nel settore. Tale revisione si rende necessaria per far fronte, da parte delle imprese europee IDM, del modello duale altamente competitivo. Infine, adotta misure di mitigazione dei rischi connessi alla supply-chain globale, al fine di evitare il ripetersi delle medesime tensioni avutesi nel corso del 2020-2021. 

Per concludere e nell’ottica degli obbiettivi di “quota 20%” entro il 2030, il nuovo “European Chips Act” porterà anche in dote un tesoretto di circa 43 miliardi di euro, da aggiungere, per quanto possibile, alle succitate risorse già previste.

Conclusioni

Il raggiungimento dell’obbiettivo definito dalla Commissione Europea (20% della quota di mercato entro il 2030) è alquanto improbabile, traducendosi in una sostanziale quadruplicazione dei volumi di produzione. In ogni caso, la revisione, per alcuni versi radicale, degli strumenti di politica industriale ed economica è fondamentale, rappresentando una delle più grandi occasioni per l’Europa di incrementare la propria produttività e capacità industriale. Anche se l’obbiettivo, come detto, non venisse raggiunto, la visione data dalla Commissione ha l’indubbio merito di creare nuovi ed importanti spazi politici e di mobilitare importanti energie. 

La trasformazione degli scenari securitari globali, di cui il conflitto russo-ucraino è estrema e brutale esemplificazione, crea rischi seri per il futuro europeo. Il rafforzamento delle politiche comunitarie è essenziale per preservare la propria filiera industriale dalle tensioni globale e dal peggior scenario possibile, ovvero quello del blocco commerciale provocato da attori revisionisti o autoritari.

L’Europa nel rendere effettiva la propria inedita politica industriale, potrà contare sul benchmark offerto dagli altri grandi top player operanti sul mercato dei semiconduttori. Gli Stati Uniti, la Cina, Taiwan, la Corea del Sud ed il Giappone hanno, in vario modo, definito degli strumenti di sostegno e rafforzamento delle proprie industrie, che prevedono: sussidi diretti, esenzioni fiscali, incentivi alla ricerca e sviluppo, fondi d’investimento azioni regolatorie. 

Latest from EUROPA