GLI ULTIMI TRENT’ANNNI DELLA POLITICA INTERNAZIONALE DELLA FEDERAZIONE RUSSA

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Negli ultimi trent’anni la Russia è arretrata costantemente da quelli che erano i suoi confini alla fine della seconda guerra mondiale, che comprendevano tutta l’Europa dell’est, la Germania est Berlino est compresa. Mentre il blocco occidentale controllato dagli Stati Uniti d’America non ha fatto altro che avanzare, annettendo molte delle ex repubbliche socialiste, che facevano parte dell’ex Unione Sovietica, fino ad arrivare all’attuale guerra in Ucraina.

Per comprendere come siamo arrivati all’attuale conflitto in Ucraina, dobbiamo fare un salto temporale indietro nel tempo, e ricostruire i cosiddetti fallimenti della Russia. Partiamo dal bombardamento subito dalla Serbia da parte della NATO nel 1999. La NATO attaccò la Serbia per imporre al Presidente Slobodan Milosevic di firmare un accordo per la fine della guerra in Kosovo. Il bombardamento durò 78 giorni con innumerevoli vittime tra la popolazione civile, utilizzo di armi non convenzionali, e non fu autorizzato dal Consiglio di sicurezza dell’ONU. Nella prospettiva occidentale, l’intervento della NATO è stato causato dagli eccidi di Milosevic contro dei civili in Kosovo ( 15 gennaio 1999 a Racak, 45 albanesi uccisi dalle forze speciali serbe).

Dal punto di vista russo il bombardamento della Serbia è stata una strategia occidentale per mettere in ginocchio una nazione alleata e colpire gli interessi della Russia nel suo momento di maggiore debolezza. Infatti ricordiamo che Russia e Serbia sono alleati storici, i quali hanno interessi comuni: politici, economici, culturali, condividendo lo stesso alfabeto cirillico, e la religione Cristiana Ortodossa. Inoltre questo attacco della NATO ai danni della Serbia, ha convito moltissimi intellettuali, studiosi, politici, militari, e buona parte dell’opinione pubblica, che l’America non avesse nessuna intenzione di collaborare con la Russia per una nuova struttura di sicurezza europea post-guerra fredda.

Il Presidente Boris Eltsin decise di non difendere la Serbia, perché gli anni 90 furono disastrosi per la Russia. Crollata l’Unione Sovietica ( seconda economia al mondo), la crisi fu talmente grave che molti osservatori erano convinti che lo stato russo si sarebbe dissolto. Il Presidente Eltsin ed il suo governo, furono affiancati da esperti del Fondo Monetario Internazionale in cui la Russia era entrata far parte, (aveva aderito anche alla Banca mondiale, ed alla Organizzazione mondiale del commercio), dando vita ad una serie di riforme liberiste dalle conseguenze disgreganti.

 Ad arricchirsi furono principalmente una minoranza di persone, i cosiddetti “oligarchi”, mentre il resto della società scivolava verso la povertà. Tra il 1992 ed il 1993 la crescita del debito estero della Russia fu smisurata, i prezzi aumentarono di 22 volte ed i salari di 10, il Pil russo si dimezzò insieme con la produzione industriale. Con il rublo svalutato la Russia divenne il luogo di scarico di merci provenienti da tutto il mondo. Anche dal punto di vista culturale ci fu un decadimento, gli intellettuali smisero di svolgere un ruolo importante nella società per la prima volta dalla metà del ventesimo secolo.

I grandi teatri e le filarmoniche erano esamini e vivevano di spettacoli all’estero; i cinema proiettavano film d’azione americani; gli scienziati cercavano fortuna all’estero o venivano finanziati Nazioni straniere. Tanti dei punti di forza della Russia sovietica ormai non esistevano più.  Tra il 1994 ed il 1996, scoppia la prima guerra cecena, che fu un disastro per la Russia, sconfitta da una compagine di ribelli di numero inferiore, e perdendo il territorio  Ceceno, uno dei maggiori centri di produzione di petrolio. la Russia ha mostrato al mondo intero tutta la propria debolezza, mentre la NATO diventava sempre più potente. 

Nel 1998 il rapporto di amicizia tra il Presidente Eltsin ed il Presidente americano Clinton inizia a logorarsi fino alla rottura definitiva. La decisione di Clinton di attaccare la Serbia fu fortemente contestata da Eltsin, che avverti’ Clinton che il popolo russo non avrebbe visto di buon occhio la cosa, e che in questo modo non ci sarebbero state più le condizioni per una amicizia duratura tra le due nazioni.

 Nel 1999 la crisi arrivò ad un punto di non ritorno, il rublo fu svalutato notevolmente e lo stato russo non fu più in grado di rimborsare il debito sovrano, dichiarando la bancarotta. Nel 1999 il presidente Eltsin decise di avviare la seconda guerra cecena, appoggiato da un forte nazionalismo russo e favorito dal bombardamento della NATO contro la Serbia.

Durante l’attacco della NATO alla Serbia, la Russia ricevette un’altra umiliazione da parte americana. La prima donna segretaria di Stato americano, Madeleine Albright del partito democratico, dal 1997 al 2001, nel secondo mandato della presidenza Clinton, progettò di inglobare nella Nato le principali nazioni del patto di Varsavia. Il piano di inglobamento verso i confini russi, cominciarono nel 1997 e finirono nel 1999 mentre la Russia assistette impotente a tale operazione.

 Dal 1999 la Nato si è espansa verso i confini russi in due fasi, nella prima fase la Nato ha inglobato la Polonia, la Repubblica Ceca e l’Ungheria. Gli occidentali affermano che questa espansione sia stata sostenuta fortemente dalle popolazioni locali, e che la Nato responsabilmente abbia deciso di annettere queste nazioni per difenderle dalla minaccia di una eventuale espansione russa. Espansione russa mai dimostrata da nessuna prova nell’arco degli anni, ed a mio avviso molto improbabile, considerando lo stato di impotenza in cui versava la Russia a quei tempi. Inoltre la Nato in quell’anno applica il nuovo concetto strategico “The Alliance’s New Strategic Concept” cioè, se fino a quel momento la Nato era intervenuta solamente nelle sue zone di influenza ( Europa, Atlantico settentrionale, America del nord), adesso si autolegittimava di intervenire in tutto il mondo, quindi anche nelle zone di influenza russe.

Durante la seconda fase di espansione della Nato, avvenuta nel 2004, la Nato ha inglobato l’Estonia, la Lettonia, la Lituania, la Romania, la Slovacchia, la Bulgaria, la Slovenia. Gli Americani hanno sostenuto che l’allargamento della Nato serviva per garantire più stabilità e sicurezza contro il terrorismo jihadista.

 Il presidente Putin, salito al potere nel 1999 e fautore di una grossa strategia politico-economica-militare, che ha fatto tornare la Russia tra le principali super potenze mondiali, invece ha sempre contestato duramente questa espansione, ricordando agli amici americani, che nonostante l’espansione della Nato ad est, il terrorismo jihadista ha continuato a colpire l’Europa. Dal 2009 al 2017 entrano nella Nato: Albania,  Croazia, Montenegro, Macedonia del nord, sottraendo cosi definitivamente tutte queste nazioni che un tempo erano controllate dall’Unione Sovietica.

Nel 2003 arriva un’altra umiliazione per la Russia da parte americana, cioè l’invasione americana all’Iraq. Nonostante la maggioranza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU fosse contraria, l’America guidata da George W. Bush, attaccò l’Iraq, una nazione facente parte dell’area di influenza russa.

 Va ricordato che questa guerra fu totalmente illegale, e che ancora oggi non esistono prove concrete delle presunti armi di distruzione di massa dell’Iraq. Fino al 2003, Siria, Iraq e Iran rappresentavano un cordone protettivo per i confini meridionali della Russia, che aveva buoni rapporti con questi tre Stati. Dal 2003 ad oggi l’America si è appropriata dell’Iraq ed ha messo un piede in Siria, appoggiando i ribelli che combattono contro Bashar al-Assad, ed ha sanzionato fortemente l’Iran. In questo modo l’America ha colpito direttamente gli interessi della Russia, proprio come accadde con la Serbia.

Nel 2007 il Presidente Vladimir Putin fece un importante discorso alla conferenza di Monaco, dove fece intendere agli americani che la Russia non sarebbe più rimasta a guardare la sottrazione delle sue aree di influenza da parte americana, senza reagire. Gli americani risposero nel 2008 con la creazione dello scudo antimissile in Polonia, sospeso durante il primo mandato del Presidente Obama e poi completato nel suo secondo mandato. Questa mossa non fece che peggiorare i già pessimi rapporti tra Russia ed America. Infatti la risposta russa non si fece attendere molto, ed il 1 agosto 2008 la Russia invase la Georgia, altra nazione di ex influenza sovietica ( ora alleata degli Stati Uniti) ed in pochi giorni circondò la capitale Tbilisi. Questo fu un chiaro segnale agli americani, i quali trovarono più opportuno negoziare con la Russia per non far scomparire la Georgia dalle mappe geografiche.

Nel 2011 con una maggioranza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, la Nato attaccò la Libia di Gheddafi; questo fù un duro colpo per la Russia alleata della Libia, nella quale aveva investito 10 miliardi di dollari, in cambio di poter  installare delle basi militari sul suo territorio, che sarebbero state molto importanti dal punto di vista strategico militare per la Russia.

Dopo la Serbia, l’Iraq, le fortissime sanzioni all’Iran, lo scudo antimissile in Polonia e la Libia, la Russia è stata duramente colpita dal blocco occidentale anche in Siria. Difatti, la Russia ha grandi interessi geostrategici in Siria, tra cui le due basi militari, di origine sovietica, sulla costa del Mediterraneo: la base di Latakia e la base di Tartus.

 Scoppiate delle rivolte popolari contro il governo siriano, gli americani hanno finanziato i ribelli con soldi ed armi, aiutati anche dall’Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Qatar e Turchia. In aiuto di Damasco sono intervenuti: Russia, Iran e milizie sciite di Hezbollah, innestando cosi una brutale guerra per procura, ma quando la parte americana era vicina alla vittoria, la Russia è intervenuta militarmente in prima persona, inviando i propri aerei da guerra a bombardare sia i ribelli filo-americani sia lo Stato islamico.

 Le cause della guerra in Siria sono molto importanti per comprendere cosa succede oggi in Ucraina.          Gli americani hanno utilizzato in Siria la strategia del dissanguamento “blood letting”. Questa strategia prevede di impegnare un paese nemico in una guerra sanguinosa affinchè il conflitto si protragga il più possibile, prosciugando la parte avversa.

Nel 2019 la Russia ha sviluppato nuovi motivi di risentimento verso il blocco occidentale durante la crisi Venezuelana, che ha raggiunto il culmine quando il filo americano Juan Guaidò, presidente dell’assemblea nazionale, si è autoproclamato presidente del Venezuela, in contrapposizione al Presidente filo-russo Maduro. La Russia ha investito 17 miliardi di dollari in Venezuela ed ha moltissimi interessi nel settore petrolifero venezuelano, che detiene il 18% delle riserve mondiali.

Infine nel 2021 si sono svolte una serie di esercitazioni militari della Nato molto preoccupanti per la Russia che hanno dato il via all’escalation di tensione definitiva che ci ha portato alla guerra in Ucraina. La prima esercitazione militare “Sea Breeze” si è svolta dal 28 giugno al 10 luglio 2021 coinvolgendo 32 nazioni, nel Mar Nero ed a Odessa. La Russia ha risposto inviando 100.000 soldati al confine con l’Ucraina. La seconda esercitazione Nato “Three Swords” si è svolta dal 17 al 30 luglio in Polonia, la terza esercitazione Nato “Rapid Trident” si è svolta a Javoriv in Ucraina. La Russia ha risposto con una esercitazione militare in Bielorussia “Zapad-21”  dispiegando 200.000 soldati.

In questo lungo salto nel tempo che abbiamo fatto, ripercorrendo gli ultimi trent’anni della politica internazionale russa e delle sue zone di influenza, non si può negare di come gli Stati uniti d’America abbiano in tutti i modi cercato di colpire la Russia ed i suoi interessi, sia in maniera diretta che indiretta.

Gli apparati americani lavorano incessantemente per elaborare sempre nuove strategie per colpire il suo nemico storico. Questo modus operandi americano non ha fatto altro che legittimare la tattica di Vladimir Putin, il quale si è completamente identificato con lo Stato che rappresenta: la difesa dello Stato russo è la pietra angolare della sua vita. Nel corso del tempo Putin è sempre rimasto coerente con la sua politica di arrestare il declino della Russia con qualunque mezzo possibile, e se la Nato avanzava, verso i confini russi, con le bombe, con le bombe si sarebbe arretrata. 

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