Seoul e la questione delle armi all’Ucraina

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Fonte Immagine: https://mil.in.ua/en/news/u-s-to-purchase-ammunition-for-ukraine-from-south-korea-media/

Secondo alcune indiscrezioni, gli Stati Uniti sarebbero pronti a ricevere munizioni da utilizzare nel conflitto in Ucraina da parte della Corea del Sud che nega tuttavia il proprio coinvolgimento; ci si domanda dove stia la verità e perché.

Lo scorso venerdì la CNN avrebbe confermato una precedente indiscrezione rilasciata a inizio mese dal Wall Street Journal circa la vendita da parte della Corea del Sud di un importante quantitativo di armi agli Stati Uniti, le quali, stando alle testate giornalistiche, sarebbero in realtà da destinarsi successivamente all’esercito ucraino impegnato nel conflitto contro la Russia.

Sebbene a quanto sostengono le fonti ufficiali la trattativa sia ancora in corso, il Ministro della Difesa sudcoreano Lee Jong-sup parrebbe essersi affrettato questo stesso a lunedì a smentire, almeno parzialmente, la notizia. Secondo il ministero di Seoul la vendita di 100.000 proiettili di artiglieria da 155 mm da parte di un’azienda coreana all’esercito statunitense, qualora la trattativa sarà portata correttamente a termine, verrà eseguita solamente con la premessa che gli Stati Uniti saranno l’utilizzatore finale.

Tali dichiarazioni non hanno tuttavia convinto gli osservatori internazionali. Secondo gli esperti, tale tipo di accordo non vieterebbe infatti al cosiddetto “utilizzatore finale” di rivendere o consegnare a terze parti le munizioni, in questo caso acquistate, nel contesto di in un ipotetico “cambio di idea” a compravendita già avvenuta.  In altre parole, se gli Stati Uniti acquisteranno correttamente i proiettili e solo successivamente li consegneranno nelle mani dell’esercito ucraino, non c’è nulla che la Corea del Sud possa fare. Inoltre, a mettere in dubbio la buona fede delle autorità coreane vi sarebbe anche il fatto che la notizia di tali trattative così specifiche arrivi proprio in un momento in cui Washington ha più volte lamentato la carenza proprio di munizioni da parte di Kiev: l’acquisto della scorta da parte di Seoul permetterebbe in questo caso agli Statesdi rifornire il proprio alleato europeo senza attingere alle proprie riserve statali.

Il motivo per cui le autorità di Seoul però tendono a sottolineare come la Corea non possa ritenersi responsabile dell’uso che il loro storico alleato decida di fare delle armi acquistate non è difficile da intuire. Un invio, seppur indiretto, di materiale bellico a sostegno di Kiev metterebbe a rischio i rapporti già tesi con la Russia di Putin: la Casa Blu infatti, sebbene avesse a suo tempo condannato l’invasione ai danni dello Stato ucraino, ha sempre sostenuto di non avere intenzione di fornire armi letali a Kiev ma solo assistenza umanitaria, concetto poi espressamente ribadito a più riprese dallo stesso Ministero della Difesa. La Russia, infatti, non è per Seoul solo un semplice gigante che si affaccia nella propria area di influenza ma la quasi-neutralità di Mosca nei confronti dell’annosa questione tra il Sud e il Nord della penisola coreana è indispensabile al fine di evitare un’escalation potenzialmente disastrosa per gli abitanti del sud. Non è un caso, infatti, che la smentita circa la compravendita di armi con gli Stati Uniti arrivi poco tempo dopo che il presidente Putin abbia fatto un velato riferimento alla vendita di armi a Pyongyang (nonostante sia probabile che sia avvenuto il contrario, ovvero sia stata la Corea del Nord a vendere armi alla Russia in sostegno al conflitto).

I motivi per cui, invece, Seoul abbia deciso di “azzardare” una simile mossa parrebbero essere principalmente due: da una parte l’alleanza soprattutto di natura strategico-militare sempre più stretta con Washington, dall’altra la necessità di espandere il proprio mercato in riferimento agli armamenti bellici. Non è infatti un mistero che la corsa agli armamenti sia ormai un fenomeno in veloce crescita a livello globale, tuttavia è in questo caso interessante notare come l’amministrazione Yoon abbia fatto proprio dell’exportdelle armi uno dei suoi obbiettivi principali.

Secondo alcune stime, la Corea del Sud si troverebbe oggi all’ottavo posto nella classifica degli esportatori mondiali di armi ma il governo di Seoul mirerebbe a raggiungere il quarto posto nel giro di qualche anno, posizionandosi immediatamente dietro a Francia, Russia e Stati Uniti. Seoul dovrebbe pertanto raddoppiare le proprie vendite in breve tempo. Nonostante l’impresa appaia a prima vista difficile, bisogna considerare che tra il 2001 e il 2016 l’export dello Stato di Yoon ricopriva solo l’1% del mercato globale mentre oggi (in soli cinque anni) lo stesso si piazza a un solido 2,8%: una cifra superiore alla media di (quasi) tutti gli alleati statunitensi.

Se a tutto ciò aggiungiamo anche il fatto che in Polonia sarebbero già operativi i più di mille carrarmati inviati poco tempo fa da Seoul a scopo difensivo, ecco che il quadro appare più chiaro: la Corea del Sud sta tendando di mantenere una “facciata” il più possibile neutrale ma non può permettersi di distanziarsi troppo dall’alleato americano, non solo per motivi di sicurezza e difesa ma anche economici, e le alleanze nell’area si fanno sempre più definite.

Laureata triennale in Lingue, Culture e Società dell'Asia e dell'Africa Mediterranea (LICSAAM) indirizzo "Cina" e magistrale in Relazioni Internazionali Comparate (RIC) indirizzo Asia Orientale all'università Ca'Foscari di Venezia. Membro di redazione dello IARI per la sezione Asia, con focus sui Paesi del gruppo ASEAN e Corea.

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