II G20 di Bali rilancia l’attivismo diplomatico dell’Indonesia

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Fonte Immagine : https://indonesia.postsen.com/local/307693/Minister-of-Foreign-Affairs-Retno-Calls-Indonesia%E2%80%99s-G20-Presidency-the-Most-Difficult-in-History.html

Il 2022 ha visto un inedito attivismo diplomatico da parte dell’Indonesia e del suo Presidente Joko Widodo, culminato nel Summit del G20 a Bali.

Nel suo discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2020, il Presidente Joko Widodo asserì che l’Indonesia avrebbe giocato un ruolo attivo nella politica globale, creando collegamenti, favorendo il dialogo e agendo come «costruttrice di ponti», dando il proprio contributo per trovare soluzioni alle molteplici crisi e perseguire gli obiettivi comuni della comunità internazionale. Tale ruolo dell’Indonesia ha assunto particolare rilievo dall’inizio della pandemia di Covid-19 fino ai recenti eventi del conflitto russo-ucraino, proponendo sempre di più il paese come una potenza emergente sullo scenario mondiale.  

Il 15 e 16 novembre scorsi, si è tenuto a Bali il Summit dei leader del G20, svoltosi in una fase piuttosto difficile per il mondo, alle prese con il rallentamento economico dovuto alle conseguenze della pandemia e alla guerra in Ucraina, che ha causato una grave crisi energetica e alimentare. Il Summit è stato segnato dalle forti tensioni tra i paesi occidentali, da un lato, e la Russia, dall’altro, mentre una serie di paesi in via di sviluppo, tra cui Cina, India e la stessa Indonesia, hanno preferito adottare una posizione neutrale sulla questione, ritenendo che al momento le priorità siano altre. A dimostrazione di ciò, la presidenza indonesiana aveva stabilito tre temi principali come oggetto del dibattito: la governance sanitaria globale, la trasformazione digitale e la transizione energetica. Tuttavia, il conflitto russo-ucraino è stato inevitabilmente al centro della discussione. 

Proprio in merito al conflitto, l’attivismo diplomatico indonesiano è stato significativo. Nel mese di giugno, il Presidente Joko Widodo si è recato in visita in Russia e Ucraina, incontrando i rispettivi leader Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky, con l’auspicio che i suoi sforzi conducessero ad un cessate il fuoco e ad un contatto diretto tra i due. In quell’occasione, Widodo ha invitato anche Putin e Zelensky al Summit di Bali; il primo ha inviato al suo posto il Ministro degli Esteri Lavrov, mentre il secondo vi ha preso parte solo virtualmente. La guerra russo-ucraina ha avuto un impatto notevole sull’Indonesia, che ha registrato un aumento dell’inflazione, soprattutto del prezzo delle materie prime, nonché del rischio di penurie alimentari. Nonostante il G20 sia deputato ad affrontare questioni puramente economiche, nel comunicato finale il tema della guerra è stato affrontato apertamente. 

Ed è proprio in questo senso che l’azione diplomatica dell’Indonesia si è fatta sentire maggiormente. Nel comunicato, infatti, si fa specifico riferimento alla guerra, esprimendo la forte condanna della maggioranza dei membri del G20, pur ricordando l’esistenza di visioni diverse. Si ritiene che l’Indonesia, insieme ad altri paesi in via di sviluppo come l’India, abbia agito al fine di ricomporre le tensioni, che avrebbero potuto far saltare il comunicato finale, circostanza che avrebbe rappresentato un totale fallimento del Summit, poiché contrario a quello che dovrebbe esserne lo spirito. Al termine del Summit, la presidenza indonesiana si è perciò detta soddisfatta dei risultati raggiunti. 

Il conflitto russo-ucraino non è però l’unico tema ad aver dominato il G20 di Bali; l’attenzione, infatti, è stata posta anche sulle tensioni tra Cina e Stati Uniti, oggetto di un incontro a margine tra i leader dei due paesi, Xi Jinping e Joe Biden. L’Indonesia, che ha sempre seguito una politica estera neutrale e indipendente, ha di recente riaffermato la sua intenzione di intrattenere relazioni amichevoli con le grandi potenze, poiché sia gli Stati Uniti che la Cina, ma anche la Russia, sono e continueranno ad essere importanti partner politici, economici e militari. Giacarta si augura, anzi, di poter svolgere un ruolo al fine di ridurre le crescenti tensioni e promuovere il dialogo tra di esse. 

Si ritiene opportuno sottolineare che l’attivismo diplomatico indonesiano non terminerà con la fine del 2022. Il paese, infatti, si appresta ad assumere nel 2023 la presidenza di turno dell’Associazione degli Stati del Sud-est asiatico (ASEAN), l’architrave della struttura politica, economica e securitaria della regione. In particolare, si prevede che l’Indonesia farà sentire il suo peso nella gestione della principale crisi che sta colpendo attualmente il blocco, ovvero quella in Myanmar. L’Indonesia è stata uno dei paesi ad aver proposto in occasione del recente Summit a Phnom Penh una presa di posizione più incisiva nei confronti della leadership militare di Min Aung Hlaing ed è verosimile che, laddove il regime dovesse ancora rifiutarsi di aderire al «Five-Point Consensus», Giacarta possa spingere per l’adozione di misure molto più dure di quelle prese finora, giungendo anche ad una sospensione del Myanmar dall’Associazione. Sembra giunto il momento per l’Indonesia, quarto paese più popoloso del mondo, terza maggior democrazia, nonché quinta economia asiatica, di raggiungere una posizione di grandezza sullo scenario internazionale anche dal punto di vista diplomatico. 

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