I punti salienti del vis-à-vis tra  Biden e Xi Jinping

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Fonte Immagine: Aspenia

Il presidente statunitense  Joe Biden e quello cinese Xi Jinping hanno tenuto un incontro a margine del vertice del G20 di Bali. Un faccia a faccia molto atteso al termine del quale i due leader hanno espresso disponibilità a ripristinare i canali di comunicazione e riparare una relazione che è stata paragonata ad una seconda Guerra Fredda. Temi sul tavolo: la guerra in Ucraina; la tensione militare nello Stretto di Taiwan; i test missilistici nordcoreani. 

Usa & Cina: la luce in fondo al tunnel?

A margine dell’incontro di Bali, il presidente americano Joe Biden e quello cinese Xi Jinping hanno affermato entrambi che stavano cercando i modi per coesistere nonostante i loro disaccordi. I due hanno trascorso molto tempo insieme quando erano entrambi vicepresidenti più di un decennio fa ed entrambi hanno fatto riferimento alla loro lunga relazione in calorosi saluti prima dell’inizio dei colloqui. “Credo che sia disposto a scendere a compromessi su determinate questioni? Sì”, ha detto Biden ai giornalisti dopo il suo incontro con Xi. “Siamo stati molto schietti l’uno con l’altro sui punti in cui non eravamo d’accordo”. L’incontro è stato il primo faccia a faccia tra i due da quando Biden è diventato presidente.

È arrivato dopo che entrambi i leader avevano appena rafforzato le rispettive posizioni politiche in ambito nazionale: Xi ha ricevuto una storica investitura per il suo terzo mandato dopo il Congresso del Partito Comunista. Biden ha portato a casa un buon risultato alle elezioni di Midterm visto come i democratici sono riusciti a mantenere il controllo del Senato, perdendo di stretto margine la Camera in favore dei repubblicani. Yu Jie, ricercatore senior sulla Cina presso il think tank londinese Chatham House, ha affermato che il “ragionevole successo” alle elezioni di medio termine porterebbe Biden a poter guidare con maggior decisione le relazioni di Washington e Pechino.

Mentre per Xi, il suo ulteriore consolidamento del potere nel sistema cinese, potrebbe lasciargli un maggior margine di manovra nel condurre la diplomazia del Dragone, tanto che  leader cinese sarebbe ora ansioso di riprendere un meccanismo e un dialogo di routine per consolidare i legami bilaterali con Biden. I funzionari statunitensi condividono questo relativo ottimismo, sul solco di quello che gli analisti hanno definito un “punto di svolta“: Pechino e Washington avrebbero infatti ripreso i colloqui sul clima che erano stati “congelati” dopo la controversa visita della presidente della Camera Nancy Pelosi a Taiwan lo scorso  agosto. La Casa Bianca ha affermato che i leader “hanno accettato di autorizzare alti funzionari chiave a mantenere la comunicazione e approfondire gli sforzi costruttivi”. A tal proposito, il Dipartimento di Stato ha affermato che anche il Segretario di Stato Antony Blinken visiterà personalmente la Cina all’inizio del prossimo anno come follow-up all’incontro Xi-Biden.

Quali i punti in disaccordo

Durante il loro incontro Xi e Biden hanno cercato di raffreddare la situazione, ma Cina e Stati Uniti rimangono ancora in rotta di collisione. Il vertice in Indonesia sembra aver prodotto due risultati importanti secondo gli Stati Uniti: una posizione comune secondo cui la Russia non dovrà servirsi di un’arma nucleare in Ucraina e una prevista ripresa dei colloqui sul clima tra negoziatori americani e cinesi. Anche le dichiarazioni pubbliche di entrambe le parti sembrano indicare un fondamento di base secondo cui ciascuna riconosce la natura critica della propria rivalità.

Taiwan, tecnologia e diritti umani rimangono tuttavia aree di intenso disaccordo tra i due Paesi. Durante il loro incontro, Biden e Xi non sono riusciti a sanare le questioni chiave che hanno alimentato la competizione e il disaccordo tra Washington e Pechino nel corso dell’ultimo decennio.

Il mese scorso gli Stati Uniti hanno imposto drastici divieti di esportazione su alcune tecnologie avanzate di semiconduttori: sanzioni commerciali esplicitamente progettate per ostacolare settori tecnologici critici come la modernizzazione militare e l’intelligenza artificiale che sono importanti per i progetti e le ambizioni del Dragone.

Biden ha inoltre sollevato preoccupazioni sulle pratiche della RPC nello Xinjiang, in Tibet e a Hong Kong e sui diritti umani più in generale. La Cina ha a lungo insistito su come queste questioni siano comunque riconducibili ad “affari interni” e ha messo in guardia Washington dal proseguire con le pratiche che ha definito essere “interferenze esterne”.

Di notevole importanza è comunque il fatto che Pechino ha tuttavia cercato di alleggerire le tensioni. “Il mondo è abbastanza grande perché i due paesi possano svilupparsi e prosperare insieme”, ha twittato Hua Chunying, portavoce del ministero degli Esteri che ha accompagnato Xi nel suo incontro con Biden.

Quanto al capitolo Taiwan, Biden ha affermato di “non pensare che ci sia alcun tentativo imminente da parte di invadere l’isola”. Ma il presidente statunitense ha manifestato tutta la sua contrarietà dinanzi alle azioni cinesi, “coercitive e sempre più aggressive” nelle acque intorno all’isola, secondo la lettura offerta dalla Casa Bianca, aggiungendo come tali comportamenti “minano la pace e la stabilità attraverso lo Stretto di Taiwan e nella regione più ampia, e mettono a repentaglio la prosperità globale”.

La Cina considera da sempre la “questione di Taiwan” come una questione prettamente “interna”. È “al centro degli interessi fondamentali della Cina considerare l’intromissione negli affari interni la prima linea rossa che non deve essere oltrepassata nelle relazioni Cina-USA”, ha scritto sempre Hua,, su Twitter, al termine della riunione.

Dopo decenni focalizzati sul Medio Oriente, Washington ha spostato la sua attenzione nel Pacifico. Sia le forze armate cinesi che quelle americane hanno recentemente rafforzato le loro capacità di deterrenza nell’eventualità di un conflitto a Taiwan. Per Washington, questo fa anche parte del più ampio cambio di paradigma di strategianella regione indo-pacifica. Anche la Cina sta maggiormente concentrando la sua attenzione nell’area. Xi ha recentemente nominato una nuova lista di alti leader militari del comando cinese del teatro orientale, che comprende anche Taiwan, esortando i suoi militari a “concentrare tutte le loro energie sul combattimento”.

Ucraina e Corea: elefanti nella stanza

Gli Stati Uniti hanno inoltre spinto la Cina a prendere una posizione più chiara contro la guerra della Russia in Ucraina, sulla quale il Dragone ha cercato di mantenere una posizione di neutralità. I due Paesi hanno comunque concordato sul fatto che “una guerra nucleare non dovrebbe mai essere combattuta e non può mai essere vinta e hanno sottolineato la loro opposizione all’uso o alla minaccia dell’uso di armi nucleari in Ucraina”, secondo la dichiarazione della Casa Bianca. La lettura cinese, tuttavia, non includeva alcuna menzione di armi nucleari.

I due leader hanno anche parlato della Corea del Nord, una questione di sicurezza regionale di lunga data. Biden ha avvertito che se Pechino non sarà in grado di frenare le ambizioni di armi di Pyongyang, gli Stati Uniti rafforzeranno la loro presenza nella regione, una mossa che potrebbe essere letta da Pechino come una minaccia alla propria sicurezza. 

Ma se al vertice è stato chiaro che entrambe le parti vogliono a tutti i costi evitare uno scontro , i loro obiettivi, ovvero il voler divenire la preminente potenza asiatica e potenzialmente globale per la Cina e la medesima volontà di leadership per gli Stati Uniti, rimangano fondamentalmente incompatibili.

La Cina ha espresso irritazione per una premessa centrale della politica estera di Biden: lo scontro globale tra democrazia e autocrazia e il fatto che le relazioni con Pechino tendono ad essere viste da Washington da questo prisma. “Nessuna delle due parti dovrebbe cercare di rimodellare l’altra a propria immagine o cercare di cambiare o addirittura sovvertire il sistema dell’altra”, ha affermato il ministero degli Esteri cinese.

La strategia in politica estera di Biden sembrerebbe ora quella di cercare di smarcare Xi da Putin, rimarcando le differenze sostanziali tra Mosca e Pechino. Seguendo questa linea, la strategia di politica estera di Washington sembrerebbe essere tornata indietro agli anni Settanta ovvero nel momento in cui Richard Nixon cercò di coinvolgere la Cina durante il congelamento della Guerra Fredda allo scopo di aprire divari strategici tra Pechino e Mosca. I fatti non sembrano essere molto diversi ora, anche se la dinamica tra il Cremlino e Pechino si è invertita, con la Cina assunta a ruolo di potenza globale e la Russia partner minore. E di questo, Biden, dovrà tenerne necessariamente conto.

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