TRUMP SI RICANDIDA PER LE ELEZIONI PRESIDENZIALI DEL 2024

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Trump annuncia la sua ricandidatura per il 2024: avrà il supporto necessario?

Le elezioni di metà mandato dell’8 novembre hanno segnato una spaccatura nel Congresso, dove il Senato è rimasto a maggioranza Democratica, mentre la Camera è passata ad avere 218 deputati Repubblicani contro 210 Democratici. Si vedrà per il resto del mandato di Biden quanto questa maggioranza Repubblicana alla Camera peserà sui lavori del Congresso, soprattutto a causa del gruppo di ultra “trumpiani” che potrebbe creare subbugli.

Per adesso come capogruppo dei Repubblicani al Senato è stato riconfermato Mitch McConnell con 37 voti a favore contro i 10 al suo rivale Rick Scott, mentre l’omologo Kevin McCarthy alla Camera è stato riconfermato con 25 voti in meno. Quando a inizio gennaio 2023 si eleggerà lo speaker della Camera, McCarthy avrà bisogno di tutto il supporto altrimenti rischia di non avere i 218 suffragi necessari. Né McCarthy né McConnell sono ben visti dall’ex Presidente, e loro non si sono sbilanciati sulla sua ricandidatura. 

L’annuncio della candidatura di Donald Trump alle presidenziali del 2024 non arriva inaspettato, poiché nonostante i vari problemi legali, l’ex presidente non ha mai smesso di ventilare il suo possibile ritorno in campo. Trump ha annunciato la sua ricandidatura martedì 15 novembre sera a Mar-a-lago, in Florida. Per la base repubblicana più radicale, presso la quale Trump rimane una figura assai popolare, è sicuramente una buona notizia. Donald Trump si mette quindi in gioco per la sua terza campagna elettorale presidenziale dopo quella del 2016 contro la Democratica Hillary Clinton e quella del 2020 quando fu sconfitto da Joe Biden.

Trump non si è lasciato frenare né dagli insuccessi registrati nelle elezioni di novembre in cui i suoi candidati hanno perso poiché non votati dai moderati, né dalle molteplici inchieste che lo riguardano: quella della Commissione sul 6 gennaio 2021; quella dell’FBI per manomissione e sottrazione di documenti riservati della Casa Bianca; quella della Georgia sul tentativo di manipolare i risultati elettorali; quella della magistratura di New York sulle sue pratiche finanziarie e fiscali. Il Partito Repubblicano è attraversato da delicate divisioni interne dopo il risultato deludente delle elezioni di metà mandato, e in molti danno la colpa proprio al tycoon. Inoltre, in Arizona recentemente la governatrice Democratica uscente Katie Hobbs ha battuto la sfidante Repubblicana Karrie Lake, un risultato importante dato che si tratta di uno degli Stati più in bilico e in cui i Democratici erano più a rischio.

Nonostante il parere contrario di alcuni suoi consiglieri e in assenza di quasi tutti gli esponenti Repubblicani del Congresso, l’ex presidente ha deciso comunque di annunciare la sua nuova corsa elettorale. Come dimostrano i sondaggi, questa scelta potrebbe rivelarsi difficile e portare a eventuali disordini durante la campagna visto che Trump ha un forte legame con l’ala più agguerrita degli attivisti repubblicani. Molte personalità importanti prima vicine a Trump hanno dichiarato di non volerlo più sostenere, come il proprietario dell’emittente televisiva Fox News che aveva molto contribuito alla sua vittoria del 2016 e che invece ha annunciato che non sosterrà di nuovo Trump nella sua campagna.

A lui si aggiunge Stephen Schwarzman, amministratore delegato e co-fondatore del colosso del private equity Blackstone – amico di lunga data di Trump – che ha affermato che “è ora che il partito guardi alla nuova generazione”, insieme a Ivanka Trump che ha dichiarato di volersi allontanare dalla politica per un periodo. In molti ritengono che per vincere Trump farà leva sul dipingersi come un outsider, attaccando quella parte dell’establishment politico democratico e repubblicano che gli è ostile. Tuttavia, dovrà certamente difendere il suo passato politico e le indagini in cui è coinvolto, soprattutto il modo in cui ha gestito la fine della presidenza e la sua responsabilità nell’attacco al Campidoglio del 6 gennaio 2021, un evento che non verrà facilmente dimenticato dagli elettori, soprattutto dopo il ciclo di audizioni tenute dalla Commissione del Congresso creata per le investigazioni sull’attacco.

Dopo l’annuncio fatto, saranno le primarie a decidere il prossimo candidato alla presidenza per il Partito Repubblicano, durante le quali Trump si scontrerà probabilmente con il suo ex vicepresidente Mike Pence, il suo ex Segretario di Stato Mike Pompeo e il governatore della Florida Ron DeSantis. Quest’ultimo è in ascesa nei sondaggi, e Trump lo ha già duramente attaccato, facendo presagire che ci potrebbe essere un duro scontro tra i due. Il successo inatteso dei candidati Democratici mette Biden in una posizione di forza: il Presidente sarà alleggerito in qualche modo dalle pressioni interne al partito di chi riteneva di poter contestare la sua autorità.

All’interno del Partito Repubblicano invece in molti ritengono di aver perso l’occasione di ottenere una maggioranza forte al Congresso, e la responsabilità viene affibbiata principalmente a Trump per aver presentato dei candidati estremisti, radicali, complottisti, negazionisti e legati più all’ex Presidente che al partito in sé. Con la scelta di questi candidati, tra cui Mehmet Oz, sono stati persi dei seggi che erano contendibili e possibili dal vincere. Questo, oltre alla vittoria di Ron De Santis in Florida, potrebbe dar via a una lotta interna tra le due anime del GOP in vista delle presidenziali del 2024. Se Trump è debole, soprattutto agli occhi del partito e dei donatori, non è però ancora sconfitto. 

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