Stop del Consiglio Arctico. Ma la diplomazia lavora

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Fonte Immagine: High North News

In artico si vive una situazione di stallo diplomatico dovuto alla sospensione dei lavori del Consiglio Artico. Ma i colloqui bilaterali procedono 

Dallo stop dei lavori del Consiglio Artico stabilito dalla condanna unanime degli Arctic 7 dell’invasione russa in Ucraina, l’artico vive una situazione inedita, una situazione di stallo diplomatico che ha sollevato molti dubbi sull’eccezionalità artica in termini di conflitti. Facendo un passo indietro, il concetto di eccezionalità artica consiste nel ritenere la regione esente dai conflitti geopolitici e dal confronto grazie all’impianto collaborativo costruito negli anni e all’evoluzione del concetto di sicurezza che da militare si è gradualmente spostato verso un concetto di sicurezza ambientale, privilegiando le minacce ambientali a quelle di sicurezza strategica.

Tuttavia la sospensione dei lavori del Consiglio Artico che per molti rappresenta l’alba di una nuova guerra fredda, ha messo seriamente in dubbio tale concetto. Tuttavia, se i canali diplomatici ufficiali che hanno permesso al Consiglio stesso di raggiungere importanti traguardi negli anni passati sono momentaneamente sospesi, il rispetto degli accordi siglati in termini di rispetto della sovranità territoriale, cosi come la necessità di intervento nelle aree di Search and Rescue rimangono valide. Per molti anni una vasta area del Mare di Barents è stata oggetto di disputa tra Norvegia e Russia. Il trattato siglato nel 2010 ha risolto la disputa e l’area è stata equamente divisa tra i due Paesi. L’accordo non solo segnò uno spartiacque nelle relazioni russo-norvegesi, ma rinforzò la consapevolezza che la cooperazione internazionale è necessaria per poter condurre attività commerciali in artico. E cosi oggi, Russia e Norvegia sono giunti all’accordo annuale per la divisione delle quote del pescato nel Mare di Barents.

La quota totale fissata per il prossimo anno è di 566.784 tonnellate, per il 20% inferiore rispetto al 2022 e la più bassa dal 2009. Alla Norvegia spetteranno 260.782 tonnellate. Cosi Bjørnar Skjæran, membro del Partito Laburista “is good that we have entered into a fisheries agreement with Russia, despite finding ourselves in an extraordinary situation. The agreement secures marine management in the High North that is both long-term and sustainable”.

Nonostante l’eccezionalità del momento si raggiunge un accordo per la divisione della quota del pescato tra Mosca e Oslo. La necessità dell’approvvigionamento è ovviamente fattore primario che ha facilitato l’esito dell’accordo annuale. Tuttavia ci dimostra che i contatti tra gli Arctic 7 e la Russia anche se ridotti ai minimi termini e sospesi all’interno delle piattaforme internazionali, vanno avanti. La Norvegia inoltre si appresta a ricevere il testimone della presidenza del Consiglio Artico proprio dalla Russia. In un quadro di quasi certa espansione della Nato in Nord Europa è davvero difficile intravedere come si possa evolvere il futuro del Consiglio Artico. Ma i contatti non sono del tutto sospesi, e la necessità di mantenere un dialogo può giocare un ruolo importante.        

Ciao a tutti, sono Marco Volpe, analista dello Iari per la regione artica. La mia passione per l’estremo Nord viene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tanto tempo, raggiunto attraverso un percorso iniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpetare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. A quel punto era diventato imprescindibile approfondire il rapporto della Cina con l’ambiente, e il mio sguardo si è allora posato su quell’area remota del mondo ancora apparentemente fuori dai giochi internazionali e dai grandi investimenti, dove la cura per l’ambiente conta più di tutto. Un’area che ovviamente aveva già attirato le attenzioni della lungimirante leadership cinese. E così, tornato a Roma, ho frequentato un master sulla geopolitica artica e sviluppo sostenibile presso la Sioi, focalizzando la mia attenzione sulle mire cinesi nell’area. Il risultato è un pò il punto di arrivo di cui parlavo: collaborare e far parte di think tanks, tra cui lo Iari e l’Arctic Institute, che mi permettono di avere un confronto maturo, professionale ed appasionato sulle vicende internazionali che scandiscono il ritmo delle geopolitica odierna. Un punto di arrivo che è, ovviamente, un nuovo punto di partenza.
Mi sono appassionato alla fotografia quando, durante il mio primo viaggio in Cina, mi trovavo di fronte delle scene e dei volti che non potevo non immortalare. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica, soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.

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