Geopolitica di Qatar 2022

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I Mondiali sono evento sportivo, antropologico e geopolitico. Le sfide di grande interesse che ci offre Qatar 2022. La palla rotola anche nei rapporti tra potenze.

Il calcio, in quanto evento antropologico delle masse, è anche fattore geopolitico. Il (solitamente) pacifico scontro dei Paesi sul prato verde ha infatti un riflesso nei sentimenti delle rispettive tifoserie nazionali che, in quanto comunità nazionali, sono permeate da variegati sentimenti verso le altre rappresentative. Non solo: le partite nazionali del passato hanno spesso traslato sul campo da calcio scontri geopolitici in corso o comunque ancora vivi. Vedasi il famoso quarto di finale dei Mondiali 1984 tra Argentina e Inghilterra, quello della Mano de dios e del Gol del secolo di Maradona, partita avvenuta dopo la guerra delle Falkland/Malvinas: questo episodio rappresentò per gli argentini un grande momento di riscatto soprattutto alla luce della forte impronta anti-britannica che caratterizza il nazionalismo argentino.

Lo stesso Maradona tempo dopo sottolineò come, nonostante dovessero dire pubblicamente che la partita non era legata alla guerra, tutti loro erano consapevoli che così non fosse. Di recente e quantomai attuale l’episodio dei recenti Europei 2021 quando l’Ucraina si presentò con una maglia recante la sagoma del Paese con tanto di Crimea, già occupata dai russi, evento che non piacque granché a Mosca. Il fatto che da anni nazionali e squadre di club ucraine e russe non si possano affrontare evidenzia una volta ancora, se ve ne fosse bisogno, che al di là di ciò che si dice lo sport non è solo sport.

FIFA come attore geopolitico

D’altronde come potrebbe un evento quali i Mondiali di calcio, visto da miliardi di persone, essere scevro da discorsi geopolitici? Al di là dei recenti scandali che l’hanno coinvolta, di cui non tratteremo, la FIFA esercita una propria influenza geopolitica già solo per il proprio potere di riconoscere le compagini nazionali, promuovendo così una legittimazione di Paesi non pienamente riconosciuti a livello internazionale. Questo contribuisce a radicarne nell’immaginario collettivo l’esistenza come Stati, facendo spesso del riconoscimento sportivo l’anticamera di quello tout court.

Massimo esempio è il Kosovo che nelle recenti qualificazioni al Mondiale è riuscito a battere la Georgia, pareggiare con la Grecia e segnare un gol alla Spagna: tre Paesi che paradossalmente non ne riconoscono l’esistenza. Vi sono poi territori senza sovranità la cui possibilità di avere una rappresentativa calcistica permette di mantenere viva una propria orgogliosa autonomia: da Porto Rico a Gibilterra, da Tahiti alle Isole Far Øer. Vi è infine il peculiare caso delle rappresentative del Regno Unito, Paese multinazionale le cui nazioni competono singolarmente in vari sport.

La Fifa non ha però solo capacità inclusiva bensì anche quella di escludere come ha evidenziato la guerra in Ucraina: a seguito dell’invasione si discusse infatti dell’esclusione della nazionale russa dalle qualificazioni mondiali. Ancor prima che tale esclusione divenne effettiva fu tuttavia già chiaro che la via della Russia verso i Mondiali sarebbe stata ostacolata: molte delle nazionali presenti agli spareggi, rappresentative di Paesi russofobi quali Rep. Ceca, Svezia e Polonia, avevano infatti già espresso il proprio diniego ad affrontare i russi.

Prime considerazioni su Qatar 2022

Ciò che ci può mostrare di geopolitico questo Mondiale ancor prima del fischio d’inizio è certamente la scelta del Paese ospitante, il Qatar, che non ha certo ottenuto l’organizzazione per tradizione o passione calcistica. Anche alcune assenze ci dicono qualcosa: dal lato europeo certamente spicca la (nuova) assenza italiana, esempio di un Paese dove la grave difficoltà politica, economica e strategica che si protrae da tempo trova perfettamente corrispondenza sul campo da calcio, con la pur importante eccezione della vittoria degli ultimi Europei. Quanto il problema sia profondo è però evidenziato dalle difficoltà delle compagini giovanili azzurre dalle quali, dopo vari successi tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila, non arrivano soddisfazioni dal 2004: l’Italia è l’unico Paese tra quelli che hanno vinto almeno un Mondiale a non aver vinto alcun titolo under-21 o under-20 negli ultimi 11 anni. Anzianità calcistica perfettamente speculare a quella complessiva che ne segna la debolezza geopolitica, paradigmatica di un Paese che manca di visione futura.

Altre assenze eccellenti, seppur non dal punto di vista prettamente calcistico, possiamo identificarle nella Cina che non riesce ancora a capitalizzare gli importanti investimenti attuati per creare una nazionale di livello e la cui lunga marcia anche calcistica è ancora in notevole ritardo. Infine da segnalare la Turchia, Paese più tradizionale nell’ambito calcistico, la cui assenza geopolitica è importante specie in questa fase di grande attivismo.

Le partite geopolitiche di Qatar 2022

Ma quali sono le partite geopoliticamente più interessanti dei gironi? Sempre da tenere d’occhio le sfide tra ex colonie e Paesi colonizzatori: da Francia-Tunisia nel girone D a Spagna-Costa Rica nel girone E. Intrigante anche la sfida tra spagnoli e tedeschi: oltre a rievocare la divisione europea tra cicale e formiche dà l’occasione di evidenziare l’interesse spagnolo nel cercare un posto di rilievo nel riassestamento degli equilibri europei in corso. La sfida nel gruppo D tra Francia e Australia riporta alla mente lo screzio riguardante la recente cancellazione da parte di Canberra di una commessa da decine di miliardi di dollari per l’acquisizione di sottomarini francesi per virare su una partnership con statunitensi e britannici per sottomarini a propulsione nucleare, una decisione di natura strategica maturata sotto pressione di Washington, nell’alleanza AUKUS con statunitensi e britannici, e coperta da risibili ragioni tecniche.

Molto calda Svizzera-Serbia del girone G: la nazionale elvetica ha in rosa giocatori di origine albanese-kosovara che vedono lo scontro con i serbi un match certamente non qualunque. C’è inoltre un precedente che creò clamore: la sfida ebbe infatti luogo anche negli scorsi Mondiali quando la Svizzera vinse 2-1 grazie alle reti di due giocatori kosovari, Xhaka e Shaqiri, che esultarono facendo con le mani l’aquila bicipite, simbolo albanese.

Girone B ad alto gradiente geopolitico

Ma il girone che si preannuncia di più grande interesse è il B. Restando sul piano europeo c’è innanzitutto la sfida tra Inghilterra e Galles, specie in una fase di grande subbuglio interno per il Regno Unito. L’impero inglese, nascosto nella definizione di Regno Unito, ha legato a sé in posizione subalterna Scozia, Irlanda del Nord e Galles. Per queste rappresentative le partite contro gli inglesi sono un’importante occasione di esaltazione del proprio orgoglio contro gli “oppressori londinesi”, soprattutto in un momento nel quale soprattutto scozzesi e nordirlandesi sono ai ferri corti con il nucleo imperiale inglese. L’hanno ben evidenziato i recenti Europei quando i fischi inglesi all’inno scozzese testimoniarono il contraccambiato astio ma soprattutto il sostegno scozzese all’Italia nella finale contro l’Inghilterra, esaltato da una copertina del The National con Mancini-Braveheart salvatore dei celti, testimoniò alla perfezione le tensioni interne al Regno. Seppur i gallesi siano la componente meno ai ferri corti con Londra, essendo anche quella più sottomessa e più distante da una possibile secessione, resta comunque un match di alto interesse.

Ma il girone non finisce qui: l’Inghilterra affronterà anche gli Stati Uniti, ex colonia assurta a superpotenza, sfida che avviene in una fase nella quale Brexit ha sancito un Regno Unito alla ricerca di una propria dimensione globale da fedele alfiere di Washington. Infine, seppur di ambito extraeuropeo, la sfida probabilmente più incandescente del girone sarà sicuramente quella tra Stati Uniti e Iran, specie in un momento delicato per il Paese persiano.

Il calcio in Iran è elemento inviso al regime che però nel tempo non ha potuto far altro che scenderci a patti. Tuttavia il pericoloso potenziale del calcio per Teheran è già stato evidente nel 1998 quando la qualificazione al Mondiale portò i tifosi iraniani a moti di gioia che sfociarono in una generalizzata disobbedienza alle regole del regime, coinvolgendo anche parte delle forze militari. Questo evento, che registrò al proprio interno anche un’importante componente femminile, e l’importanza del calcio per gli iraniani non possono che mettere in guardia il regime di Teheran, specie in questo contesto. La sfida tra statunitensi e iraniani non può che avere i riflettori addosso.

Il proseguo del torneo

L’esercizio che si è cercato di fare si limita per forza di cose ai gironi. Descrivere tutti i possibili (e spesso improbabili) incroci nel proseguo del torneo è esercizio fin troppo divinatorio. Possiamo tuttavia accennare alle eventualità quantomeno degli ottavi di finale, previsione più semplice poiché limitata. Partendo da una delle favorite, il Brasile, in caso di qualificazione la Seleção potrebbe affrontare l’Uruguay, Paese che fu brevemente una provincia brasiliana, o il Portogallo, in un nuovo incontro tra ex colonia e colonizzatore dal sapore tutto lusofono.

La possibilità teorica di uno scontro tra Qatar e Iran sarebbe certamente interessante seppur difficilmente realizzabile dalle possibilità calcistiche. Se la Spagna dovesse superare il girone potrebbe trovare anche il Marocco: tale sfida, che sarebbe la replica di quanto già avvenuto nella scorsa edizione, rappresenterebbe anche l’ennesimo capitolo di un particolare e spesso turbolento rapporto di vicinato, segnato dal colonialismo spagnolo e dai dossier del Sahara Occidentale e delle questioni migratorie a Ceuta e Melilla, città spagnole in Africa circondate dal territorio marocchino. Infine l’eventuale passaggio del turno della Polonia potrebbe regalarci una sfida con la Francia, portando sul prato verde il parziale disallineamento in corso in seno al blocco europeo dove, a una Varsavia fortemente russofoba, fa da contraltare una Parigi più moderata verso Mosca.

Una considerazione finale sul possibile vincitore finale: dal 1970 al 2006 le nazionali europee e sudamericane, unici continenti ad aver vinto i Mondiali, si alternarono nella conquista del titolo. Da quattro edizioni le compagini europee hanno interrotto tale alternanza, segnando un periodo di una certa supremazia dell’Europa che sarà interessante vedere se avrà seguito.

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