Nord Stream: la conferma del sabotaggio è uno schiaffo a Berlino

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La conferma che l’incidente di settembre a Nord Stream è stato un sabotaggio è un forte segnale inviato alla Germania, indipendentemente dalle responsabilità.

Le autorità svedesi che stanno indagando sul caso Nord Stream, ovvero sulle esplosioni che hanno interessato a fine settembre i due tubi che trasportano il gas dalla Russia alla Germania lungo i fondali del Mar Baltico, hanno confermato che si è trattato di un sabotaggio in quanto sono state rilevate tracce di esplosivo su diversi oggetti estranei rinvenuti sul luogo. Il procuratore svedese Ljungqvist ha inoltre rimarcato la complessità dell’indagine preliminare che si sta conducendo e anche l’eventualità che la stessa non porti ad alcuna accusa di reato. Allo stesso tempo il Cremlino ha reagito per bocca del suo portavoce, Dmitry Peskov, che ha sottolineato l’urgenza di rivelare i responsabili dell’esplosione.

Nord Stream: una storia infinita

Le cancellerie europee, dunque anche quella tedesca, sono consapevoli che il ritorno alle forniture gasiere russe è questione escludibile quantomeno nel breve e medio periodo, se non addirittura nel lungo. Tuttavia il capitolo Nord Stream (1 e 2) a Berlino non è del tutto chiuso: la speranza che prima o poi il gas torni a fluire lungo l’arteria baltica è ancora viva in buona parte della classe dirigente tedesca che si ostina, più o meno esplicitamente, a non voler rinunciare al legame energetico con Mosca. Non è un caso che fu la Germania stessa a sospendere a febbraio, poco prima dell’effettiva invasione russa, l’apertura di Nord Stream 2, il secondo gasdotto in fase di completamento che scorre parallelamente a Nord Stream 1. Tale mossa di Berlino, che può sembrare a una prima analisi poco logica, fu invece una scelta sensata e motivata dalla possibilità di avere in questo modo più autonomia nel gestire tale dossier e un maggiore spazio di manovra nell’ottica della futura apertura del gasdotto, cosa che sarebbe stata più complicata in caso di costrizione esterna (leggi statunitense): un chiaro diktat di Washington nella sospensione o chiusura del gasdotto avrebbe infatti legato maggiormente le mani ai tedeschi.

Il sabotaggio e il cambio di scenario

Tuttavia il sabotaggio di Nord Stream avvenuto alla fine dello scorso settembre e le sue conseguenze rendono la partita di Berlino decisamente più complessa. Al di là delle reali responsabilità del sabotaggio, che potrebbero non essere mai rivelate ma che in questa analisi hanno un’importanza piuttosto relativa, ciò che conta è l’evidente segnale mandato dal blocco occidentale antirusso, ma anche in un certo senso antitedesco, in merito alla speranza di Berlino di recuperare il legame, in primo luogo energetico ma non solo, con Mosca.

La conferma svedese che l’incidente dello scorso settembre è da considerarsi un sabotaggio mette infatti la Germania di fronte al fatto compiuto: è infatti un chiaro messaggio a Berlino che questo legame energetico non deve avere futuro. Il perché le responsabilità del sabotaggio sono relative ma è invece importante la conferma del sabotaggio stesso è presto detto: se l’incidente fosse stato compiuto per mano russa segnalerebbe infatti ai tedeschi la disponibilità del Cremlino, di fronte agli sviluppi geopolitici attuali, di rinunciare persino al legame e ai soldi tedeschi.

Se invece la responsabilità fosse occidentale, dunque di uno dei principali alleati tedeschi (e dunque per mano o comunque con l’assenso statunitense), Berlino avrebbe l’inquietante evidenza di dove può spingersi l’arcigna avversione dei propri partner nei confronti delle sue politiche russe e si troverebbe nella condizione di non poter riavviare la partnership con Mosca se non a patto di una grave rottura (a ora impensabile) con i propri partner occidentali.

In ogni caso per la Germania l’indagine in corso, da un certo punto di vista, può dirsi conclusa qua: indipendentemente da eventuali rivelazioni di responsabilità Berlino deve prendere atto che il mondo di cui aveva goduto prima del 24 febbraio 2022, nel quale il suo legame con la Russia veniva faticosamente tollerato a Occidente, non esiste più. Messaggio più chiaro dai suoi alleati occidentali non poteva esserci.

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