Incontro Biden-Xi: l’accordo sulla Corea del Nord è difficile

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Fonte Immagine: https://edition.cnn.com/videos/politics/2022/05/21/biden-south-korea-kim-jong-un-potential-meeting-north-korea-sot-vpx.cnn

A margine del G20 di Bali, Biden e Xi hanno avuto la possibilità di discutere di questioni più o meno controverse; tra queste spicca sicuramente la questione di Pyongyang che alla luce delle recenti dichiarazioni pare lontana dal risolversi.

Il 14 novembre a Bali si è tenuto un incontro storico che ha visto il presidente americano, Joe Biden, e il leader della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, sedersi per la prima volta uno di fronte all’altro da quando Biden ha iniziato a ricoprire il proprio ruolo all’interno della Casa Bianca. Come evidenziato da diversi osservatori, i due capi di Stato hanno condiviso opinioni diverse ma in parte convergenti, in ciò che si può considerare se non un vero e proprio accordo quantomeno un “disgelo” nelle relazioni diplomatiche fra le due potenze.

Tra i temi trattati nel corso del meeting della durata complessiva di tre ore a margine del G20 vi sono stati argomenti che hanno sicuramente garantito un maggiore dialogo tra le parti, come la lotta al cambiamento climatico e la riduzione del debito globale, e altri che invece sono risultati prevedibilmente più spinosi, come Taiwan e la Corea del Nord. In entrambi i casi, le dichiarazioni che i due leader hanno rilasciato a seguito dell’incontro a porte chiuse hanno messo in luce proprio quella differenza di visioni che potrà essere risolta solo attraverso lavori diplomatici più complessi.

Per quanto riguarda la Repubblica Popolare Democratica di Corea o RPDC (nome ufficiale della Corea del Nord) la differenza fra le dichiarazioni è stata forse più evidente o addirittura più contrastante. Biden ha infatti dichiarato di non essere sicuro che “la Cina possa controllare la Corea del Nord”, un’affermazione che può suonare sorprendente alle orecchie di numerosi esperti dell’area per cui la Repubblica popolare cinese è sempre stata l’unica potenza a cui Pyongyang è sembrato in passato dare ascolto. Sia Jake Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale statunitense, sia Daniel Russel, ex responsabile dell’Asia Orientale per conto di Barack Obama, avevano infatti offerto, prima dell’incontro ufficiale, due opinioni completamente diverse rispetto a quella del proprio presidente.

Sullivan, intervistato qualche giorno prima a bordo dell’Air Force One, aveva “avvisato” la Cina che, se l’aggressività della RPDC non si fosse ridotta, gli Stati Uniti avrebbero giocato un ruolo militare più incisivo nella regione e che quindi fosse proprio responsabilità cinese quella di fungere da deterrente nei confronti di Pyongyang, implicitamente ammettendo la centralità che la Repubblica popolare ricopre nella questione. Russell aveva invece esplicitamente evidenziato il ruolo di Pechino in qualità di “fattore restrittivo” in quanto un’escalation di Pyongyang potrebbe portare le due potenze a scontrarsi più direttamente sul suolo asiatico.

La risposta da parte dell’entourage di Xi è stata forse volutamente vaga. Wang Yi, portavoce ufficiale e corrispettivo cinese del Ministro degli Esteri all’interno del Politburo, ha menzionato la questione nordcoreana (e soprattutto la preoccupazione americana circa lo sviluppo del programma nucleare di quest’ultima) solo nel corso di una conferenza stampa successiva agli statement ufficiali rilasciati al termine dell’incontro e ciò che stride maggiormente con diverse dichiarazioni provenienti dall’amministrazione Biden riguarda soprattutto le “preoccupazioni legittime” di Pyongyang a cui Wang chiede comunque di dare ascolto.

Nonostante quindi la Cina si sia mostrata preoccupata per i recenti sviluppi nella penisola coreana e lo stesso Li Keqiang, primo ministro cinese, abbia promesso al presidente sudcoreano Yoon (nel corso di un diverso incontro) che il Dragone giocherà un “ruolo costruttivo” nella denuclearizzazione del Paese del nord, la situazione non pare in procinto di modificarsi. Gli Stati Uniti infatti, stando anche alle successive parole dello stesso Biden, continuano a promettere maggiori manovre e esercitazioni militari nell’area in risposta alle provocazioni della Corea del Nord, nonostante queste non siano gradite a Pechino, la quale da parte sua non ha offerto soluzioni concrete.

È chiaro come la questione nordcoreana si inserisca in un più ampio contesto di controllo dell’area pacifica a cui entrambe le potenze non sembrano pronte a rinunciare, e almeno per quanto riguarda la questione specifica di Pyongyang non si sa ancora fin dove la “competizione” citata da Biden potrà spingersi. La Corea del Nord ha comunque risposto in maniera chiara: tra il 17 e il 18 novembre un missile balistico a corto raggio e un missile intercontinentale targati RPDC sono sprofondati nel Mar del Giappone.

Laureata triennale in Lingue, Culture e Società dell'Asia e dell'Africa Mediterranea (LICSAAM) indirizzo "Cina" e magistrale in Relazioni Internazionali Comparate (RIC) indirizzo Asia Orientale all'università Ca'Foscari di Venezia. Membro di redazione dello IARI per la sezione Asia, con focus sui Paesi del gruppo ASEAN e Corea.

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