La sicurezza agroalimentare per la sicurezza nazionale

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Il settore agroalimentare, benché rimanga secondario nei Paesi occidentali, riveste comunque un ruolo vitale nella vita di uno Stato dato che soddisfa il fondamentale bisogno dell’essere umano di nutrirsi oltre che garantire il sostentamento di alcuni territori. Esso è tuttavia minacciato dalle guerre, dai cambiamenti climatici e da una minaccia strategica, quella del conflitto batteriologico, problema esistente da sempre che rimane perennemente nascosto nel nostro mondo.

Quando si pensa alla sicurezza dell’uomo non si può dimenticare uno dei bisogni fondamentali delle persone, quello di mangiare. Il settore agroalimentare non solo garantisce sostentamento agli uomini soddisfando una delle loro primarie necessità, ma ha anche un notevole impatto economico nella vita di parte della popolazione e del Paese in generale. 

L’Italia è uno dei casi di maggiore effetto, considerando l’importanza e l’ampiezza del suo settore agroalimentare, che rappresenta più del 10% del PIL del Paese. L’agricoltura e l’industria agricola italiane sono infatti ai primi posti in Unione Europea da decenni e mantengono la loro rilevanza grazie a una notevole varietà di produzioni, prime fra tutte quella frutticola. Un ruolo vitale per l’economia agricola è svolto anche dall’uva da vino, coltivazione che si colloca specialmente in Veneto, regione produttrice di alcuni dei marchi più conosciuti al mondo, come il Prosecco. 

Purtroppo, il settore agroalimentare subisce minacce da diverse origini, alcune delle quali esistono da sempre. I disastri naturali, ad esempio, caratterizzano il territorio italiano e fenomeni come la siccità e le inondazioni avvengono molto frequentemente negli ultimi anni a causa dei cambiamenti climatici. Il settore agricolo è colpito in maniera catastrofica da questi eventi. Uno studio dell’Università canadese Columbia Climate School ha rivelato che con un aumento delle temperature di soli 2°C si potrebbe perdere oltre il 50% della produzione globale di vino. Lo stesso discorso vale per le inondazioni, come quelle che hanno colpito la Germania nel 2021 e che hanno distrutto le strutture viticole dei produttori di Pinot della regione dell’Ahr. 

Un ulteriore grave minaccia che colpisce le coltivazioni e che crea un immenso disagio è rappresentata dalle malattie. Si tratta di virus in grado di colpire diversi tipi di coltivazioni e che provocano quindi ingenti perdite a livello economico. Essi possono portare a delle vere e proprie stragi nelle coltivazioni vittime, come nel caso degli uliveti del Salento colpiti negli ultimi anni da un batterio. 

La sicurezza di uno Stato è direttamente proporzionale a quella del suo settore agroalimentare. 

Gli effetti di una qualsiasi di queste evenienze sono di grande impatto sull’economia nazionale. Si tratta di una spirale che inizia con la diminuzione della produzione, la quale provoca un restringimento del mercato che porta ad una riduzione delle entrate ed un aumento della disoccupazione nel settore. E’ un processo molto basilare, tanto da essersi ripetuto nella storia sin dagli albori dell’economia. Tuttavia, la frequenza con cui questo fenomeno potrebbe verificarsi segue una temibile tendenza all’aumento. 

I motivi per cui il settore agroalimentare di un Paese può ritenersi in un pericolo maggiore oggi come non mai sono di diverso tipo e non riguardano solo i cambiamenti climatici che pur rendono la situazione molto instabile. Bensì si tratta di ragioni economiche e strategiche. 

La globalizzazione ha portato alla nascita di una notevole falange di problemi, specialmente nel caso di conflitti in atto. La produzione nazionale di alimenti dipende spesso da risorse provenienti da altre parti del mondo. Tuttavia, per motivi diversi, questa catena può essere spezzata, come nel recente caso della crisi dell’olio di girasole la cui esportazione, per la maggior parte dall’Ucraina, ha subito una grave riduzione a causa del conflitto. Le navi che avrebbero dovuto trasportare il prodotto in Europa sono infatti rimaste bloccate nei porti ucraini per lungo tempo. Questa complicata situazione ha quindi portato le aziende produttrici di maionese e di altri alimenti a base di olio di girasole a cercare sostituti o ad aumentare le proprie spese. 

Il secondo effetto negativo della globalizzazione è l’introduzione di batteri alieni in territori nuovi.  I virus possono giungere da parti del mondo lontane, come nel caso del batterio degli ulivi, lo xylella fastidiosa, proveniente dal continente americano, e diffondersi in zone vergini, come in Europa dove il virus ha colpito diverse coltivazioni soprattutto tra Francia e Italia. In questo caso, la presenza del virus viene spiegata con il commercio internazionale. Questa diffusione di malattie potrebbe tuttavia nascondere l’intenzione malvagia da parte di un Paese di scatenare una guerra biologica. 

In questo caso si parla di una strategia di guerra che risale agli albori della civiltà. Nella storia si trovano facilmente molti numerosi esempi di conflitti batteriologici con effetti gravosi sulla popolazione. Gli obiettivi possono essere non solo il popolo in prima persona, ma anche le coltivazioni e i metodi con cui esse possono essere colpite sono vari. 

Già ai tempi degli assiri e dei greci antichi si conosceva la potenzialità dell’arma biologica. All’epoca, si usavano per lo più piante con specifiche proprietà in grado di mettere in ginocchio i nemici in guerra, come nel caso dell’elleboro, una pianta usata per contaminare le acque e lasciare gli avversari in preda ai dolori. 

I beni alimentari possono essere attaccati in diversi momenti della loro produzione, a partire proprio dalla coltivazione. I risultati di un attacco di questo tipo sono diversi, ma quello prevalente è il danno economico subito dalla vittima. In alcuni casi questo può portare a notevoli stravolgimenti, come in alcune regioni d’Italia, dove la diffusione di un virus contro alcune piante potrebbe portare a una crisi senza precedenti. Si pensi agli effetti che avrebbe una malattia dei vigneti in Veneto dove proprio la produzione di vino è un’attività che coinvolge una buona parte di popolazione. 

Anche i prodotti finiti possono essere contaminati, durante le fasi di processazione, conservazione e trasporto. Basta una variazione delle temperature di conservazione degli alimenti per renderli pericolosi. Si possono anche inserire batteri negli imballaggi che custodiscono i prodotti provocando infezioni a coloro che ne entrano in contatto. In questo caso, non sono solo i lavoratori ad essere colpiti, bensì gli stessi consumatori a vivere il pericolo sulla propria pelle. 

La possibilità di una guerra batteriologica attualmente non è nulla in quanto esistono le potenzialità e gli strumenti per avviarla ed espanderla in diverse zone del globo. Il processo di iniziazione di un tale conflitto prevede la creazione o l’importazione di un virus. Il modus operandi con cui la minaccia si crea e propaga richiede conoscenze avanzate in ambito medico, ma non una particolare difficoltà di esecuzione, come si è visto, dati i legami profondi esistenti tra diverse parti del mondo. Si tratta quindi di un’eventualità possibile, ma non di una minaccia particolarmente gravosa al momento. Sebbene vi siano episodi sporadici, essi sono limitati a territori di piccole dimensioni e non hanno conseguenze allargate. Tuttavia, trattandosi di una strategia potenziale di guerra la minaccia rimane viva e costante. 

Il legame tra sicurezza alimentare e nazionale emerge in contesti di crisi. Un aumento dei prezzi del cibo può portare facilmente a proteste e disordini, come sta accadendo in Europa e nel mondo da mesi, con risultati spesso fatali, come in Iran, dove si contano anche vittime. Ciò è dovuto proprio alla rilevanza del settore economico in questione. 

L’economia agroalimentare svolge un ruolo vitale nell’esistenza delle persone perché riguarda dei prodotti necessari alla sussistenza della popolazione, specialmente nel caso di alimenti come il pane o il latte.

Gli effetti sociali negativi non comprendono quindi solo l’aspetto della disoccupazione, nel momento in cui non sono disponibili componenti necessarie per la produzione di alimenti, ma si estendono ad una crisi in grado di scatenare il malcontento e portare alla perdita della fiducia della popolazione nelle istituzioni. Il mantenimento di un settore agroalimentare nazionale e di rapporti positivi con Paesi esteri rappresentano quindi strategie necessarie quando si discute di questi bisogni fondamentali. Infine, in un futuro contraddistinto da carenze di raccolti e di minacce di ogni genere, sarà importante garantire stabilità e limitare lo spreco di risorse. 

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