Usa-Marines davanti a un bivio: trasformarsi o morire

11 mins read

I Marines sembrano essere costretti ad innovarsi per cercare di ricoprire un ruolo fondamentale nella futura strategia di difesa nazionale degli Stati Uniti. Una svolta che il comandante David Berger sembra essere deciso a compiere. Il suo piano di  ristrutturazione “Force Design 2030” si incornicia perfettamente nella National Security Strategy dell’amministrazione Biden.

Fonte Immagine: Marines.com

Il Corpo dei Marines degli Stati Uniti  (Usmc) è una delle più famose forze armate del mondo. La sua fondazione risale alla guerra d’Indipendenza americana quando, nel 1775, il Congresso decise di formare un corpo di fanti di Marina (sul modello dei Royal Marines britannici) con il compito esclusivo di difendere le navi americane dagli attacchi di altre imbarcazioni. Essendo stato istituito come corpo autonomo, anche se strettamente dipendente all’Us Navy, nella sua evoluzione è divenuto uno dei punti di forza dell’apparato militare americano, specializzato nel compiere operazioni anfibie: sbarchi e incursioni rapide, oltre a prendere parte a missione all’estero in veste di “expeditionary force”. Spesso è stata tra le prime unità ad essere mobilitata nei conflitti “convenzionali”, come GrenadaIraq e Afghanistan.

Marines in crisi d’identità ?

Nel corso degli ultimi anni il volto della guerra è mutato rapidamente: il Corpo dei Marines sembra dunque affrontare una crisi d’identità riguardo al ruolo che si vedrà chiamato a ricoprire nella futura strategia di difesa nazionale degli Stati Uniti. Il Corpo dei Marines sembra attraversare una fase critica, ansioso nel cercare di comprendere quale sarà il proprio ruolo nella gestione delle sfide alla sicurezza nazionale americana del prossimo futuro.

Non è un caso che quando ha assunto il comando nel 2019, il comandante del Corpo, generale David H. Bergernon nascose il fatto che a suo giudizio i Marines sarebbero stati del tutto impreparati nella strategia di difesa del Paese. Una corrente di pensiero maggiormente conservatrice, della quale si fanno portavoce alti dirigenti, attivi e in pensione, ritiene invece che i Marines debbano ricercare un recupero della loro tradizione, proponendola però in chiave moderna verso le minacce emergenti dello scenario internazionale.

Il pensiero di Berger si concretizza nel piano elaborato da lui stesso e denominato “Force Design 2030”, nel quale spinge per riportare in auge il grado di “esclusività” che differenzierebbe i Marines da altri Corpi dell’esercito americano. Recuperando una peculiarità del Corpo: le missioni anfibie e operazioni di terra a sostegno di una campagna navale. Anche il predecessore di Berger, il generale Robert Neller, ebbe modo di cospargersi il capo di cenere davanti al Comitato per i servizi armati del Senato nel 2017, dichiarando senza mezzi termini che “il Corpo dei Marines non è organizzato, addestrato, equipaggiato o posizionato per soddisfare le esigenze del futuro ambiente operativo in rapida evoluzione”.

Non tutti sposano la mission di Berger

Non tutti sembrano concordare con il Berger-pensiero, anche in ragione del fatto che le innovazioni da lui prospettate rappresenterebbero per i Marines un cambiamento epocale, anche nelle modalità con il quale l’unità equipaggia le sue truppe e si prepara alla attività di guerriglia. Secondo il parere dell’ex assistente segretario alla Difesa per le operazioni speciali e i conflitti a bassa intensità Owen West, la mission che Berger sarebbe disposto ad intraprendere richiederebbe una radicale messa in discussione delle attuali  componenti di risposta alle crisi e di battaglia terrestre per cercare di costruire una fin troppo ambiziosa capacità iper-ottimizzata su larga scala.

Detto in parole povere: per West,  Berger sta portando i Marines a fare “il passo più lungo della gamba”. Un’impresa costosa e audace, ammoniscono i critici, che richiederebbe almeno otto anni per essere portata a compimento. Anche altri ex capi militari sembrano non essere d’accordo con Berger. Un gruppo di 17 generali in pensione e alti ufficiali, tra cui l’ex segretario della Marina Jim Webb, l’ex segretario alla Difesa Jim Mattis, l’ex presidente del Joint Chiefs, Joe Dunford, e John Kelly, l’ex capo della sicurezza interna e capo della Casa Bianca, stanno cercando di mettere pressione al Congresso per ribaltare le iniziative di Berger. In un pezzo per il Washington Street Journal, Webb ha affermato che il gruppo di lavoro è stato formato per cercare di trasmettere le preoccupazioni ai leader politici della Nazione.

“Gli ufficiali generali in pensione sono gravemente preoccupati per la direzione del Corpo negli ultimi due anni e mezzo”, secondo un generale in pensione appartenente al gruppo. Il veterano ed ex assistente del segretario alla difesa Bing West ha fortemente criticato il Force Design 2030 e servendosi del conflitto in Ucraina come esempio ha argomentato la sua tesi dicendo come “i marines non possono combattere in un contesto urbano senza carri armati”. Parole non dettate dal caso visto come nelle considerazioni di Berger l’armatura pesante e l’artiglieria a corto raggio dei Marines risulteranno del tutto superflue per le sfide del futuro, in particolar modo nel quadrante dell’Indo-Pacifico: rendere i Marines “più leggeri, più veloci e più mobili”, sarebbe questo il leitmotiv di Berger.

I pro-Berger: così la spunteremo su Russia e Cina

Difficilmente il “gruppo dei 17” riuscirà a spuntarla. Gli sforzi di Berger hanno già raccolto i favori del Congresso e dei vertici del Pentagono, quindi è improbabile che la sua iniziativa deragli. I cambiamenti prospettati da Berger fanno inoltre parte di un più ampio ripensamento nelle alte sfere di Washington nel modo in cui l’esercito verrà ri-strutturato per tenere alta la guardia alla “sfida del secolo”, così l’ha definita Biden, lanciata da Cina e Russia. Lo sforzo di modernizzazione di Berger è senza dubbio ambizioso e ricalca inoltre, e qui sta il punto di forza nei confronti dei detrattori del comandante, la recente National Security Strategy,  la prima dell’amministrazione Biden: tratto distintivo della NSS è la reiterata sottolineatura della natura  competitivadell’ordine internazionale corrente, con un avversario potenzialmente globale, appunto la Cina, e con altri più deboli, ma comunque pericolosi.

La parola “competizione” e i suoi derivati compaiono quasi 100 volte nel documento: una competizione che non lascia alcun dubbio su quale sia l’avversario. Pechino, appunto. Il solo, afferma il documento, che ha «sia l’intenzione di rimodellare l’ordine internazionale sia le capacità economiche, militari, diplomatiche e tecnologiche per farlo». È una competizione ovviamente di potenza, quella che contrappone Washington a Pechino, e che richiede quindi per la Casa Bianca come logica conseguenza il rafforzamento e aggiornamento dei mezzi a disposizione, a partire ovviamente da quelli militari.

Il piano di Berger darebbe il via libera anche a una sorta di “spending review”: sbarazzarsi di centinaia di carri armati e veicoli anfibi permette di risparmiare circa 3 miliardi di dollari, reindirizzandoli poi in tecnologia missilistica di precisione e potenziamenti per le unità di fanteriaDurante i due decenni della Guerra Globale al Terrore, il Corpo dei Marines si è adattato forzatamente alle mutevoli esigenze del Paese. Ma il suo successo come “seconda armata di terra” ha avuto un caro prezzo: la perdita del contatto con le sue radici marinare.

Il corpo è finito per essere pesantemente coinvolto nei combattimenti in Afghanistan e Iraqsmarrendo il senso della sua missione originaria, ovvero la difesa di basi navali avanzate e lo svolgimento di operazioni di terra, essenziali per il proseguimento di una campagna navale. Il Corpo dovrà ora decidere se cambiare marcia, alloccando i propri investimenti in progetti più rilevanti per le sfide presenti e future. Armi a lungo raggio, come missili da crociera anti-nave e armi antiaeree; navi anfibie e piattaforme senza equipaggio che risultano essere più difficili da individuare rispetto alle controparti più datate; Marines dotati di sensori e strumenti relativi all’intelligence che consentano loro di rendere più efficace la più ampia Joint Force nei teatri d’azione di maggiore importanza per gli Stati Uniti: Force Design 2030 cerca di abbracciare tutti questi aspetti per evitare che il Corpo precipiti nell’irrilevanza. I critici di Berger sembrano non aver  compreso quanto siano cambiati i tempi e rimangono forse legati oltremodo ai retaggi del passato. 

Latest from Senza categoria