LE RADICI DI UNA NUOVA COOPERAZIONE IN ASIA CENTRALE

12 mins read
Fonte immagine: https://www.euractiv.com

Nel luglio di quest’anno è passato parzialmente inosservato il vertice tra i capi di stato dell’Asia centrale, Kassym-Jomart Tokayev del Kazakistan, Sadyr Japarov del Kirghizistan, Emomali Rahmon del Tagikistan, Serdar Berdimuhamedov del Turkmenistan e Shavkat Mirziyoyev dell’Uzbekistan. Non è la prima volta che i rappresentati dei cinque paesi si incontrano in quelle che definiscono “Riunioni consultive”. Quello del 2022 è stato il quarto incontro nel giro di quattro anni, segno che le relazioni nell’area si stanno evolvendo.

L’evoluzione della “nuova” cooperazione

Quando i leader delle cinque repubbliche ex-sovietiche si incontrarono per un primo Summit ad Astana nel 2018, i diplomatici presenti sottolinearono lo spessore di questo vertice, dal momento che si trattava del primo incontro di questi livelli nell’arco di vent’anni. Ciò non dovrebbe stupire per dei paesi che per lungo tempo, dopo il crollo dell’Urss, hanno faticato a ritagliarsi una posizione nella comunità internazionale, ma anche a costruire una propria identità nazionale, anche se va comunque sottolineato che fu scelto fin dal principio il russo come “lingua franca” per le riunioni.

Tra i motivi che hanno accelerato questa cooperazione vi è senz’altro il processo di democratizzazione dell’Uzbekistan iniziato dopo la morte di Islom Karimov (presidente dal 1991 al 2016), ma anche la sensazione che ci fosse la necessità di una maggior integrazione tra i cinque paesi. In occasione della prima “riunione consultiva” fu sottolineato, ad esempio, che nonostante la notevole crescita percentuale del PIL di questa macroregione, solo una piccola parte del commercio, pari al 5%, fosse effettivamente intraregionale e che anche gli stessi collegamenti tra le capitali dei rispettivi paesi fossero problematici e necessitassero addirittura di uno scalo a Istanbul. 

Sebbene non manchino forum multilaterali, come l’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva o l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, sembra essersi palesata per questi Stati la necessità avere un meccanismo di confronto svincolato da un potere esterno. Come affermato dal presidente uzbeko Mirziyoyev(secondo alcuni l’ideatore di questi incontri) in occasione della seconda riunione nel novembre del 2019 a Tashkent (Uzbekistan), questo processo di cooperazione e integrazione «è un processo desiderato e irreversibile, si basa su una scelta politica forte, ha precondizioni storiche profonde e non è diretta contro gli interessi di nessuno», infatti ha specificato che queste riunioni non prevedono la creazione di una nuova organizzazione regionale.  

Il terzo incontro ad Avaza (Turkmenistan) ad agosto 2021, ha segnato un ulteriore passo avanti nella cooperazione regionale. Sono stati discussi i problemi regionali ritenuti “urgenti” come la gestione della pandemia, il problema della sicurezza dei confini con l’Afghanistan, dello sviluppo graduale nell’ambito economico, del coordinamento di trasporti e infrastrutture, di scambi scientifici e culturali, di sviluppo turistico comune e di strategie congiunte per la salvaguarda ambientale e della gestione risorse delle idriche. Il maggior pragmatismo di questo vertice è evidenziato dalla Dichiarazione finale rilasciata al termine del Summit, la quale menziona chiaramente la necessità di creare e promuovere attività “para diplomatiche” (ad esempio a livello accademico, scientifico o sportivo) per trovare nuovi ambiti di cooperazione e comprensione con lo scopo di prevenire possibili tensioni, come quelle avvenute nel maggio tra Kirghizistan e Tagikistan.

L’ultimo vertice: proposte per una maggiore integrazione 

Il quarto vertice, questa volta a luglio nella sede di Cholpon-Ata in Kirghizistan, si è aperto dopo un anno di avvenimenti degni di nota per le cinque repubbliche: le rivolte in Kazakistan di gennaio, l’invasione russa dell’Ucraina e le elezioni i Turkmenistan che hanno visto Serdar Berdimuhamedow sostituire al padre Gurbanguly. In ogni caso il vertice è stato un’altra dimostrazione di volontà di proseguire nella strada della cooperazione regionale come ha evidenziato la decisione di far riunire precedentemente al Summit i cinque ministri degli esteri dei rispettivi Paesi: un’idea già veicolata durante il primo incontro del 2018. Durante il Summit, è stato finalmente concluso il “Trattato di Amicizia, buon vicinato e cooperazione per lo sviluppo dell’Asia centrale nel 21° secolo” proposto dal Kazakistan già durante il terzo incontro. Il documento è stato firmato subito da Kazakistan, Uzbekistan e Kirghizistan, mentre si è concluso che Tagikistan e Turkmenistan avrebbero ratificato il trattato a seguito di una consultazione interna.

In questo quarto vertice ha giocato un ruolo di primo piano il presidente kazako Tokayev, il quale si è fatto promotore di diverse iniziative per la regione. È stato proposto un meccanismo di consultazioni periodiche dei Segretari dei Consigli di Sicurezza e dei Ministri degli Affari esteri, con lo scopo di elaborare soluzioni comuni per prevenire potenziali minacce alla sicurezza della regione e sviluppare approcci coordinati. Si è poi discusso di una collaborazione di specialisti (avvocati, cartografi e guardie di frontiere) per elaborare un approccio accettabile da tutte le parti per la delimitazione delle frontiere. Sul piano economico è stata poi lanciata l’idea di costruire una catena di hub commerciali di frontiera per intensificare gli scambi transfrontalieri. 

Il presidente kazako ha proposto l’“Astana International Financial Centre” come piattaforma interregionale per incoraggiare gli investimenti in progetti per l’area. Anche i trasporti sono stati un altro punto menzionato dal presidente kazako, in virtù della centralità di questi paesi nelle rotte transcaspiche e delle potenzialità che l’area potrebbe avere per collegare l’Asia Orientale al Golfo, così come la Cina all’Unione Europea. Anche il cambiamento climatico è stato al centro della discussione, soprattutto per quel che riguarda la gestione delle risorse idriche, problema costante nella regione, la cui domanda è aumentata esponenzialmente nell’ultimo periodo. È stato perciò proposto un Project Office interregionale che coinvolga i cinque paesi e adotti una politica coordinata. In quest’ambito anche la collaborazione con l’UE si rivelerà fondamentale. L’Unione Europea ha infatti annunciato di voler finanziare una diga in Tagikistan con lo scopo di ridurre la dipendenza di questi paesi da Russia e Cina.

Proprio Russia e Cina sono state invece al centro di un’altra proposta del Kazakistan. Tokayev ha infatti lanciato l’ideadi una cooperazione più ampia, affermando che «per quanto riguarda la cooperazione con i partner strategici al di fuori della regione, il Kazakistan ritiene che il concetto di interazione tra stati dell’Asia centrale in contesti multilaterali sia possibile», veicolando la possibilità che rappresentanti di alto livello dei paesi vicini come Russia, Cina e India potrebbero partecipare alle riunioni consultive come ospiti. 

Quali prospettive per il futuro?

Rimangono ancora dei passi importanti da compiere: ad esempio, una delle criticità evidenziate, è stata la decisione di non discutere alcun tipo di meccanismo della prevenzione dei conflitti. Questo sia perché, come già dichiarato, le riunioni non hanno lo scopo (al momento) di creare una nuova organizzazione e sia perché per questi Stati il bilateralismo e la non interferenza rimangono aspetti fondamentali in materia di sicurezza regionale. 

In conclusione, sebbene queste riunioni abbiano riscosso poca attenzione a livello internazionale, proprio per via della loro forma per alcuni troppo “cerimoniale” e poco pragmatica, la continuità di questi incontri evidenzia il valore datogli dagli stessi Stati e la loro volontà di istituzionalizzare questo multilateralismo centro-asiatico. Lo stesso costante, utilizzo del termine “Asia Centrale” come soggetto geopolitico a sé stante, nonché come spazio geografico di una comunità con un’identità condivisa per autoidentificarsi è un segnale da non sottovalutare. Sembra perciò essersi rafforzata la percezione nei cinque paesi della necessità di un processo di integrazione e cooperazione all’interno di un sistema internazionale sempre più instabile e competitivo. 

La decisione di partecipare al terzo vertice nel 2021 da parte dei leader di Kirghizistan e Tagikistan, nonostante il “conflitto a bassa intensità” scoppiato tra i rispettivi paesi appena qualche mese prima evidenzia la volontà di portare avanti questo progetto. D’altronde la definizione stessa di questi incontri rilasciata nella Dichiarazione Congiunta alla fine dell’ultimo incontro è sintomatica in tal senso, descrivendo infatti le riunioni consultive come «l’unico meccanismo per mantenere il dialogo politico, discutere e identificare ulteriori prospettive di interazioni regionali ad alto livello». In questo senso si possono leggere le volontà dei rispettivi leader per questa nuova cooperazione regionale che, seppur in una fase ancora embrionale, gode di grande fiducia e grandi aspettative da parte dei protagonisti. I presupposti per veder crescere questa relazione ci sono, ora starà ai leader delle cinque repubbliche ex-sovietiche portare avanti questo progetto d’integrazione. 

Latest from RUSSIA E SPAZIO POST SOVIETICO