Gli oggetti della geopolitica: l’esercito

13 mins read
Fonte Immagine: https://www.esercitosportswear.it/it/chi-siamo

Qualunque nazione abbia intenzione di proiettarsi al di fuori dei propri confini nazionali per affondare le radici in altri territori, per farsi largo tra i vari concorrenti e quindi per contendere la leadership mondiale, deve necessariamente essere in possesso di un esercito. Questo oggetto della geopolitica è essenziale, può spostare l’ago della bilancia notevolmente ed in maniera determinante, tuttavia un esercito imponente è una condizione necessaria ma da sola non sufficiente per la contesa globale.

Mappa mondiale della capacità militare

Secondo il sito https://www.visualcapitalist.com/ranked-top-10-countries-by-military-spending/ la classifica delle nazioni che più hanno speso nel 2021 per l’apparato militare è: Stati Uniti in testa, seguono Cina ed India per chiudere il podio con una spesa totale del 55,4% della spesa mondiale. Solo gli USA e la Cina spendono il 51,8% del global spending. A seguire abbiamo Gran Bretagna con il 3,2% e Russia con il 3,1% (sempre della spesa globale che ammontava nel 2021 a 2,1 trilioni di $; per avere un termine di paragone il PIL dell’Italia nel 2019 è stato di 2 trilioni di $). A completamento di questi dati, le altre 4 nazioni in possesso di testate atomiche hanno il seguente impatto sulla percentuale mondiale: la Francia il 2,7%, Israele 1,2%, Pakistan 0,5% mentre la Corea del Nord non viene nemmeno menzionata. Il dato nazionale invece è dell’1,5%.

È la prima volta che la spesa mondiale raggiunge i 2 trilioni di $, c’è stato un aumento rispetto al 2020 dello 0,7%, rispetto invece agli anni ‘95/’96 c’è stato quasi un raddoppio della spesa. Si può quindi desumere che si sia avviata una nuova corsa al riarmo dal 1991, in forte crescita soprattutto dalla rinnovata minaccia del terrorismo internazionale del 2001 e per tutta la prima decade degli anni 2000. È allarmante il dato della crescita nella spesa della Cina, con un aumento nel 2021 per il 27° anno di fila. Sempre in riferimento al 2021, la Russia ha visto un crescendo per il 3° anno di fila. Comunque gli Stati Uniti detengono saldamente il primato con una spesa che supera quella cinese di quasi 3 volte, abbondantemente di più della Russia di circa 12 volte. 

     In quanto a personale militare[1], ci sono delle sorprese. Se consideriamo solo il personale militare attivo abbiamo la seguente classifica (ad inizio 2022): 

  • Cina 2.185.000
  • India 1.455.550
  • Stati Uniti 1.388.100
  • Corea del Nord 1.280.000
  • Russia 1.014.000 

Se invece considerassimo i riservisti (militari che non lavorano nell’arma full-time ma hanno una preparazione militare e possono essere richiamati alle armi e impiegati sul campo) la classifica sarebbe la seguente:

  • Vietnam 5.482.000
  • Corea del Sud 3.699.00
  • Russia 3.014.000
  • Taiwan 1.820.000
  • Brasile 1.706.500
  • Cina 3.355.00
  • India 2.610.550
  • Stati Uniti 2.233.050 
  • Corea del Nord 1.880.000

I motivi di questi numeri sono dovuti agli obblighi di leva che sono differenti a seconda dei paesi. In Russia, Corea del Nord, Vietnam e Corea del Sud per esempio, esiste l’obbligo di leva. Negli Stati Uniti ed in Cina l’obbligo è solo de jure, ovvero esiste l’obbligo per legge ma siccome ogni anno ci sono molti volontari che si registrano, non si obbliga chi non si arruola autonomamente. In alcuni paesi NATO come Italia, Francia e Germania, l’obbligo di leva è stato abolito.

     Un altro fattore importante che dovrebbe essere considerato è il numero di forze paramilitari (gruppi non ufficialmente appartenenti all’esercito ma che operano in maniera similare, come CIA e SWAT negli USA). La classifica cambia ancora:

  • Vietnam 10.522.000
  • Corea del Nord 7.769.000
  • Corea del Sud 6.712.500
  • India 5.137.500
  • Cina 4.015.000
  • Russia 3.568.000
  • Stati Uniti 2.233.050 (il dato non è divulgato perciò il numero è pari alla classifica di cui sopra)

Paragonando questi numeri e considerando un possibile scontro che veda coinvolti Cina, Russia e Stati Uniti assumendo il coinvolgimento dei riservisti, il fronte sino-russo dovrebbe avere la meglio, ma va considerato che non sono stati inseriti i numeri relativi alla NATO. È quindi chiaro che l’overstretching (il coinvolgimento militare su più fronti) non è una strada percorribile (ipotizzando che al fronte Ucraino gli USA si vogliano anche impegnare in una campagna taiwanese).

Spendere moltissimi soldi per l’apparato militare non significa per forza che in uno scontro si avrà la meglio, né tantomeno avere un ampio personale dà certezza di vittoria. Gli Stati Uniti colmano il gap sul numero del personale a disposizione con il quantitativo di asset navali, terrestri ed aerei. Gli Stati Uniti posseggono: 11 portaerei, 70 cacciatorpediniere, 9 portaelicotteri, 68 sottomarini, 6612 carro armati, 45.193 veicoli blindati, 13.374 unità aeree.

La Russia invece: 1 portaerei, 15 cacciatorpediniere, nessuna portaelicotteri, 70 sottomarini, 12.420 carro armati, 30.122 veicoli blindati, 4.186 unità aeree. La Cina: 2 portaerei, 41 cacciatorpediniere, 1 portaelicotteri, 79 sottomarini, 5.250 carro armati, 35.000 veicoli blindati, 3377 unità aeree. Grazie al folto numero di mezzi a disposizione, gli USA possono permettersi di avere moltissime basi all’estero, dall’Italia alla Germania, dall’Arabia Saudita alla Bulgaria fino a Corea del Sud e Giappone. Sono circa 750 sparse in tutto il mondo e considerata la loro posizione, sia Cina che Russia sembrano essere circondate. Diverso è l’impegno estero della Russia che al massimo può vantare una base navale in Sudan, alcune strutture in Siria ed il resto dislocato nello spazio post sovietico (unità navali, aeree, aerospaziali e terrestri).

Per quanto riguarda la Cina, essa è presente in Cambogia, Gibuti, Myanmar, Bangladesh, Pakistan, Sudan e Sri Lanka, ci sono potenziali strutture in Tanzania, Mauritius, Maldive e invece c’è un’ipotesi (ancora non è chiaro se accadrà o meno) di una base militare in Guinea Equatoriale. Questo accerchiamento cinese nei confronti dell’India è chiamato String of Pearls, ma la Cina più che una vocazione coloniale terrestre (che ha solo nei confronti di Taiwan) ha un’idea di ritorno ad una dimensione imperialista. La proiezione cinese non è della stessa entità statunitense ma c’è un altro contenzioso aperto, la Nine Dash Line ovvero una frontiera marittima di circa 2 milioni di Km2 di mare sotto il controllo cinese (non a caso in questa vasta zona è compresa l’isola di Taiwan).

La proiezione Russa è invece quella di un nuovo mondo russo, che prende spunto dalla filosofia di Kirill e Dugin, nel tentativo di ricostruire quell’identità nazionale basata su lingua, ortodossia e cultura che vogliono riavvicinare e stringere legami con la diaspora russa nel mondo; una nuova Russia partendo da quelli che erano i vecchi territori sovietici in molti dei quali c’è una popolazione russofona con alte percentuali come Ucraina e Kazakistan. Dall’Europa, passando al Medio Oriente e fino a Corea del Sud e Giappone, sia Russi che Cina faticano a trovare sbocchi e a divincolarsi dall’accerchiamento statunitense. Anche nel Pacifico con le basi di Guam e delle Hawaii, la presenza made in USA non permette ampi spazi di manovra. 

Armi nucleari

Un breve approfondimento è essenziale per le testate nucleari. I paesi detentori sono: Russia con 6.257 testate, USA con 5.550, Cina 350, Francia 290, Gran Bretagna 225, Pakistan 165, India 156, Israele 90 e Corea del Nord tra 40 e 50 testate. La Cina sta accelerando lo sviluppo nucleare ed entro il 2030 potrebbe arrivare a 1.000 testate. Possibili tecnologie di testate nucleari, con potenziale sviluppo futuro sono in mano a: Ucraina, Bielorussia e Kazakistan che ereditarono armi nucleari dopo la caduta dell’Unione Sovietica ma le restituirono alla Russia; il Sud Africa sviluppò e successivamente smantellò le testate costruite; l’Iraq non riuscì mai a portare a termine il programma di sviluppo tramontato definitivamente dopo la caduta di Saddam; la Libia rinunciò volontariamente nel 2003 allo sviluppo di armi nucleari; Argentina, Brasile, Corea del Sud e Taiwan accantonarono i programmi di sviluppo. Tutto ciò non ci mette al riparto da eventuali futuri sviluppi. Queste testate possono armare i missili aria-aria, aria-terra, terra-aria, terra-terra. 

Conclusioni

Potremmo essere sul sentiero che ci porterà ad un conflitto mondiale che mette in discussione lo status quo, in cui potenze emergenti revisioniste come Russia e Cina stanno mettendo in discussione il conservatorismo statunitense. Questa possibilità mobiliterebbe gli altri attori internazionali che decideranno di schierarsi. Europa, NATO, insieme ad Israele, Australia, Corea del Sud e Giappone, contrapposti ad un possibile fronte sino-russo seguito da Iran, Venezuela, Siria, Corea del Nord, Brasile ed altre nazioni del Sud America vessate dalla prepotenza a stelle e strisce. Una guerra totale in cui certe pulsioni diventerebbero irrefrenabili e si potrebbe arrivare alla resa dei conti come tra le due Coree o tra India e Pakistan, così come tra Cina e Taiwan.

Più tempo passa e più il dominio occidentale viene eroso. In termini energetici la Russia è ineguagliabile, la Cina è invece energivoro ed è l’hub dell’hardware mondiale. Un suo declino porterebbe ad una crisi mondiale nell’arco di 1 solo mese. L’India diverrà il primo paese al mondo per popolazione, con un know-how ad alto impatto tecnologico. Il Medioriente è il simbolo dell’instabilità globale e di certo gli USA non hanno molti amici. L’unica arma per scongiurare l’escalation anche nucleare è la diplomazia. Bisogna far sì che questo metodo di far politica prenda il posto in maniera strutturale dell’altra forma di politica che emerge quando quella classica fallisce, il conflitto.

Siamo sul filo del rasoio e ci sono linee rosse che per alcuni stati sono invalicabili. Per questo ci si arma, per affrontare nuovi nemici. È stato ed è ancora il tempo del dominio dell’Occidente, ma domani qualcuno prenderà il suo posto. La storia è ciclica, l’invincibile armata spagnola è caduta, l’impero su cui non tramontava mai il sole non c’è più, fascismo e nazismo sono defunti, c’è sempre un nuovo contendente che mette in discussione gli equilibri.


[1] https://www.visualcapitalist.com/mapped-all-the-worlds-military-personnel/

Latest from DIFESA E SICUREZZA