Allargamento dell’area Schengen: la Croazia

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Fonte Immagine: https://www.triesteallnews.it/2019/12/croazia-nellarea-schengen-quale-futuro/

Nei giorni scorsi Strasburgo si è pronunciata a favore dell’entrata nell’area Schengen della Repubblica di Croazia, uno stato strategico sotto diversi punti di vista. La decisione sarà presa solo a dicembre, con voto unanime, dal Consiglio e dai membri degli Stati aderenti all’accordo.

Nei giorni scorsi, il Parlamento europeo si è espresso a favore dell’entrata della Croazia nell’area Schengen, lo spazio di libera circolazione delle persone di cui fanno parte ben 26 Stati europei. Una delle peculiarità di questa zona è l’abolizione delle frontiere esterne e la creazione di una frontiera unica tra gli Stati che vi hanno aderito, fondata sulla cooperazione e la condivisione di informazioni di sicurezza nazionale.

Tuttavia, la conferma avverrà solo a dicembre, quando il Consiglio dell’Ue assieme agli altri referenti degli altri Stati membri facenti parte dell’area Schengen, si pronuncerà con un voto unanime. E la situazione potrebbe non essere del tutto positiva.

Area Schengen

Il 14 giugno 1985 il Belgio, la Francia, il Lussemburgo, i Paesi Bassi e l’allora Germania dell’Ovest firmarono un accordo internazionale che prevedeva la creazione di un’area di libera circolazione per i cittadini degli Stati firmatari. Cinque anni dopo, nel 1990, venne stipulata anche una Convenzione di attuazione che entrò ufficialmente il vigore solo nel 1995.

L’obiettivo era favorire la libera circolazione dei cittadini e contrastare la criminalità organizzata istituendo un sistema di controllo comune delle frontiere esterne ai territori degli Stati firmatari. Questi accordi diventarono ufficialmente parte del diritto dell’Unione Europea solo a partire dal 1997, con il Trattato di Amsterdam, il primo tra tutti ad aver apportato sostanziali modifiche alle istituzioni e al diritto europeo.

L’adesione all’area Schengen non è propedeutica all’entrata di uno Stato membro nell’Unione Europea. Infatti, ci sono ben tre Stati che non fanno parte dell’Ue ma che aderiscono all’area Schengen: l’Islanda, la Norvegia e la Svizzera.

Ma entrare nell’area Schengen non è così facile. Gli Stati che intendono aderire allo spazio Schengen devono sottoporsi ad una valutazione e soddisfare alcuni requisiti tra cui: la capacità di cooperare in modo efficiente con le altre autorità appartenenti agli altri Stati Schengen, in modo da garantire un altissimo livello di sicurezza interna; l’applicazione di regole comuni e uniformi nel campo del controllo di tutte le altre frontiere (di terra, marittime e aeree); la tutela dei dati personali e il rilascio dei visti per l’ingresso degli stranieri sul territorio.

Alcuni Stati come la Romania e la Bulgaria tentano l’entrata nello spazio Schengen da più di dieci anni, non ottenendo per ora il risultato sperato. Sebbene siano ufficialmente considerati “partecipanti di sola lettura” perché permettono l’entrata nei loro territori di stranieri con visto Schengen, pur non emettendone di propri, e benché possano contare sull’appoggio della Commissione europea e del Parlamento, incontrano sempre l’ostacolo da parte di alcuni governi nazionali come Francia, Germania e Belgio, rappresentati nel Consiglio dell’Ue. Se quest’ultimo registra anche un solo voto negativo, lo Stato in esame non viene ammesso allo spazio Schengen.

L’ammissione croata allo spazio Schengen

Negli ultimi trent’anni dalla sua costituzione, la Croazia ha compiuto dei passi da gigante. Nata nel 1991 dalla disgregazione della ex-Jugoslavia, terra di numerosi conflitti, la Repubblica di Croazia inizia il suo percorso di rivincita nazionale sul piano internazionale che la portò dapprima a far parte del Consiglio d’Europa nel 1996 e poi dell’entrata come Stato membro dell’Ue nel 2013, dopo circa dieci anni di attesa.

La Croazia, oltre ad essere una delle mete preferite da moltissimi vacanzieri europei, sta diventando importante anche da un punto di vista geopolitico, soprattutto in tema di migrazioni. Geograficamente si trova proprio lungo la rotta dei Balcani, percorsa da migliaia di migranti in cerca di un luogo dove poter ricominciare una nuova vita e non è una novità che si sia ritrovata in situazioni particolarmente spiacevoli lungo il confine, alcune di esse illegali compiute proprio dalla polizia croata e prontamente denunciate da alcuni giornalisti.

L’entrata di un paese dei Balcani in uno spazio Schengen, di libera circolazione delle persone, potrebbe costituire un importante sostegno anche nella gestione efficiente ed efficace delle frontiere e aiutare il resto dell’Europa nell’accoglienza legale dei migranti.

La decisione del 9 dicembre

«L’adesione allo spazio Schengen è certamente una delle nostre priorità per quanto riguarda il rafforzamento della sicurezza interna ed esterna» afferma il ministro degli Affari Esteri ed Europei di origine croata Gordan Grlić Radman. Il percorso svolto dalle autorità e dalle forze di polizia croate, per rendersi il più possibile idonei all’entrata nell’area Schengen, è stato sicuramente tortuoso e affrontato con grande impegno.

«In Croazia è stata effettuata “la verifica più completa per l’adesione allo spazio Schengen”; più completa rispetto a qualsiasi altro paese dell’Ue finora», sottolinea l’eurodeputato Paulo Rangel, esponente del PPE.

Alcuni affermano che le possibilità di entrata nell’area Schengen sono molto basse, visti gli anni di attesa per entrare nell’Ue (dieci anni circa) e soprattutto considerando la questione di Romania e Bulgaria. «Se nel processo di valutazione Schengen dovesse essere seriamente preso in considerazione il livello di corruzione, che in Croazia non solo non è diminuita ma sta dilagando, non sarei troppo ottimista» afferma l’eurodeputata croata SDP Biljana Borzan.

La decisione sarà presa a dicembre in una sessione dei Ministri degli Affari interni dei Paesi Membri di Schengen, con voto unanime. Nella stessa sessione, sarà decisa la sorte anche di Romania e Bulgaria. La posta per questi paesi è molto alta ma lo potrebbe essere altrettanto per l’area europea, in quanto stati situati proprio lungo il percorso delle migrazioni balcaniche e, quindi, strategiche per eventuali gestioni dei flussi. Sicuramente l’opportunità di libera circolazione delle persone potrebbe rendere questi territori molto più attrattivi, sotto diversi punti di vista e dar loro una rilevanza anche dal punto di vista internazionale.

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