Terre Rare nell’Artico: Svezia e Norvegia a lavoro per il mercato europeo

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Fonte immagine: https://lkab.com/en/what-we-do/our-transformation/critical-minerals-exctracted-from-mining-waste/

I due paesi scandinavi vogliono mettere le mani sulle terre rare e competere con la Cina. Il progetto è imponente e potrebbe creare un’alternativa all’UE.

Avere una risorsa così importante in prossimità del proprio paese, e non sfruttarla sarebbe davvero un peccato. Questo devono aver pensato svedesi e norvegesi che stanno dando il via ad una cooperazione serrata riguardo le terre rare, i minerali preziosi per la realizzazione di prodotti di ultima generazione. L’azienda mineraria svedese LKAB si è messa in società con la norvegese REEtec, per creare una solida collaborazione, atta a valorizzare i metalli delle terre rare, ma in chiave tutta nordica, senza agenti esterni. La LKAB entra come azionista di maggioranza nella compagnia norvegese, ma nel concreto le due imprese si impegnano a lavorare congiuntamente alla lavorazione del minerale. Un progetto che si propone come del tutto unico sul panorama europeo, dato che finora, le terre rare sono state ad appannaggio quasi esclusivo delle compagnie statali cinesi. 

L’80% del ferro prodotto in europa viene dalla Svezia settentrionale, precisamente dalle miniere di Norrbotten, e la compagnia che lo estrae è proprio la LKAB. L’azienda poi, nel corso degli anni si è specializzata anche nell’estrazione e la lavorazione dei minerali. Ciò a garanzia dell’efficienza della compagnia svedese, che darà vita alla cooperazione.

Anche la compagnia norvegese ha i suoi pregi, in quanto depositaria di una tecnologia innovativa per la separazione dei metalli delle terre rare. Secondo i piani dell’azienda la lavorazione si svolgerebbe in questi termini: verrà creato un grande polo industriale a Luleå, nel nord della Svezia, per l’estrazione dei minerali. Poi tutto il materiale estratto sarà conferito allo stabilimento della REEtec che nel frattempo verrà realizzato ad Herøya, in Norvegia. Progetti realizzabili grazie a cospicui finanziamenti: 1,2 miliardi di NOK da parte di REEtec e 400 milioni da parte di LKAB come azionista di maggioranza. A questi vanno aggiunti altri 100 milioni investiti dalla società statale norvegese che si occupa del clima, la Nysnø.

La cooperazione tra Norvegia e Svezia, non cela alcun mistero sullo scopo ultimo del progetto: competere con la produzione dominante di Pechino. Tra il 2024 e il 2027, lo stabilimento norvegese ed il polo industriale svedese dovrebbero essere completati e da quel momento dovrebbe partire un celere lavoro per recuperare il tempo perduto e macinare terreno a discapito della Cina.

Tenere testa ai cinesi non sarà affatto facile, ma per il momento, Oslo e Stoccolma intendono creare un’alternativa europea alla via cinese. La domanda di terre rare è destinata a crescere vertiginosamente. Si prevede che entro il 2030, la richiesta di auto elettriche e turbine eoliche aumenterà, e le terre rare sono componenti fondamentali per realizzare questi prodotti. La Cina ha già manifestato l’intenzione di ottenere la leadership indiscussa dell’estrazione delle terre rare.

Le compagnie di stato cinesi sono presenti in Groenlandia e in Afghanistan, dove le terre rare si trovano con maggiore concentrazione. Oggi il paese gestisce l’80-90% delle quote di mercato delle terre rare;  è chiaro quindi che l’obiettivo è di estendersi anche altrove, ovunque vi sia questa preziosa risorsa.

L’Europa per esempio, dipende totalmente da Pechino per la fornitura di questo materiale. L’UE ha annunciato una strategia che prevede sforzi consistenti nel rafforzamento dell’autosufficienza europea in materie prime fondamentali, ma per il momento la situazione è nelle mani dei cinesi. Questo è vero, anche se, la cooperazione tra Norvegia e Svezia infonde belle speranze in Europa, proprio in virtù dell’impegno verso un’Europa più indipendente per quanto riguarda le risorse più importanti.

Ed è proprio per questi motivi che la lavorazione di terre rare, in un paese europeo apre a qualcosa di totalmente nuovo. Inoltre il progetto ha anche una componente ambientale: secondo l’agenzia statale norvegese per il clima, grazie alla tecnologia innovativa, le emissioni di CO2 verranno ridotte del 90% rispetto a quelle emesse dai competitor cinesi.  Quella che si propone dunque, è una bella sfida, posta in essere da due attori fondamentali nello scacchiere artico. Reggere il confronto della Cina sul mercato delle terre rare, non sarà possibile, ma rosicchiare qualche piccola fetta di mercato, soprattutto in Europa, potrebbe essere un obiettivo più semplice da raggiungere. 

Vive a Brusciano (NA) ed è ha una laurea Magistrale in Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali, incentrata sulla geopolitica del Mar Glaciale Artico. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania, collabora da pubblicista con la rivista online, tra cui “Grande Campania”, e gestisce la rivista online “Impronte Sociali” nel ruolo di direttore editoriale. Contestualmente svolge l’attività di Content Manager & editor presso la casa editrice “Edizioni Melagrana”. Nell’ottobre 2019 entra a far parte dello IARI, mettendo a frutto quelle che sono le competenze acquisite durante gli studi universitari. Scrive di Affari Artici, approfondendo gli aspetti geopolitici e strategici dei territori interessati. Ha un diploma IFTS come Social Media Manager conseguito a maggio 2021, grazie al quale gestisce account social di alcune attività del territorio. Da sempre attivo in associazioni che mirano alla promozione socio-culturale e politica, è componente del Nucleo di Valutazione presso il Comune di Brusciano.

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