Tragedia di Itaewon: cosa significa per Yoon

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Fonte Immagine: https://www.koreatimes.co.kr/www/nation/2022/11/356_339275.html

La strage del 29 ottobre di Seoul rappresenta uno dei più grossi traumi della storia recente coreana: riuscirà Yoon a mantenere stabile il suo mandato o Itaewon sarà il primo sintomo di un irrimediabile declino?

Lo scorso 29 ottobre la tragedia avvenuta nel quartiere Itaewon di Seoul ha fatto in breve tempo il giro del mondo per la sua brutalità e al contempo per la sua prevedibilità: durante i festeggiamenti dedicati ad Halloween, un vicolo lungo appena una sessantina di metri e largo poco più della metà (in cui, secondo fonti locali, non giunge nemmeno la luce del sole) è stato in brevissimo tempo invaso da numerose persone, soprattutto giovani, che trovandosi presto in balia della calca hanno involontariamente dato origine a una trappola mortale. Secondo i dati ufficiali, circa 156 persone hanno perso la vita quella notte, facendo del caso di Itaewon uno dei più grossi disastri della storia contemporanea coreana.

Sicuramente, come ogni qual volta in casi simili, vi sono alcuni dettagli riguardo agli avvenimenti del 29 ottobre che necessitano una spiegazione da parte delle autorità responsabili: le undici chiamate giunte alla più vicina stazione di polizia che non hanno ricevuto adeguata risposta, il mancato invio di squadre antisommossa necessarie per la gestione della folla, il rifiuto da parte di alcuni ufficiali di polizia di assumere il controllo delle operazioni e tanto altro.

Nonostante ciò, almeno la risposta del presidente Yoon Suk-yeolnon si è fatta attendere: la mattina del 30 ottobre il presidente sudcoreano ha indetto un periodo di lutto nazionale che perdurerà sino a che le autorità non faranno totale chiarezza sull’accaduto, si è personalmente scusato e, successivamente, ha non solo giurato di attuare sistemi di prevenzione e sicurezza tali da impedire simili tragedie in futuro ma ha anche avviato delle indagini interne ai dipartimenti di polizia.

A questo punto sorge pertanto spontanea la domanda, specialmente da parte degli osservatori occidentali, sul perché nella stessa Corea del Sud si stia al momento discutendo a gran voce al riguardo di un possibile crollo del governo Yoon. Per comprendere al meglio possibile la valanga di dissenso che colpisce in questo momento l’amministrazione dell’ex procuratore centrale di Seoul è necessario analizzare alcuni elementi fondamentali della politica sudcoreana. 

In primo luogo, è sicuramente interessante notare come numerose fonti internazionali descrivano il modello politico di Seoul come una “democrazia irrequieta” che ripone estrema fiducia e di conseguenza estrema responsabilità sulla figura del suo presidente; ciò potrebbe essere un retaggio storico collegato all’antica diplomazia cinese, predominante in tutto l’estremo oriente, secondo la quale  il regnante esercitava il proprio potere in base al “mandato del cielo”, mandato che poteva essere revocato dal popolo quando il “cielo” stesso mostrava la sua insoddisfazione nei confronti del sovrano tramite l’avvento, guarda caso, di disastri e cataclismi naturali. Guardando, invece, alla storia più recente della penisola coreana non è difficile rendersi conto di come anni e secoli di dominazione, guerra e divisione abbiano portato la società stessa a garantire un grosso potere alle vittime di qualsiasi ingiustizia che, a prescindere dal risultato dei loro sforzi, riescono facilmente a organizzarsi in grosse proteste e a far sentire tempestivamente la propria voce.

Non dovrebbe pertanto sorprendere che alla tragedia di Itaewon abbiano fatto seguito una serie di proteste e rimproveri rivolti proprio alla figura del presidente provenienti sia dal “basso” sia dall’”alto”. Per quanto riguarda i reclami “alti”, nel corso dell’Assemblea Nazionale tenutasi martedì 8 novembre, numerosi legislatori dell’opposizione hanno accusato l’amministrazione Yoon di “non aver adempito ai propri doveri costituzionali” venendo meno al testo della stessa che prevede tra gli obblighi assegnati alla figura presidenziale quello di “prevenire i disastri e proteggere le persone in caso di disastri”.

Per quanto riguarda invece le manifestazioni dal “basso”, lo scorso sabato 5 novembre ben sette manifestazioni differenti hanno avuto luogo nella città di Seoul, tra le quali ha spiccato la veglia organizzata dall’associazione “Candlelight Action”, gruppo di natura progressista già noto per aver organizzato anche in passato manifestazioni contro l’attuale governo. Anche nel caso delle manifestazioni popolari, le scuse di Yoon non sono state ritenute sufficienti a sanare la grave mancanza dimostrata durante i fatti di Halloween e ancora una volta il grosso della responsabilità è stata assegnata non tanto alle forze di polizia o alle autorità locali, ma allo stesso governo centrale reo di non aver protetto il suo popolo, specialmente i giovani che paiono denunciare sempre più spesso uno stato di abbandono da parte delle forze politiche.

Non è un caso infatti che fin da subito si sia notato il parallelismo fra i fatti di Itaewon e il cosiddetto “Naufragio del Sewol”, un traghetto che trasportava principalmente studenti liceali drammaticamente affondato al largo delle coste coreane nel 2014. Anche in questo caso la morte di oltre 300 persone fu causata per lo più da una cattiva gestione interna che aveva portato la nave a essere sovracaricata e l’equipaggio ad abbandonare l’imbarcazione senza fornire assistenza ai passeggeri; una situazione, quindi, ai nostri occhi difficilmente prevedibile da parte del governo centrale che fece del suo meglio nel perseguire e punire severamente i responsabili della tragedia.

Tuttavia, il naufragio del Sewol viene oggi considerato come il primo grande avvenimento ad aver irrimediabilmente scosso le fondamenta dell’amministrazione dell’allora presidente Park Geun-hye, la quale a causa delle sue “tiepide” scuse e del suo silenzio durante le sette ore successive al disastro non riuscirà mai a riprendere il controllo della sua carriera politica terminata successivamente con l’impeachment e la condanna a svariati anni di carcere per accuse di corruzione.

Sebbene al momento non risulti probabile l’avvio di una pratica di impeachment ai danni del presidente Yoon, in quanto all’opposizione progressista mancherebbero i numeri necessari al parlamento per richiedere tale misura, diversi osservatori si domandano se la strage di Itaewon non rappresenti anche per l’attuale governo la miccia in grado di far esplodere e crollare Yoon e il suo partito, alla pari di quanto accaduto al precedente governo conservatore di Park.

Solo pochi giorni prima della tragedia infatti, precisamente il 22 ottobre, la capitale era stata invasa da migliaia di contestatori di Yoon che indossando maschere di Guy Fawkes e impugnando candele accese hanno chiesto a gran voce le dimissioni del presidente, accusato di agire in maniera autoritaria facendo un abile uso della procura. Nella piazza di Gwanghwamun, la sopracitata “Candlelight Association” avrebbe radunato circa ventimila persone (secondo i dati forniti dalla polizia) e sarebbe stata raggiunta da diversi rappresentanti politici dell’opposizione in sostegno fra le altre cose a Lee Jae-myung, leader del Partito Democratico.

Se infatti da una parte si è verificata un’esplosione di manifestazioni antigovernative, dall’altra anche i sostenitori dell’attuale residente della Casa Blu sono scesi numerosi in piazza per mostrare il loro sostegno al lato conservatore e chiedere l’arresto del capo del Partito Democratico, Lee Jae-myung appunto, al centro di un’indagine governativa per aver ricevuto fondi illeciti di denaro atti a finanziare la propria campagna presidenziale.

Come è possibile notare, la tragedia della notte del 29 ottobre si è casualmente inserita in un contesto estremamente caldo per la politica interna del Paese, caratterizzato da una forte polarizzazione e da un’altrettanta energica mobilitazione popolare e sebbene i sostenitori di Yoon siano ancora numerosi, l’indice di gradimento del presidente (di per sé già in discesa) ha subito un’ulteriore pesante calo. Secondo un sondaggio eseguito dalla nota “Gallup, Inc.” (società di analisi e consulenza con sede a Washington), solo il 27% degli intervistati si è dichiarato soddisfatto dell’operato di Yoon, mentre secondo un’indagine della “Morning Consult” (società globale di intelligence decisionale) Yoon risulta essere il secondo capo di Stato meno apprezzato a livello delle grandi potenze internazionali, secondo solo alla “già-dimessa” Liz Truss. 

Come fatto notare da diversi esperti del settore, l’eventuale e ipotetica caduta di Yoon potrebbe non verificarsi prima di qualche anno, come accaduto anche per la presidente Park, e non solo la politica interna ma anche quella estera potrebbero fungere da ago della bilancia.

Se infatti i contestatori dell’attuale governo si rifanno quasi esclusivamente a problematiche di natura domestica, i sostenitori dello stesso acclamano invece l’operato del quadro amministrativo per quanto concerne i temi della difesa e sicurezza. L’accentuarsi dell’instabilità al Nord della penisola o una cattiva gestione dei delicati rapporti col Giappone potrebbero dare un colpo di grazia al Partito del Potere Popolare alle elezioni dell’Assemblea Nazionale previste per il 2024 e permettere all’opposizione democratica di ottenere una maggioranza tale da poter chiedere la rimozione dell’attuale presidente. 

Sicuramente la terribile tragedia di ottobre non permetterà a Yoon di rilassarsi e rappresenterà un trauma collettivo da cui sarà difficile riprendersi. Se Itaewon rappresenterà un trigger come il Sewol sarà solo il tempo a dimostrarlo, ma di certo ha aperto un pesante periodo di prova per l’attuale governo.

Laureata triennale in Lingue, Culture e Società dell'Asia e dell'Africa Mediterranea (LICSAAM) indirizzo "Cina" e magistrale in Relazioni Internazionali Comparate (RIC) indirizzo Asia Orientale all'università Ca'Foscari di Venezia. Membro di redazione dello IARI per la sezione Asia, con focus sui Paesi del gruppo ASEAN e Corea.

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