Digital Markets Act: mercati digitali equi e aperti all’interno dello spazio Ue

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Un’Unione europea sempre più digitale e tecnologica che mette in primo piano le esigenze dei cittadini. Nasce così il DMG, ossia il Digital Markets Act entrato in vigore il 1 novembre 2022 che sarà applicabile a partire dal 2023. Segna un cambio di passo nella lotta agli abusi delle grandi piattaforme. 

Il nuovo Regolamento UE 2022/1925 sui mercati digitali ha come obiettivo la regolamentazione delle attività dei mercati digitali, all’interno dei quali operano i cosiddetti gatekeeper ovvero gli attori che si occupano della gestione delle piattaforme digitali e dei servizi strategici che collegano le aziende e i consumatori. In un mondo nel quale il digitale è il protagonista per eccellenza delle vite quotidiane della popolazione, l’Ue ha voluto disciplinare in maniera più specifica questo settore per permettere alle aziende di raggiungere più utenti in un campo largo che raggruppa l’intero territorio comunitario. Tra gli obiettivi elencati vi è il rafforzamento degli scambi commerciali transfrontalieri e la creazione di nuove opportunità economiche. 

Nella sezione del Capo II del presente regolamento viene enunciato la definizione di gatekeeper. Le imprese definite secondo questa terminologia devono avere un impatto sul mercato interno dell’Ue, data la loro rilevanza per l’intero settore economico; devono fornire un servizio di base, ovvero un gateway, un accesso libero a tutti gli utenti affinché sia espletata l’intermediazione tra le aziende e i consumatori finali; e devono avere una base consolidata e duratura, il che equivale ad essere stabili nel tempo. Alcuni esempi sono il motore classico per eccellenza, Google, i web browser come Google Chrome o Safari, le piattaforme come YouTube.

Gli obiettivi del Digital Markets Act

L’emergere di nuove piattaforme digitali accompagna lo sviluppo di un paese, ma al contempo pone delle crescenti difficoltà creando delle situazioni nelle quali si trovano sistemi di abusi alla libera concorrenza. 

L’obiettivo della legge sul mercato digitale è quella di creare un ambiente equo e leale al fine di regolamentare e limitare l’eccessivo controllo che possono esercitare le grandi aziende sui beneficiari. Per questo motivo l’Ue ha deciso di regolare questo settore, per evitare una concorrenza sleale e spietata con l’unico scopo di acquisire più clienti con un disequilibrio tra diritti e doveri. In questo quadro normativo è importante sottolineare il concetto di contendibilità del mercato. Le imprese più piccole rispetto ai colossi internazionali devono affrontare e superare diverse barriere legate principalmente ai costi per l’accesso a questo settore. I giganti del web sono egemoni a livello globale, se si pensa a piattaforme come Google. Come se si fosse instaurato un unico “ordine internazionale di tipo digitale” dominato da quelle uniche piattaforme. 

In questo quadro a quelle imprese definite con il termine gatekeepers verranno imposti diversi obblighi e divieti. In primis, all’interno dei dispositivi non possono essere installati di base determinati software, come accade spesso con il sistema Android con Google o come Apple con i dispositivi iOS; in secondo luogo, coerentemente con il principio di “lealtà” non possono imporre un determinato servizio di pagamento stabilito da loro stessi.

Il punto cruciale è che questi gatekeeper adottano misure in maniera unilaterale non andando incontro alle esigenze del consumatore finale, il quale dovrebbe avere la priorità e soprattutto la possibilità di scelta. Queste piattaforme sono preinstallate nei dispositivi di ciascun utente. Questo priva il beneficiario di qualsiasi diritto di poter liberamente eliminare il software dal proprio telefono o computer. Un sistema tecnologico di tipo bipolare dove cercano di contendersi il primato solo i due grandi colossi che con il loro potere possono spazzare via i più deboli. Questi ultimi a loro volta incontrano maggiori difficoltà a poter entrare in questo complesso meccanismo. 

Un altro elemento essenziale è la privacy connessa alla protezione dei dati personali degli utenti. Molto spesso accade che i dati dei singoli vengono venduti a società o altre compagnie per questioni di mercato e di concorrenza. Il nuovo regolamento pone un freno all’accesso dei cittadini. Il Capo III disciplina questa pratica degli obblighi e dei limiti. I dati raccolti da una piattaforma non possono essere trattati da terze parti che si servono dei servizi pubblicitari; non possono essere scambiati in alcun modo i dati che provengono da piattaforme diverse.

Vi è il divieto assoluto dell’incrocio dei dati provenienti da un sistema con quelli di altre piattaforme anche se è la stessa azienda interessata; ed è fatto divieto l’iscrizione automatica di un utente ad altri servizi del gatekeeper per altri siti web. Per esempio questo accade se si vuole effettuare un’iscrizione su un canale YouTube o di qualsiasi genere tramite il proprio account di Google. Accade che tramite questo browser vengano effettuate iscrizioni su altre piattaforme digitali. 

Un freno alla crescita incontrollata 

La Commissione avrà il ruolo principale di monitoraggio, alle aziende che non rispettano determinati obblighi comportamentali potrà imporre nuovi obblighi e divieti. E’ un’azione che  può essere criticata dalle grandi imprese nel campo digitale, ma serve per frenare questa crescita inarrestabile incontrollata. L’interesse degli utenti deve privilegiare sulla sfera della competizione tra i colossi del web. Per attuare questo obiettivo, la Commissione potrà accedere ai dati e agli algoritmi dei gatekeeper in modo da poter constatare qualsiasi tipo di violazione o incompatibilità.

Solo così l’Ue può apprestarsi ad essere leader mondiale nel campo delle nuove tecnologie dando un’impronta fondamentale nel processo di trasparenza per garantire un mercato leale. Con il mondo che cresce a più velocità è essenziale garantire e proteggere da comportamenti sleali, i propri clienti e/o beneficiari del servizio. Spesso i dati personali diventano semplice merce di scambio tra i diversi gatekeepers all’insaputa della volontà del singolo cittadino, ignaro di questo “mercato nero”. Le informazioni personali sono dati sensibili e in quanto tali devono essere sottoposti ad una stretta e vigile sorveglianza e protezione.

Dal punto di vista internazionalistico, l’Ue si trova a dover affrontare diverse tematiche con Washington dalla sicurezza dei trattamenti dei dati personali al problema della concorrenza. Ad oggi gli americani guardano con sospetto il Digital Markets Act dal momento che la maggioranza delle società di queste piattaforme hanno la propria sede negli Stati Uniti. 

Le due potenze non hanno ancora trovato un accordo in tema di digitale. L’ipotesi di un negoziato Usa-Ue diventa più complessa. In linea di principio i due attori avevano concordato con la decisione del luglio del 2020, Schrems II, una linea di cooperazione in un quadro transfrontaliero per la protezione dei dati, il Trans-Atlantic Data Privacy Framework. In un’ottica di promuovere un’economia digitale sempre più inclusiva. La Commissione europea ha espresso nel dicembre del 2020 la sua posizione favorevole ad un quadro digitale transatlantico con la “A new EU-US Agenda for global change”[1]I due attori ancora non sono diretti sulla stessa linea d’onda e allora è legittimo che l’Ue si “armi” da sé. Intanto,  decide di uniformare nel quadro giuridico europeo la disciplina del settore digitale. 

La tematica dei Big Tech e del data sharing, ormai, è una questione prettamente legata alla geopolitica. L’emergere del colosso cinese che con il suo autoritarismo interno cerca di imporre la propria politica tramite un rigido controllo dei dati personali per avere un vantaggio competitivo. La potenza asiatica vorrebbe diventare l’attore egemone in questo settore. Il progetto è il Made in China 2035 dove punta a diventare leader nel quadro delle tecnologie avanzate. In questo quadro l’Ue si appresta ad essere il terzo attore nella logica di un ordine multipolare. 


[1] A new EU-US Agenda for global change – 02 Dicembre 2020 – European Commission

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