America vs. America

14 mins read
Fonte Immagine: americansurveycenter.org

La brutale aggressione a colpi di martello subita nella propria abitazione di San Francisco da Paul Pelosi, marito ottantaduenne della speaker democratica della Camera Nancy Pelosi, reale target del canadese David DePape, immigrato clandestino suggestionato dalle più svariate teorie cospirazioniste, è stato l’ultimo episodio del nuovo ciclo di violenze politiche che rischia di destabilizzare internamente l’America in questo tumultuoso decennio in cui si deciderà la direzione della competizione strategica tra la superpotenza egemone e lo sfidante cinese.

L’amministrazione del presidente democratico Joe Biden è arrivata al primo significativo turning-point elettorale. Le imminenti elezioni di midterm per l’elezione della Camera, di un terzo del Senato (35 seggi su 100) e di 36 dei 50 governatorati statali, sono considerate da Biden un appuntamento decisivo per il futuro della democrazia americana, minacciata dal rischio di violenza politica post-voto e dall’”estremismo che minaccia le fondamenta stesse della nostra repubblica” a causa del dilagare tra i sostenitori trumpiani di intimidazioni elettorali e teorie del complotto su brogli e frodi nei sistemi di voto elettronici.

Le principali priorità elettorali degli americani (economia, inflazione, criminalità e immigrazione) non riguardano la politica estera e vedono il Grand Old Party (Gop) in vantaggio sui dem ed in rimonta tra gli elettori neri e ispanici. Il Gop potrebbe assumere il controllo di una o entrambe le camere. Ciò costituirebbe un grosso ostacolo alla realizzazione dell’agenda bideniana, soprattutto su temi di politica domestica (aborto, spesa pubblica, cambiamento climatico) e sulle nomine vacanti dei giudici della Corte Suprema. In materia di politica estera e sicurezza nazionale la Casa Bianca dispone di un maggiore margine di manovra ma dipende pur sempre dal potere di borsa dei congressmen.

L’onda rossa rafforzerebbe a Capitol Hill le posizioni dei falchi verso Cina, Iran e Germania mentre il sostegno[1] bipartisan all’Ucraina non sarà messo in discussione, anche se la “fatica ucraina” potrebbe rallentare l’ottenimento di fondi comunque più ridotti da destinare a Kiev (nessun “assegno in bianco” ha promesso il probabile futuro “martelletto” repubblicano della Camera Kevin McCarthy), che verrebbero però condizionati dalla richiesta di contropartite interne (destinare più dollari al controllo del confine meridionale) ed esterne (pressioni sul governo Zelensky per l’apertura di una prospettiva negoziale per un futuribile cessate-il-fuoco).

Fonte: Abc News

Elezioni, violenza politica e terrorismo domestico

Gli apparati federali stanno preparando le contromisure giudiziarie nel caso in cui Donald Trump dovesse annunciare nei prossimi giorni la propria candidatura alle presidenziali 2024 e potrebbero alzare il tiro delle accuse colpendo il cerchio ristretto dell’ex presidente o lo stesso magnate newyorkese, utilizzando la clava giudiziaria per condizionarne le scelte politiche. Secondo la Cnn il Dipartimento di Giustizia intenderebbe istituire un consulente legale speciale per coordinare le due principali indagini federali a carico di The Donald, quella sui tentativi di sovvertire i risultati elettorali delle presidenziali 2020 tramite le pressioni su funzionari statali della Georgia e quelle sulla scoperta di centinaia di materiali e documenti top secret che il tycoon avrebbe conservato dopo la dipartita dalla Casa Bianca nella sua residenza privata di Mar-a-Lago.

Secondo un recente sondaggio, l’88% degli americani di dice “preoccupato” (i liberali e i democratici più dei conservatori e dei repubblicani) dalla possibilità che le divisioni politiche e classiste, le falsità sulle frodi elettorali e le redivive guerre culturali – sulle quali affondano le lame della disinformazione russa e cinese a colpi di bot e troll sui social media, tesi ad alimentare la sfiducia degli americani verso le istituzioni democratiche e i processi elettorali – possano scaturire in atti violenti politicamente motivati[2]. In generale, più di sette americani su 10 (72%) ritengono che l’Unione stia seguendo una traiettoria errata. Entrambi gli schieramenti politici, specie i repubblicani, vedono nella vittoria della controparte una minaccia diretta alla democrazia, da difendere anche con il ricorso alla violenza per un quinto degli americani, mentre una maggioranza di repubblicani (56%) considera legittimo l’uso della forza per “arrestare il declino del tradizionale stile di vita americano”, minacciato dal relativismo culturale (wokismo e teoria critica della razza) e dall’ascesa di minoranze etniche e di genere.

Fonte: csis.org

Il principale tarlo che da alcuni anni assilla gli strateghi americani, catalizzato dall’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, è il pericolo che l’instabilità socio-politica domestica sfoci in un ciclo di violenze che ristagni internamente in modo centripeto. Massima minaccia strategica per una superpotenza con dossier aperti in ogni angolo del pianeta, quindi particolarmente avvezza alla violenza. Negli ultimi anni pandemici le morti per disperazione (overdose di alcool e droghe) e per armi da fuoco sono continuati ad aumentare soprattutto negli stati “rossi” dell’America di mezzo. Ma è la proliferazione di teorie cospirazioniste come quella della “Grande Sostituzione” – secondo alcuni sondaggi, un adulto statunitense su tre crede che ci sia uno sforzo in corso “per sostituire gli americani nati negli Stati Uniti con gli immigrati per ottenere guadagni elettorali” – e di milizie pesantemente armate e politicamente ispirate da ideologie suprematiste a scatenare l’allarme.

Secondo una ricerca del Center for Strategic and International Studies (CSIS), nel 2020 “il numero di attacchi e complotti terroristici interni è aumentato al livello più alto almeno dal 1994” e “i suprematisti bianchi, i membri della milizia estremista e altri violenti estremisti di estrema destra sono stati responsabili del 66 per cento degli attacchi e dei complotti terroristici domestici[3].

Negli ultimi venticinque anni i gruppi di estrema destra, tra i quali rientrano anche i fondamentalisti cristiani, hanno costituito di gran lunga la più pericolosa forma di terrorismo domestico sia in termini quantitativi (numero di attacchi/complotti: su 893 “incidenti” terroristici il 57% è riferibile ad estremisti di destra, il 25% ad estremisti di sinistra, il 15% ad estremisti religiosi, in particolare jihadisti-salafiti ispirati dallo Stato islamico o da al-Qaeda) che qualitativi (numero di vittime: 335, secondi solo a quelli di matrice religiosa pari a 3.086 morti, di cui però 2.977 nel solo 9/11).

Fonte: csis.org

Sebbene nel 2021 si sia registrato negli States un sensibile calo della violenza terroristica – intesa come violenza politicamente motivata contro obiettivi civili (soft targets) che cerca un ampio effetto psicologico sulla popolazione per influenzare le istituzioni governative – con zero attacchi terroristici di massa attribuibili a militanti islamisti, di estrema destra o di estrema sinistra, il terrorismo interno è stato elevato a preminente minaccia alla sicurezza nazionale tanto da giustificare l’emanazione della prima strategia domestica contro tale fenomeno (National Strategy for Countering Domestic Terrorism).

Fonte: csis.org

La strategia si articola su quattro pilastri. I primi tre ambiti sono strettamente connessi fra loro e prevedono misure tattiche, repressive e preventive di breve-medio termine, poiché riguardano rispettivamente le attività di intelligence, la prevenzione di crimini terroristici e il law enforcement

Il primo perno si concentra sulla comprensione e condivisione delle informazioni e dei flussi finanziari relativi al terrorismo nazionale e sul monitoraggio delle attività di sospetti terroristi sia sul web che nel mondo reale, in collaborazione tra i vari livelli del governo federale, il settore pubblico e le piattaforme tecnologiche. 

Il secondo si propone di prevenire le attività di reclutamento e di mobilitazione alla violenza dei terroristi domestici reprimendo contenuti online chiaramente terroristici o in grado di ispirare azioni terroristiche e di addestrare veterani e militari in servizio affinché non cadano nelle maglie del reclutamento di gruppi estremisti. A tal fine il Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) ha lanciato un sistema in grado di pattugliare i social media ed inviare allarmi su informazioni e post che possano infiammare violenze terroristiche domestiche.

Il terzo prevede lo sviluppo di adeguati strumenti giuridici e legislativi per l’incriminazione delle attività riferibili alla categoria del terrorismo domestico.

Il quarto ed ultimo pilastro mira ad affrontare la cause strutturali, culturali e di lungo termine della violenza suprematista: il razzismo sistemico, la proliferazione di armi, la polarizzazione sociale alimentata da disinformazione e teorie cospirative che attecchiscono sul web amplificate dagli algoritmi delle piattaforme di condivisione feed.

Vi sono tuttavia due elementi decisivi che non vengono menzionati nella strategia contro il terrorismo domestico e che rappresentano rispettivamente la ragione profonda e la più spettacolare conseguenza del malessere che inquieta la pancia dell’America profonda: la fatica imperiale e il sostegno dell’ala trumpiana a milizie e gruppi suprematisti bianchi, strumentalizzati da Trump ora come plotoni pretoriani a difesa della sua cerchia di fedelissimi ora come vettore di destabilizzazione e di odio sociale e politico.

Fattori non citati forse perché ritenuti passeggeri o forse per non prestare il fianco ai competitor e palesare ciò che non viene colto dalla gran parte degli analisti e cioè che l’unico vero rivale dell’America è l’America stessa e non una Cina, il cui progresso economico continua a dipendere dalle esportazioni e dall’accesso a capitali e tecnologie statunitensi.


[1] L’ultimo pacchetto di aiuti militari statunitensi all’Ucraina (400 milioni di dollari) include 1.100 droni tattici Phoenix Ghost, sistemi di comunicazione e sorveglianza tattici e finanziamenti per il rinnovo di missili di difesa aerea HWAK e dei carri armati T-72 di fabbricazione sovietica donati dalla Repubblica Ceca (45 esemplari) e dai Paesi Bassi (altri 45). A tali armi, disegnate addosso alle caratteristiche tattiche, operative e geografiche dell’imminente battaglia campale di Kherson, si aggiungono le centinaia di generatori elettrici, caldaie e apparecchiature di riscaldamento che l’USAID ha iniziato a consegnare per tamponare la distruzione delle infrastrutture energetiche da parte dei russi 

[2] Oltre ad esponenti politici, possibili target di attentati terroristici potrebbero essere edifici governativi, moschee, sinagoghe, chiese e cliniche per aborti, già oggetto di minacce, incendi e sparatorie negli ultimi anni.

[3] Nello stesso anno il 20% dei casi di terrorismo domestico sono stati di responsabilità di anarchici ed estremisti di sinistra e il restante 14% di estremisti con altre motivazioni, come i Boogaloo Bois e jihadisti-salafiti.

Classe 1994, laurea in giurisprudenza con lode all’Università LUISS Guido Carli di Roma, ha conseguito un Master in Affari Strategici alla School of Government della LUISS Guido Carli, con tesi in “L’interesse nazionale italiano nel contesto della sfida strategica tra Usa e Cina per la leadership globale. Rischi e opportunità dell’adesione italiana alla Belt&Road Initiative”, e un Master in Geopolitica e Relazioni Internazionali presso il Centro Studi Geopolitica.Info – Università Sapienza di Roma, con tesi in “La maturazione imperiale degli Stati Uniti e il nuovo secolo americano”. Appassionato e studioso di geopolitica americana, collabora con IARI dal giugno 2020 per l’area Usa&Canada, della quale dal settembre 2021 è caporedattore.

Latest from USA E CANADA