LA DOPPIA FACCIA DELLE SANZIONI ALL’IRAN PER LA VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI

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Il Consiglio dell’UE, riunito nel Consiglio degli Affari Esteri, ha decretato l’imposizione di nuove sanzioni nei confronti di 11 individui e 4 unità Iraniane per le violazioni dei diritti umani che stanno dilagando nel paese.

Lunedì 17 ottobre la polizia morale Iraniana e due dei suoi personaggi chiave, Mohammad Rostami e Hajahmad Mirzaei, le forze dell’ordine iraniane (LEF) ed un numero di suoi capi locali, nonché Issa Zarepour, ministro Iraniano delle Tecnologie dell’informazione e della comunicazione, sono stati inseriti all’interno della lista dei soggetti da colpire con misure del sistema sanzionatorio per i diritti umani già esistente nei confronti dell’Iran.

Ad oggi, tale elenco comprende un totale di 97 persone ed 8 entità; che vede l’aggiunta di questi nuovi soggetti alle precedenti sanzioni per uguali violazioni indirizzate al capo dell’organizzazione Basij, comandanti delle guardie rivoluzionarie islamiche (IRGC), comandanti della polizia iraniana, direttore di numerose carceri e 3 prigioni.

Le ultime misure imposte consistono in un divieto di espatrio (divieto di rilascio del visto) e congelamento dei beni, oltre al divieto per cittadini e compagnie europee di mettere a disposizione fondi a questi individui ed entità, insieme ad un divieto di esportazione all’Iran di attrezzatura che potrebbe essere utilizzata per repressioni interne e per il monitoraggio delle telecomunicazioni.

Questa decisione è arrivata a seguito dell’invito del Parlamento Europeo all’imposizione di sanzioni nei confronti delle forze di sicurezza iraniane responsabili di aver usato la forza in modo “diffuso, intenzionale e sproporzionato” verso i manifestanti.

Contesto: perché l’imposizione di sanzioni?

La situazione odierna in Iran vede il propagarsi di proteste in tutto il paese, sviluppatesi a seguito della morte della 22enne Mahsa Amini dopo il suo arresto da parte della polizia morale per un uso improprio del velo islamico, l’hijab (allentato, che lasciava esposti troppi capelli).

Questa vicenda ha provocato una sollevazione nazionale (ed internazionale) che ha visto donne, ragazze e studentesse (poi supportate da uomini, ragazzi e studenti) bruciare i propri veli e tagliare i propri capelli in segno di ribellione nei confronti delle regole morali Iraniane. Oggigiorno, tuttavia, tali proteste si sono trasformate in qualcosa di più grande; rappresentando una lotta contro il regime teocratico che governa il paese. 

La risposta da parte delle forze di sicurezza nazionale non ha tardato ad arrivare, commettendo molteplici violazioni dei diritti umani e contando ad oggi 215 morti, inclusi 27 bambini; così come la decisione di bloccare internet, volto sia alla limitazione della possibilità di organizzare le proteste che a far circolare quante meno informazioni possibili; l’arresto di numerosi manifestanti, seguito da dichiarazioni di varie condanne a morte; e, come riportato dalle Nazioni Unite, l’uso di munizioni attive, pallini da caccia, gas lacrimogeni e proiettili metallici contro i gruppi in protesta.

Risposta: le dichiarazioni dell’Iran

L’Iran ha risposto all’imposizione di ulteriori sanzioni con affermazioni da prima giunte per la sola prospettiva dell’imposizione, precedentemente alla loro effettiva proclamazione.

POLITICO riporta che il ministro degli Affari Esteri Iraniano, Hossein Amirabdollahian, in una lettera inviata all’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, aveva dichiarato che ciò “comporterebbe un impatto deleterio sulle relazioni tra Europa ed Iran”; già viste dal ministro “nel loro momento più fragile”. 

Similmente comunicazioni sono pervenute ad ambasciatori europei da parte dell’ambasciatore Iraniano all’UE, Gholamhossein Dehghani. Egli ha sottolineato, in particolare, il legame tra la possibilità di queste misure ed i negoziati mediati dall’Unione sull’Accordo Nucleare Iraniano, sostenendo che “in questo momento cruciale, quando c’è una vera possibilità di rilancio dell’Accordo a seguito dei midterms negli Stati Uniti, ciò risulta tanto più critico”.

Con l’imposizione vera e propria, Nasser Kanaani, portavoce del Ministero degli Affari Esteri dell’Iran, ha condannato la decisione descrivendola come una violazione del diritto internazionale ed un chiaro esempio di interferenza negli affari interni della Repubblica Islamica dell’Iran. Inoltre, il ministro ha considerato deplorevole che tali decisioni siano state prese sulla base di informazioni distorte e fabbricate da paesi “nemici dell’Iran” e dai media a loro affiliati (riferendosi, come fatto in precedenza, ai paesi occidentali e specialmente agli Stati Uniti; ritenuti responsabili di esagerazioni sulla dimensione delle proteste nonché di essere sostenitori delle stesse). Egli vede tale decisione come un’ulteriore indicazione di un approccio distorto e di un utilizzo strumentale dei diritti umani per il raggiungimento di obiettivi politici; infine riportando che la decisione è da considerare “respinta, inefficace, non valida”.

Prospettive: il futuro per l’UE

L’imposizione delle sanzioni è avvenuta grazie ad un voto unanime del Consiglio UE, dimostrando cioè una coesione tra i 27 stati membri nel condannare l’inosservanza del rispetto di diritti fondamentali quali i diritti umani.

Ciò mostra come l’Unione sia rimasta fedele a precedenti decisioni prese per la tutela di questi diritti nel paese. Infatti, diversamente dalle sanzioni per il contrasto alle attività di proliferazione nucleare, le misure restrittive connesse alle violazioni dei diritti umani sono state mantenute fin dal 2011; senza revoche ed invece con l’aggiunta di soggetti a tale lista.

Una possibile spiegazione potrebbe ricondursi alla gravità dell’impatto di tale contesto, ossia l’UE vede colpito e messo a repentaglio uno dei suoi valori fondamentali: i diritti umani. All’interno dei Trattati Europei, infatti, si può notare come il riferimento a questa tutela figuri fin dai primi articoli e venga definita come uno dei valori sui cui l’Unione si fonda (Articolo 2 del Trattato sull’Unione Europea, TUE).

Queste ultime sanzioni, essendo state imposte non solamente nei confronti di individui ma anche di istituzioni responsabili per le violazioni, potrebbero avere infatti un impatto anche a livello nazionale e di conseguenza sulle relazioni dell’Iran con l’Unione Europea; in primo luogo visibile nelle trattative per l’Accordo sul Nucleare Iraniano in cui l’UE svolge il ruolo di mediatore tra gli Stati Uniti e l’Iran. Essi sono infatti i due principali protagonisti del difficile rilancio del documento, essendo gli Stati Uniti coloro che nel 2018, per decisione del presidente Trump, lo hanno abbandonato, imponendo nuovamente sanzioni. Eppure, successivamente all’arrivo di Biden alla Casa Bianca, promesse sono state fatte per un ritorno allo stesso.

A seguito della repressione delle proteste di questi ultimi mesi, tuttavia, le dichiarazioni degli Stati Uniti sono state un cambio di focus nelle relazioni con l’Iran; ossia non più volte al ristabilire l’Accordo sul Nucleare ma indirizzate al valore e coraggio degli Iraniani, perciò supportando le manifestazioni.

Questo quadro mostra un’ipotetica eventualità di fallimento della conclusione di tale Accordo che, se dovesse avvenire, provocherebbe serie ripercussioni per l’Unione. L’assenza di un documento vincolante genererebbe infatti una ripresa dei progetti nucleari dell’Iran e potenzialmente una tentazione di emulazione da parte dei suoi vicini. 

Questa situazione infliggerebbe un duro colpo al paventato ruolo di potere normativo dell’UE, la quale vede il suo potere non confinabile ad un potere economico o militare ma ulteriormente espresso attraverso idee ed opinioni. L’UE infatti punta alla persuasione e alla spinta all’emulazione al fine di promuovere principi ritenuti fondamentali, con la conseguenza che il quadro appena descritto dovrebbe esser visto come un forte contraccolpo negativo all’immagine dell’UE.

Inoltre, le preoccupazioni legate ad un allontanamento dell’Iran dall’Unione si potrebbero anche giustificare con il possibile riavvicinamento dell’Iran ad altri attori internazionali come Cina o Russia; entrambi paesi oggetto di discussione a Bruxelles per violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale. 

Tale ricongiungimento può essere, ad esempio, riscontrato nel recente invio di droni Iraniani alla Russia, poi impiegati nell’attuale conflitto contro l’Ucraina. Questo avvenimento difficilmente poteva essere bypassato dall’Unione, infatti, nonostante Mosca e Teheran neghino l’avvenuto, vede già ripercussioni; con l’imposizione di nuove sanzioni per 3 individui ed 1 unità Iraniana. 

Perciò, queste azioni non faranno altro che alimentare la tensione tra l’Iran e l’UE; apportando nuovi attriti per l’adozione dell’Accordo sul Nucleare. Un alto funzionario europeo è infatti arrivato ad affermare come l’Accordo non conti più e che “ci siamo abituati all’idea che ciò non andrà avanti”, facendo quindi progressivamente delineare all’orizzonte la temuta non adozione del documento con le connesse conseguenze.

Da ultimo è possibile chiedersi se l’Unione abbia davvero bisogno delle vicinanza all’Iran e la risposta non può che essere affermativa. Non solamente ciò si deve alla missione dell’UE per la salvaguardia delle norme e diritti internazionali, ma anche alla stabilità che l’Iran garantisce nel Medio Oriente e Golfo Persico, incluso dal punto di vista della gestione dei movimenti migratori verso l’Europa, e come questo paese potrebbe anche rivelarsi una preziosa fonte di sicurezza energetica (specialmente nel critico contesto odierno che vede l’Unione in cerca di una diversificazione dei suoi fornitori), nonché un vasto mercato per le compagnie europee.

Perciò, per quanto i rapporti tra i due soggetti siano vantaggiosi, dimostrando quindi l’importanza di una loro preservazione, vi sono e rimarranno tuttavia ostacoli da parte di entrambi per una stabile collaborazione.

L’Unione, nonostante l’utilità dell’Iran per sue politiche, non accetterà mai violazioni di suoi valori fondamentali; e l’Iran, malgrado l’UE sia uno dei suoi principali importatori e contatto rilevante per la partecipazione in vari contesti internazionali, non cederà mai, a sua volta, sui valori che considera a fondamento della Repubblica Islamica stessa. Se però si pensa che fin dal 2011 l’UE ha imposto sanzioni per le violazioni dei diritti umani e che nonostante ciò l’Accordo sul Nucleare sia stato concluso nel 2015, è possibile presumere che vi siano ancora strade diplomatiche percorribili per giungere ad un compromesso. 

Ciò che risulta sicuramente complesso è una revoca di tali misure restrittive o l’abbandono da parte Iraniana di repressione del dissenso civile (in quanto già mantenuto nonostante le esistenti sanzioni e non intercambiabile con vantaggi economici essendo facilmente sostituibili da sostegni Russi o Cinesi).

Per le future relazioni quindi molto dipenderà dal comportamento degli Stati Uniti riguardo le trattative sul nucleare, decretando l’effettiva possibilità di un compromesso raggiungibile.

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