UE-ACP, stallo sul rinnovo dell’accordo di cooperazione

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Fonte Immagine: https://climate.ec.europa.eu/news-your-voice/news/european-union-and-organisation-african-caribbean-and-pacific-states-oacps-call-acceleration-climate-2021-10-12_en

Dopo due anni e mezzo di negoziati, il 15 aprile 2021 i commissari Jutta Urpilainen e Robert Dussey hanno siglato l’accordo tra Ue e ACP, che va a sostituire il precedente accordo di Cotonou. Ad un anno e mezzo dalla firma, però, l’accordo resta non ratificato. 

L’Unione europea è il primo donatore mondiale e uno dei principali attori in termini di assistenza e cooperazione allo sviluppo. Nell’ambito della sua politica di cooperazione internazionale allo sviluppo, l’Ue stipula accordi di associazione o cooperazione con Stati terzi o gruppi di Stati terzi, instaurando con essi dei rapporti di partenariato che danno luogo ad una cooperazione ad ampio raggio. In tal modo, mira a contribuire alla riduzione e alla progressiva eliminazione della povertà favorendo lo sviluppo nei settori del commercio, dell’ambiente, delle infrastrutture, della good governance, della coesione sociale e dell’occupazione, promuovendo, al contempo, la democrazia e la tutela dei diritti umani. 

Nell’ambito della sua politica di cooperazione allo sviluppo, l’Ue ha instaurato importanti rapporti di cooperazione con Paesi di tutto il mondo, ma i suoi primi e principali interlocutori sono i Paesi ACP. Quello con i Paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico è un partenariato di lunga data, come dimostrano i vari accordi sottoscritti a partire dalla Convenzione di Lomé del 1975, rinnovata quattro volte e sostituita, nel 2000, dalla Convenzione di Cotonou, istitutiva dell’accordo di partenariato ACP-UE, un accordo bilaterale tra l’Unione europea e 79 Stati ACP. L’Accordo di Cotonou, che unisce oltre 100 paesi partner e circa 1,5 miliardi di persone, è tra gli accordi di partenariato più completi che l’Ue abbia mai sottoscritto con Paesi terzi. 

Basato sull’uguaglianza tra i partner, sull’integrazione globale e sul dialogo, l’accordo inizialmente era finalizzato soprattutto alla cooperazione economica e commerciale. Successivamente, con l’emergere delle nuove sfide globali, l’accordo è stato aggiornato in funzione di nuove aree prioritarie: migrazioni e mobilità, cambiamento climatico, sostenibilità, diritti umani, democrazia, parità di genere, sicurezza e stabilità politica. Il 15 aprile 2021, dopo due anni e mezzo di negoziati, è stato siglato il nuovo accordo di partenariato tra Ue e OACPS (l’Organizzazione degli Stati dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico, precedentemente noto come Gruppo degli Stati ACP). Così come quello precedente, anche il nuovo accordo di partenariato durerà 20 anni. Tuttavia, ad oltre un anno e mezzo dalla fine dei negoziati, l’accordo resta non ratificato. 

Ad ostacolare la ratifica dell’accordo sarebbe, in particolar modo, l’Ungheria. Il governo di Budapest, infatti, chiede alla Commissione di esigere un maggiore impegno dei partner per quanto riguarda gli obblighi in materia di rimpatrio e di riammissione dei migranti. Dal canto loro, anche gli Stati africani sembrano essere interessati a ritrattare alcune clausole in materia di parità di genere. Tuttavia, vista l’importanza delle materie contemplate dall’accordo di cooperazione e considerato il ritardo accumulato rispetto alla ratifica, il Parlamento europeo chiede agli Stati membri di finalizzare l’accordo. Allo stesso modo, anche i membri dell’Assemblea parlamentare paritetica UE/ACP, a margine dell’incontro che si è tenuto a Maputo dal 29 ottobre al 2 novembre, hanno lanciato un appello urgente affinchè l’accordo post-Cotonou venga ratificato ed entri in vigore il prima possibile, per dare inizio ad una nuova fase di cooperazione tra l’Ue e gli Stati ACP.

In particolare, Carlos Zorrinho, copresidente dell’Assemblea parlamentare paritetica UE/ACP, ha dichiarato“Tra i paesi dell’Europa, dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico, esistono diversi punti di vista e interessi su come affrontare le sfide globali. Tuttavia, grazie a nei nostri dibattiti siamo riusciti a stabilire una consapevolezza comune che solo una cooperazione globale rafforzata può far fronte alle crisi globali. Abbiamo fatto un passo avanti nel creare fiducia tra di noi, permettendoci di proporre ai nostri rispettivi paesi misure concrete nella lotta contro il cambiamento climatico, la crisi alimentare, la perdita di biodiversità, il terrorismo e l’insicurezza”.

Ha conseguito la laurea magistrale con lode in Studi internazionali presso l'Università "L'Orientale" di Napoli con una tesi sulle relazioni esterne dell'UE. Iscritta all’Albo dei giornalisti pubblicisti, ha collaborato con diverse testate giornalistiche, occupandosi di Politica ed Esteri. In seguito, ha intrapreso il percorso professionale da consulente.
Per lo IARI è caporedattrice della Redazione Europa. In particolare, si occupa di Affari europei ed Euro-Mediterraneo. È profondamente convinta che per comprendere la realtà che ci circonda sia necessario contestualizzare i fenomeni geopolitici, mai isolati e sempre interconnessi tra loro. Collaborare con lo IARI, analizzando temi di respiro europeo e internazionale, le permette di coniugare i suoi più grandi interessi: la scrittura e la politica internazionale.

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