IL DILEMMA DEI GIACIMENTI DI GAS

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Il conflitto Russo-Ucraino ha posto questioni importanti riguardanti la dipendenza dell’Italia dal gas russo.  Nel corso del 2021, l’Italia ha estratto 3,3 miliardi di m3 di gas naturale. È naturale chiedersi, pertanto, il motivo per il quale si pone tale problematica. 

L’Italia come potenza energetica

L’argomento sui giacimenti petroliferi è grandemente dibattuto in quanto diverse personalità, negli ultimi anni,  hanno sostenuto che l’Italia potrebbe diventare una potenza energetica se si servisse dei propri giacimenti petroliferi nel mar Adriatico. Ciò porterebbe ipoteticamente ad una diminuzione della bolletta energetica e ad una realizzazione, in parte, della domanda interna del paese.

Attualmente, in Italia sono presenti 350 miliardi di metri cubi di gas naturale. Nel bilancio mensile del gas naturale pubblicato dal MISE il consumo interno lordo è di 76 miliardi di metri cubi con un’estrazione di 3,3 miliardi di metri cubi di gas. Grazie a questi dati si può comprendere che sì, è possibile pensare ad un incremento della produzione interna, se si sfruttano nel complesso tutti i giacimenti presenti, ma ciò non porterebbe ad una diminuzione rilevante della bolletta energetica. Infatti, per questo motivo, l’Italia ha attuato misure contro l’aumento di costi di energia con il “decreto bollette” al fine di contenere le oscillazioni dei prezzi causati da situazioni di crisi, come ad esempio, il corrente conflitto Russo-Ucraino.

Giacimenti petroliferi italiani e questione croata

Storicamente, il petrolio italiano fu scoperto nel 1882, ma si può notare come l’uso di tale miscela divenne fondamentale solo allo scoppio della Prima guerra mondiale, in quanto venne sfruttata per l’uso di strumentazioni da guerra, come ad esempio, le macchine. A partire da quegli anni si cercò di esplorare per la ricerca di altri giacimenti, ma a causa delle strumentazioni obsolete non si arrivò mai realmente ad un esito positivo. Grazie alle tecnologie militari, invece, negli anni della prima metà del Novecento si ebbe la possibilità di trovare nel sottosuolo italiano fonti di petrolio.

In ambito europeo, l’Italia ha un ruolo rilevante nel campo di giacimenti petroliferi. Infatti, esso si può definire come una mini-potenza grazie ai suoi giacimenti, anche se di piccole dimensioni, e al volume delle riserve. La sua posizione minore è dovuta al fatto che i giacimenti, sia offshore che onshore, sono per lo più frammentati motivo per cui vi è una difficoltà non solo nello sfruttamento ma anche nella sua individuazione . Nel corso degli anni sono stati, infatti, scoperti più di 500 giacimenti di petrolio e di gas e secondo le «stime degli ingegneri minerari e dei geologi, nel sottosuolo d’Italia sono nascosti (tra riserve certe e possibili) 1, 8 miliardi di barili di petrolio e 350 miliardi di metri cubi di gas» .[1]Attualmente, l’estrazione avviene maggiormente in Sicilia, in Basilicata e nel Golfo di Venezia. Quest’ultimo, essendo geograficamente vicino ai giacimenti croati, è stato oggetto di diverse discussioni in quanto l’opinione pubblica suppone che la Croazia estragga nel Mar Adriatico il gas naturale anche sfruttando i giacimenti italiani. Sebbene, si possa pensare che quanto detto sia vero, si può però riscontrare, attraverso l’analisi dei dati sia dell’ente italiano che croato , che in termini numerici sia l’Italia il maggior estrattore di gas. Ciò in quanto si deve far riferimento anche alla proporzione della popolazione, che senza dubbio è minore rispetto a quella italiana.

Purtroppo, l’Italia al momento non sfrutta completamente le proprie riserve per diversi fattori quali la diminuzione della capacità estrattiva che porta ad una riduzione dell’attività, la spesa generale dei costi che porterebbe nel lungo periodo ad una situazione di sfavore economico e, infine, l’essere privo di grandi giacimenti di gas naturale.

Prospettive, effetti e conseguenze

Sebbene l’Italia sia potenzialmente un territorio ricco di giacimenti petroliferi e di risorse energetiche, essa incontra diverse difficoltà all’interno del settore a causa delle strategie attuate nel passato, ossia la scelta di interfacciarsi con il mercato estero nell’acquisto di gas. Infatti, si può constatare che la politica implosiva del passato, secondo il ministro Cingolani, ha portato ad una riduzione notevole della produzione del gas naturale italiano. Queste questioni sono ulteriormente aggravate dal conflitto russo-ucraino poiché tale escalation porta inevitabilmente ad un rialzo dei prezzi, ad un blocco del mercato russo a causa delle sanzioni poste dai Paesi Membri della Nato che, per timore o per buon nome, evitano di stabilire relazioni solide. Ciò spinge i paesi come l’Italia, che dipendono fortemente da Mosca, a reinventarsi e trovare delle alternative valide per colmare questa grande crisi.

Attualmente, l’unico aspetto su cui potrebbe puntare l’Italia è il settore delle energie rinnovabili e quindi della transizione energetica. È chiaro, però, che anche in questo caso specifico che i risultati potrebbero vedersi nel lungo periodo. L’obiettivo, quindi, potrebbe essere quello di avere una strategia ad hoc, ben strutturata e che si possa posizionare su un livello di pari valore e potere economico in quanto tale situazione di incertezza avrà un punto finale solo al termine del conflitto.


[1] J. Gilberto, Gas in Sicilia e Adriatico: ecco la mappa dei giacimenti dove si potrà estrarre, 20 febbraio 2022, Il Sole 24ore

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