Kosovo-Serbia: alta tensione

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La tensione tra i due Paesi, legata alla cosiddetta “guerra delle targhe”, rimane elevata mentre l’UE cerca di sedarla sotto lo sguardo interessato di Mosca.

La situazione tra Kosovo e Serbia rimane di grande tensione. Negli ultimi giorni si è infatti riaccesa la questione della cosiddetta “guerra delle targhe” che aveva già causato tensioni quest’estate. Il Kosovo, indipendente de facto dalla Serbia da quasi 15 anni, vuole infatti imporre l’utilizzo di targhe proprie ai suoi abitanti, decisione a cui la comunità serba che abita nel nord del Paese e utilizza ancora le targhe serbe si oppone fermamente, sostenuta da Belgrado. Pristina, sotto pressione internazionale, ha già più volte rinviato l’entrata in vigore di questa norma, prima da agosto a settembre e poi al 31 ottobre.

Per quanto Washington e Bruxelles ritengano legittima la decisione kosovara, allo stesso tempo fanno pressione su Pristina affinché dilazioni quanto più possibile l’entrata in vigore della norma così da renderla più accettabile per Belgrado e stemperare le tensioni, preoccupati dalla possibile escalation tra i due Paesi. Pristina ha deciso così di rinviare nuovamente la sua entrata in vigore ad aprile 2023, dividendo tale periodo intermedio in diverse tappe nelle quali sarà previsto un ammonimento prima e una multa dopo, prima dell’inizio del divieto vero e proprio che implicherà il sequestro dei veicoli.

Nonostante ciò la situazione tra Belgrado e Pristina rimane molto tesa come evidenziato dalla segnalazione da parte della premier serba Ana Brnabić circa la presenza di droni spia sulla linea che separa i due Paesi, avvistamento che come ha affermato il ministro della difesa serbo Vučević è volto a controllare le postazioni militari serbe e si è ripetuto più giorni costringendo Belgrado a far decollare i propri aerei. Vučević ha affermato di non poter rivelare l’appartenenza dei droni ma che essi provenivano dalla regione del Kosovo, aggiungendo inoltre che le Forze armate serbe sono state messe in stato di allerta su ordine del presidente Vučić e che in caso di ulteriori avvistamenti essi saranno abbattuti.

Nonostante il nuovo rinvio all’entrata in vigore della norma da parte del Kosovo la situazione rimane dunque di alta tensione. La destabilizzazione dei Balcani occidentali, la cui natura esplosiva implica un basso sforzo per riaccenderla, va a chiaro vantaggio di Mosca che non può che beneficiare dall’alleggerimento dell’attenzione internazionale dal quadrante ucraino. È anche per questo che l’UE sta mostrando un particolare attivismo nell’area, evidenziato dal recente viaggio della presidente della commissione europea von der Leyen che si è recata nei Paesi della regionesoprattutto per promuovere il supporto economico legato al tema energetico, oltre che per rilanciare il progetto di allargamento comunitario nell’area. L’UE è infatti consapevole che l’attuale crisi energetica e l’emancipazione del continente dalle forniture russe è un processo delicato soprattutto per la regione balcanica che risente della propria forte instabilità, delle tensioni interne e della storica influenza russa.

La necessità di arrivare velocemente a una normalizzazione della situazione tra Serbia e Kosovo è stata inoltre espressa dal cancelliere tedesco Scholz ed è al centro anche della Conferenza dei Balcani occidentali apertasi a Berlino e che dovrebbe condurre a un accordo che faciliterà il movimento tra la regione e l’UE e permetterà il riconoscimento dei rispettivi titoli di studio.

Il quadro nei Balcani occidentali, in particolare per la loro forte instabilità e lo storico ascendente che Mosca ha sulla regione, rimane dunque delicato. Per questo motivo Bruxelles e Washington hanno tutto l’interesse a placare la situazione, promuovendo quanto più possibile la stabilità dell’area e scongiurando l’escalation tra Belgrado e Pristina.

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