Una rivoluzione generazionale: le proteste in Iran 

8 mins read
Fonte foto: The Guardian (AP Photo/ James Ross)

In Iran, la popolazione si sta ribellando alle autorità governative a causa di un malessere generalizzato, che deriva da anni di soffocamento, violenza, discriminazione e recessione economica. Il sistema politico continua ad essere ancorato alle sue scelte di reprimere con ogni mezzo il dissenso, tuttavia la nuova generazione non sembra disposta a desistere e continua la sua battaglia per godere delle proprie libertà individuali. 

L’Iran, da alcune settimane, è scosso da una profonda ondata di manifestazioni e proteste in nome della libertà del popolo iraniano. Si tratta di un movimento dal volto nuovo rispetto al passato rivoluzionario nazionale, che si scagliava soprattutto contro la corruzione del sistema e le diseguaglianze in una realtà di povertà e scarsità di risorse. Oggi, i manifestanti rifiutano ogni forma di autoritarismo in favore di una democrazia fatta di diritti e libertà. 

La scintilla delle proteste è stata la morte di una giovane donna, Mahsa Amini, arrestata dalla polizia morale per non aver indossato correttamente l’hijab e brutalmente percossa. Questa morte è avvenuta in un contesto di forte esasperazione della popolazione, soprattutto femminile, causata dalla brutale repressione e dalla violazione dei diritti umani da parte delle autorità governative. Ormai, il fuoco delle proteste è esploso e, come sostiene Davood Karimi, Presidente dell’Associazione dei Rifugiati Politici Iraniani residenti in Italia, gli iraniani vogliono «liberarsi dalla dittatura e prima o poi ci riusciremo». 

Secondo le testimonianze di attivisti per i diritti umani, dall’inizio delle manifestazioni, quasi 12.500 persone sono state arrestate e quasi 250 uccise. Il governo, infatti, ha risposto con il pugno di ferro, inasprendo ancora di più la rigidità della società, caratterizzata da pervasivi sistemi di controllo per soffocare l’opposizione e dall’imposizione di severe regole sull’abbigliamento femminile, che includono l’utilizzo della tecnologia di riconoscimento facciale per identificare le donne che violano la legge sull’hijab.  

Essere donne in Iran equivale ad essere facile bersaglio di molestie, aggressioni e intimidazioni. I loro diritti umani sono negati e violati arbitrariamente ogni giorno, rendendole vittime di un sistema che impedisce loro di scegliere autonomamente come vivere la propria vita. 

Il nuovo volto delle proteste

Il velo, nella storia iraniana, rappresenta un simbolo di lotta: da simbolo di resistenza durante l’epoca dello Scià Reza Pahlavi, che vietò di indossarlo in linea con il suo piano di occidentalizzazione nazionale, si è convertito oggi in simbolo di oppressione della teocrazia degli ayatollah. Le manifestazioni recenti non sono una novità per lo Stato che, da anni, deve fronteggiare le recriminazioni dei suoi cittadini, i quali chiedono a gran voce di allentare il rigido codice morale vigente che annichilisce le donne. La ribellione è una reazione ad un’ingerenza sproporzionata del potere nella vita e nelle scelte personali di ognuno, poiché si è privati della propria libertà di decidere autonomamente.  

L’Iran post rivoluzionario è sempre stato scosso da terremoti di protesta, ma oggi la rivolta assume connotati nuovi. 

In passato, i movimenti erano frammentati territorialmente e socialmente, facendosi portavoce esclusivamente delle esigenze di una determinata regione, di una specifica classe sociale o gruppo etnico. Invece, attualmente, le protestesono sintomo di un profondo malcontento nei confronti di un governo clericale nel quale il popolo, soprattutto le nuove generazioni, fatica a riconoscersi. Questo ha reso possibile superare le tradizionali divisioni di classe, geografiche ed etniche, originando un movimento unitario di rivolta, unico nel suo genere.

La sorte di Mahsa Amini, divenuta emblema dell’ingiustizia quotidiana di cui le iraniane sono vittime, ha fatto esplodere la frustrazione della popolazione per decenni di discriminazione di genere, repressione, mancanza di partecipazione democratica e difficoltà economiche. 

A causa dell’insoddisfacente risposta della classe dirigente ai problemi che affliggono l’Iran, come il deterioramento economico, l’ingerenza nella vita dei suoi cittadini, la corruzione diffusa, la popolazione ha perso ogni speranza di riformare il proprio paese, quindi pretende drastici cambiamenti e la caduta dell’attuale governo. 

I principali fautori di queste proteste sono i giovani che, grazie all’utilizzo dei social media, hanno avuto la possibilità di interfacciarsi con una realtà differente dalla propria e conoscere stili di vita eterogenei. Sono, pertanto, consapevoli del mondo e dei loro diritti, per i quali sono disposti ad affrontare un rigido sistema di controllo e soppressione. È una generazione priva di ideologia, in quanto non si identifica in nessun schieramento politico e reclama semplicemente la propria libertà di scelta. Per tale ragione, le sue rivendicazioni si focalizzano su un cambiamento radicale della società, in cui la laicità dello Stato e l’assenza di autoritarismo sono i nuovi pilastri.  

È il movimento di protesta più moderno del nostro secolo, la cui leadership è prettamente femminile. Secondo il sociologo franco iraniano, Farhad Khosrokhavar, «siamo davanti a un movimento femminista lanciato dalle donne che attraversa tutte le classi sociali e assume una dimensione nazionale. È un fenomeno assolutamente inedito». Infatti, una peculiarità fondamentale di questo movimento è il coinvolgimento massiccio di iraniani di ogni età, fascia sociale e sesso, rendendo incontrovertibile quanto sia sentita la necessità di mutamento nazionale.  

Una rivolta senza fine

Le iraniane e gli iraniani non si stanno lasciando intimorire dalla brutale reazione governativa alle loro pretese di cambiamento, anzi appaiono sempre più determinati a proseguire con questo braccio di ferro tra rinnovamento e conservatorismo. 

Le autorità iraniane, dinnanzi ad un movimento così compatto e determinato, saranno disposte ad ascoltare la voce del popolo oppure proseguiranno con la strategia della repressione di ogni forma di dissenso?

In questo momento, una risposta esaustiva e certa non esiste, in quanto occorrerà continuare a monitorare quanto sta accadendo nel paese. Tuttavia, è evidente che il ricambio generazionale sta cambiando il volto della società iraniana, provocando turbamenti politici ed istituzionali. 

Secondo Pejman Abdolmohammadi, in Iran, si è innescata una nuova fase di contestazioni, il cui collante è la richiesta di modernizzazione politica e culturale. Il governo continua a privilegiare un atteggiamento di chiusura e, se mai dovesse esserci uno spiraglio di ammorbidimento nelle politiche sociali, sarà solo quando avrà ripristinato la sua autorità indiscussa. 

Latest from MEDIO ORIENTE DAILY