Quasi 270 giorni di guerra: è cambiato qualcosa?

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I russi avanzano nelle direzioni di Bakhmut, Avdiivka e Novopavliv, nel Donbass; questo è quanto riferito dallo Stato maggiore delle forze armate ucraine.  Dopo la controffensiva di settembre, l’esercito ucraino, oggi, si trova a difendere gli insediamenti di Makiivka, Nevske e Bilogorivka nel Lugansk e di Verkhnokamyanske, Spirne, Bakhumut, Mayorsk, Pervomaiske, Novomykhailivka, Vodyane, Pavlivka e Prechistivka nel Donetsk. 

Questo avanzamento dell’esercito russo, cosa dovrebbe indurci a riflettere? 

Che la guerra in Ucraina – come scrivo e ripeto ormai da mesi – non si concluderà nel breve termine con una vittoria sul campo, per nessuna delle due parti in causa. Ad essere irrimediabilmente danneggiato non sarà l’espansionismo economico euro/americano o gli interessi russi nel Donbass ma la popolazione ucraina, che potrebbe ritrovarsi a vivere, nel giro di pochi anni (qualora si continuasse imperterriti da ambo le parti sulla retorica della vittoria a tutti i costi) in uno Stato fallito. Somalia, Afghanistan, Yemen, sono alcuni degli esempi più recenti.

Così come in un girotondo bellico, ci ritroviamo giunti in prossimità del nono mese di guerra senza che si siano fatti significativi progressi da quel famoso 24 febbraio.  Sull’Ucraina continuano a piovere missili, sono 47 gli attacchi aerei su 25 località in un solo giorno; l’establishment di Kiev continua a chiedere armi, ingresso nella NATO e forse (secondo qualche fonte non ancora confermata), viste le recenti minacce giunte dal Cremlino, anche la disponibilità di schierare bombe atomiche sul proprio territorio, in modo da creare un’effettiva deterrenza alla minaccia russa del nucleare tattico. 

In breve, in nove mesi poco si è fatto poco e poco si è voluto fare per disinnescare una guerra in pieno territorio Europeo, anzi, forse, si è proprio soffiato sulla fiamma del conflitto.  Rimanendo in tema di conflitto che diventa più cruento, proprio oggi è stato convocato l’ambasciatore britannico a Mosca per capire il ruolo degli specialisti britannici nella preparazione degli attacchi di Kiev alla flotta russa in Crimea. Pensare ancora ad un auto sabotaggio russo significherebbe riflettere in maniera poco analitica e classificherebbe il pensiero in modo del tutto anomalo per i normali standard intellettivi. 

È quanto mai improbabile che i russi, in meno di 40 giorni, abbiano sabotato il Nord Stream, facendolo esplodere, distrutto il ponte di Kerch e, adesso, attaccato la loro stessa flotta in Crimea. Se fosse così, significherebbe che Mosca sta combattendo due guerre, una con l’Ucraina e l’altra contro se stessa. 

Ma tali ragionamenti si spazzano via facilmente; Putin e la sua cerchia non hanno bisogno di scuse, se la guerra in Ucraina ci ha insegnato qualcosa è proprio questa, quando il Cremlino decide di fare una cosa non cerca capri espiatori o “false flag”, al massimo, una narrazione che coincida con le proprie azioni.

Cosa è cambiato allora in questi nove mesi? Niente

Anche la questione del grano è rimasta controversa come a febbraio; dopo l’attacco alla flotta in Crimea, inizialmente la Russia si era defilata dall’accordo sulle esportazioni, facendo cadere nuovamente la comunità internazionale nell’incertezza della crisi alimentare. Ma la Russia, per intercessione del presidente turco Erdogan, tornerà a fare parte dell’accordo che permette l’esportazione di migliaia di tonnellate di grano che partono settimanalmente da Odessa per raggiungere tutto il mondo. Putin non è stupido, capisce bene che a soffrire maggiormente di una crisi alimentare, dettata dall’assenza di grano e cereali, sarebbero inizialmente i Paesi dell’Africa e dell’area MENA, quelli che attualmente reputa i suoi alleati migliori. 

Tra questi, proprio l’Algeria risulta essere il più affidabile; più volte Algeri non si è espressa contro Mosca durante le votazioni in seno all’ONU che condannavano le azioni Russe in Ucraina.  In questo quadro di cooperazione, soprattutto militare, Algeria e Federazione Russa, stanno valutando un grosso accordo militare per il 2021,  in virtù dell’aumento del budget per la difesa pianificato da Tebboune. L’equipaggiamento militare dell’esercito algerino potrebbe così beneficiare di un profondo upgrade dato che si parla di un contratto di ammodernamento dell’arsenale algerino che potrebbe giungere fino a 12 miliardi di dollari. 

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