LE FORESTE DELL’UE. STRASBURGO VUOLE UNA STRATEGIA EUROPEA PIÙ SOSTENIBILE

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La deforestazione diventa tematica centrale al Parlamento europeo che nelle scorse settimane ha espresso la propria posizione per una gestione sostenibile delle foreste dell’Ue.

Nei giorni scorsi, il Parlamento europeo ha espresso la propria posizione in merito al tema della deforestazione globale imputabile all’Ue, proponendo alla Commissione di formulare una legislazione più vicina agli obiettivi previsti dal Green Deal e dalle altre strategie Ue per lo sviluppo sostenibile del territorio.

La deforestazione in Europa (e non solo) sta diventando un fattore sempre più allarmante

Come sottolinea in una nota il Parlamento europeo, «c’è un chiaro collegamento tra deforestazione e la domanda internazionale di merci la cui estrazione o produzione contribuisce al disboscamento globale e al degradamento». Oltre all’aumento della produzione delle emissioni di gas serra e alla perdita della preziosa biodiversità, alcuni studi hanno dimostrato che l’impatto del consumo complessivo dell’Ue sulla deforestazione globale sta diventando sempre più evidente.

Secondo il report del WWF sui consumi, l’Ue è il secondo importatore globale di deforestazione tropicale, alle spalle solo della Cina. In poche parole, si stima che l’UE-27 abbia importato e consumato il 36% delle colture e dei prodotti zootecnici associati alla deforestazione nei Paesi di origine e questo equivarrebbe all’importazione e al consumo nell’UE di una superficie deforestata di circa 9 milioni di ettari nel periodo 1990-2008. Questo ha incentivato Bruxelles a stipulare diversi accordi di partenariato volontario con i Paesi produttori di legname tropicale per combattere il disboscamento illegale. A questo, si aggiungono le pratiche illegali di disboscamento e gli effetti dei cambiamenti climatici (siccità, inondazioni, incendi) che, nell’insieme, non fanno che aggravare il problema.

L’importanza delle foreste non è solo una questione di ambiente

La tutela del patrimonio forestale non è legata esclusivamente ad una questione di sostenibilità ambientale.  Le foreste non sono importanti solo perché aiutano a contrastare il cambiamento climatico trasformandosi in importanti bacini di assorbimento dell’anidride carbonica, ma costituiscono un importante valore economico nel territorio in cui sono situate. Il 43% del suolo europeo è costituito da superficie forestale, che custodisce l’80% di tutta la biodiversità terrestre.

Si stima che dei 161 milioni di ettari di foresta, poco più della metà siano disponibili per la sola produzione del legno e che la principale destinazione d’uso di tali risorse sia energetica per la combustione delle biomasse (42% del volume). Oltre a ciò, le foreste forniscono anche prodotti alimentari (funghi, bacche) e derivati dal legno come sughero, resine e oli per la manifattura e l’artigianato. Ma non solo.

La minaccia del cambiamento climatico sta interessando non solo gli habitat della flora e della fauna ma anche quelli delle popolazioni indigene che vivono sul territorio europeo. Le popolazioni indigene hanno un forte legame con il proprio territorio e le risorse naturali che li circondano e presso cui hanno costituito sistemi sociali, economici e, talvolta, politici solidi. La maggior parte dei popoli indigeni dell’Eurasia si trova nella regione artica e l’unico popolo presente all’interno del territorio comunitario è quello dei Lapponi di cui, ad oggi, risulta difficile stimarne la cifra totale degli appartenenti.

I mezzi di sostentamento principali sono, tra le altre, la raccolta, la caccia e l’allevamento di renne, le cui attività si svolgono principalmente nelle aree forestali. Nel mondo, le popolazioni indigene gestiscono circa l’11% delle foreste mondiali e svolgono un ruolo fondamentale nel proteggere sia la biodiversità ambientale dagli effetti dei cambiamenti climatici, sia l’economia locale. Oltre alle popolazioni indigene, lo sfruttamento delle foreste fornisce dati anche in termini di occupazione e produttività del lavoro forestale.

Secondo un rapporto Eurostat, nel settore forestale la forza lavoro più numerosa è registrata in Polonia (63.300 persone), in Romania (58.100 persone) e in Svezia (41.000 persone), seguite da Germania (39.000 persone) e Italia (38.800 persone). In generale, in tutta l’Ue il settore forestale, comprendente la silvicoltura, l’industria del legname e della carta, rappresenta circa l’1% del PIL dell’Ue; tale valore, rapportato a ciascuno Stato membro può cambiare. È il caso della Finlandia il cui valore arriva anche al 5% e offre occupazione a circa 2,6 milioni di persone.

La tutela dei prodotti agricoli importati e la Strategia per le foreste Ue

Negli ultimi due mesi, Strasburgo si è pronunciata su due differenti ma complementari questioni inerenti il tema della sostenibilità forestale in Ue. A settembre, con 453 voti favorevoli, 57 contrari e 123 astensioni, il Parlamento ha approvato la prima proposta di regolamento al mondo che vieta l’importazione di prodotti derivanti da terreni deforestati o degradati. Nella proposta si legge l’obbligatorietà della “due diligence” (dovuta diligenza) nelle catene di approvvigionamento di merci che mettono a rischio le foreste.

Questo significa che le imprese stesse devono assicurarsi di importare o di produrre prodotti la cui catena di approvvigionamento e flusso finanziario sia sostenibile, a deforestazione zero e che non causi violazioni dei diritti umani internazionali e, in particolare, verso le popolazioni indigene, la cui tutela deve essere pienamente garantita. Ciò avviene nell’ottica di promuovere un commercio intra-europeo più sostenibile, capace di orientare i propri consumatori verso pratiche di acquisto più attente e sensibili non solo all’ambiente ma anche alle economie locali globali.

Come si legge in un tweet del Presidente della Commissione Ambiente, Pascal Canfin, «Il testo obbliga gli importatori di caffè, cacao, olio di palma, caffè, carne, legno, mais, gomma, ecc. a dimostrare che i loro prodotti non provengono dalla deforestazione attraverso immagini satellitari. Senza questo: nessun accesso al mercato dell’UE». Rispetto a quanto aveva proposto la Commissione, Strasburgo ha chiesto l’ampliamento della lista dei prodotti sotto controllo aggiungendo il pollame, il mais, la gomma e la carta stampata.

Nella stessa giornata, gli eurodeputati sono stati chiamati ad esprimersi anche sulla futura strategia forestale europea orientata al 2030. La strategia forestale europea si inserisce nel pieno del processo di transizione ecologica avviata dall’Ue con l’adozione del Green Deal, il pacchetto di iniziative politiche europee che si propone come principale obiettivo la neutralità climatica dell’Ue entro il 2050. Assieme alla strategia Ue sulla biodiversità per il 2030, contribuirà in maniera significativa al raggiungimento degli obiettivi previsti in materia di efficienza energetica e riduzione delle emissioni di gas serra (almeno del 55%) entro il 2030.

Lo scorso settembre, il Parlamento europeo si è espresso a favore di una gestione sostenibile delle foreste dell’Ue che tenga in considerazione le esigenze e gli equilibri del territorio in cui sono ubicate, pur sempre in stretta collaborazione con gli enti locali e con i proprietari forestali. «È necessario che la nuova strategia forestale dell’UE raggiunga la coerenza delle politiche a tutti i livelli per consentire alle foreste e ai silvicoltori di rispondere a queste sfide e aspettative» ha dichiarato Ulrike Müller, la rapporteur per la strategia. Nella risoluzione, legata al Regolamento della Commissione sui prodotti provenienti da zone non deforestate o degradate dall’uomo, gli eurodeputati hanno proposto di includere più prodotti (mais, carni suine, ecc..) e garantire il rispetto dei diritti umani e dei popoli indigeni.

Oltre a questo, Strasburgo chiede di fare un ulteriore passo in avanti in termini di garanzie: l’obbligatorietà della “due diligence” per le imprese e tutti gli operatori che immettono sul mercato o esportano le materie prime e i prodotti agricoli fuori dall’UE, al fine di promuovere sul mercato un orientamento del consumo a scelte sostenibili a livello globale. La “dovuta diligenza” consisterebbe nella valutazione consapevole dei rischi che possono esserci nella loro catena di approvvigionamento, incentivando l’uso delle tecnologie per verificare l’effettiva provenienza dei prodotti e offrire al consumatore un prodotto sostenibile al 100%.

Questa volta la posizione del Parlamento europeo è stata particolarmente importante per l’avanzamento legislativo del regolamento, perché ha espresso in modo deciso e consapevole le esigenze promosse dai vari stakeholder internazionali operanti sul territorio europeo come quello manifestato dall’iniziativa del WWF #TOGETHER4FOREST, in forza della quale il regolamento della Commissione sulla revisione della strategia per le foreste europee è stato impostato. Si attendono nuovi aggiornamenti e orientamenti con i vari Stati membri, al fine di realizzare un’armonizzazione su un tema delicato come quello dei nostri “polmoni terrestri”.

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