Crescita tensioni Corea del Nord: l’importanza di non sottovalutare

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Fonte Immagine: https://www.bbc.com/news/world-asia-63324857

L’avvio di nuove esercitazioni militari congiunte fra Stati Uniti e Corea del Sud ha nuovamente portato Pyongyang a rispondere tramite pesanti intimidazioni. Tra un’aggressività crescente fra tutte le parti, ci si domanda quanto sia opportuno riflettere sulla reale pericolosità del Nord.

Lunedì 31 ottobre, la Corea del Sud e gli Stati Uniti hanno dato avvio all’operazione “Vigilant Storm”: esercitazione militare congiunta fra le aviazioni dei due eserciti che simulerà degli attacchi provenienti da una nazione nemica per circa 24 ore al giorno fino al prossimo venerdì. Le operazioni coinvolgeranno circa 240 velivoli, e fin da ora costituirebbero una delle più grandi esercitazioni militari svolte congiuntamente dai Paesi in questione.

Di recente sappiamo essersi conclusa anche l’operazione “Hoguk”, una serie di esercitazioni da campo portate avanti dall’esercito di Seoul per 12 giorni; tali operazioni avrebbero incluso la “messa in scena” di sbarchi anfibi e attraversamenti di vari corsi d’acqua.

L’evidente incremento di esercitazioni di tale natura, condotte in territorio coreano da Seoul e Washington, secondo diversi esperti mostrerebbe l’inequivocabile risposta che Biden ha deciso di fornire alla sua controparte nordcoreana, il dittatore Kim Jong-un, in merito al riaccendersi delle tensioni nella penisola: un gioco-forza che potrebbe tuttavia mostrarsi pericoloso. Con un record personale di lanci missilistici nel corso dell’anno, tra i quali avrebbero figurato avanzati missili intercontinentali, e un ipotetico test nucleare sempre più vicino, Pyongyang non andrebbe sottovalutata.

Per tale ragione, secondo gli osservatori gli ultimi avvertimenti del Ministro degli Esteri nordcoreano non sarebbero da considerarsi quali complete parole vuote volte esclusivamente ad alimentare la feroce propaganda interna. Sempre nella giornata di lunedì, all’alba del “Vigilant Storm”, la KCNA (organo di stampa ufficiale della Corea del Nord) ha riportato le parole del politico, il quale ha nuovamente definito le operazioni al Sud quali “gravi provocazioni” nei confronti della Repubblica Popolare Democratica di Corea, alle quali Pyongyang sarebbe capace di rispondere prontamente, per poi intimare direttamente agli Stati Uniti di porre immediatamente fine alle esercitazioni o gli stessi dovranno essere pronti ad “assumersi la totale responsabilità delle conseguenze”.

Risulta evidente infatti come il regime del Nord stia di recente mostrando dei comportamenti dall’aggressività elevata e in alcuni casi senza precedenti. La scorsa settimana, nel corso di alcuni test di Seoul che hanno incluso l’utilizzo di colpi di artiglieria, Pyongyang ha risposto con un nuovo lancio di missili rivolti verso il mare senza attendere che le esercitazioni fra Sud e Stati Uniti fossero terminate come di consueto. I due Paesi coreani si sono inoltre, dopo diverso tempo, scambiati colpi di avvertimento al largo della costa ovest, dopo che una nave mercantile di proprietà del Nord aveva volontariamente superato la linea di confine fra le due nazioni.

Sebbene da una parte gli Stati Uniti continuino a lasciare “carta bianca” al regime di Kim per l’organizzazione di un incontro diplomatico volto a smorzare i toni, dall’altra continuano anche a porre l’accento sulla denuclearizzazione della penisola: una condizione che le élite di Pyongyang hanno a più riprese fortemente rifiutato di accettare. La stessa Washington d’altronde continua a rifiutarsi di riconoscere formalmente la Corea del Nord quale potenza nucleare: lo stesso portavoce del Dipartimento di Stato americano, Ned Price, ha di recente dichiarato nel corso di una conferenza stampa come tale possibilità non rientri nella politica statunitense. 

Washington e i suoi alleati sembrano pertanto continuare a considerare le azioni della Corea della Nord di scarsa rilevanza e le minacce da parte dei suoi politici vuote. Tuttavia, se qualcosa si può apprendere dalla guerra in Ucraina, è che le storia conta: come Putin parrebbe non aver rinunciato alla ricostruzione di una forte Unione Sovietica, anche il “compito nazionale supremo” della dinastia Kim mira alla riunificazione delle due Coree sotto il controllo del Nord. Fino ad ora il regime sembra aver usato sempre la stessa tattica: alimentare la tensione per poi costringere le potenze nemiche a rilasciare concessioni (spesso di natura monetaria) da sfruttare in tempo di distensione per potenziare i propri mezzi. Ancora non si è certi di quando il Nord si sentirà davvero pronto a realizzare la sua missione storica, ma di sicuro continuare a ignorarla, deriderla o sottovalutarla non gioverà a nessuno.

Laureata triennale in Lingue, Culture e Società dell'Asia e dell'Africa Mediterranea (LICSAAM) indirizzo "Cina" e magistrale in Relazioni Internazionali Comparate (RIC) indirizzo Asia Orientale all'università Ca'Foscari di Venezia. Membro di redazione dello IARI per la sezione Asia, con focus sui Paesi del gruppo ASEAN e Corea.

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