Problemi e prospettive per la Danimarca al voto

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La Danimarca che si appresta ad andare alle urne sembra interessarsi poco alla politica estera e, le questioni internazionali non hanno impedito lo scioglimento anticipato del parlamento. Tuttavia i problemi incombono e la nuova maggioranza non potrà non tenerne conto.

Il 1° novembre, i cittadini del Regno di Danimarca, saranno chiamati a decidere la formazione del nuovo parlamento. Danimarca, Groenlandia e Isole Faroe, avranno quindi nuove rappresentanze, dopo lo scioglimento anticipato del parlamento operato dalla premier Mette Frederiksen. Una misura drastica intrapresa dalla premier, ma doverosa, onde evitare la crisi di governo minacciata dalla componente di sinistra della sua alleanza.

Il motivo della crisi?

Riguarda i visoni. Durante il periodo dell’emergenza legata al Covid-19 infatti sono stati sterminati 15 milioni di visoni, in quanto ritenuti portatori del virus che sarebbe passato facilmente da animale a uomo. Una decisione che ha fatto infuriare gli animalisti e di conseguenza il Partito Popolare Socialista (Socialistik Folkeparti). È stata istituita una commissione d’inchiesta e l’uccisione degli animali è stata giudicata anticostituzionale. Anche se l’agire della Frederiksen non è stato giudicato come illegale, a Copenaghen si grida ancora allo scandalo e, in un clima di tale tensione, la premier non ha potuto fare altro che indire nuove elezioni. 

Danimarca al voto: il testa a testa dei sondaggi

Secondo i primi sondaggi, lo scenario più plausibile per le elezioni del 1° novembre è quello di un testa a testa tra l’alleanza di centro sinistra e quella che vede alleate destra e estrema destra. Tuttavia c’è discordia, perché pare che la maggioranza dei danesi, veda ancora in Mette Frederiksen una figura affidabile. Pare infatti che il 49,4% dei sondaggi, dia la premier uscente come riconfermata; il rappresentante conservatore di destra, Soren Pape Poulsen e il liberale Jakob Ellemann-Jensen, assestati rispettivamente al 27,4% e 23,3%.

Il risultato potrebbe essere una vittoria della premier, che però, non potrebbe contare sulla maggioranza della sua coalizione. Su questo risultato influisce molto il principio di responsabilità ed attaccamento verso le istituzioni della premier che ha più volte dichiarato che forse, in piena crisi internazionale, mentre si dovrebbero decidere le politiche energetiche, non sarebbe proprio il momento più adatto ad elezioni anticipate.

Ad ogni modo al “Folketing” danese, i seggi da occupare sono 179 e la Frederiksen spera di formare un nuovo governo dalle larghe intese, un po’ come quello attualmente in carica, formato da partiti di destra e sinistra; una maggioranza comodamente definita “rosso-bruna”.  Una maggioranza che quindi, potrebbe non bastare; non si esclude quindi che, la nuova coalizione di governo debba cercare una terza gamba su cui reggersi, e fare riferimento al partito dei Moderati, dell’ex Primo Ministro Lars Løkke Rasmussen, il quale non parte favorito nei sondaggi, ma si erge a interlocutore obbligato per il vincitore della tornata elettorale.

Un esperimento finito male

Il governo di Mette Frederiksen, è stato in carica per 3 anni. Alle elezioni del 2019, i socialdemocratici, vincitori al voto, hanno accolto le teorie di alcuni esponenti della sinistra, che ipotizzavano l’ipotesi dell’allargamento della coalizione, includendo un partito di destra. La logica che ha dato vita a tutto questo si basa esclusivamente sui temi: i temi della sinistra socialdemocratica in materia di welfare e sussidi, e quelli della destra radicale in materia d’immigrazione. Un vero e proprio esperimento dunque, ma basato su premesse solide.

La Danimarca infatti, si fregia di avere una delle politiche più restrittive in tema d’immigrazione, e forse, i componenti della coalizione hanno voluto abbracciare questa politica su un tema così caldo e che, la Danimarca affronta in modo così rigoroso. La Frederiksen ha cambiato il volto ai socialdemocratici, inserendo approcci di destra sui temi dell’immigrazione e temi di sinistra in ambito economico. Un governo di minoranza retto grazie alle alleanze, ma che ha confuso non poco l’elettorato.

La base dei partiti infatti ha subito un vero stravolgimento: molti attivisti di destra sono passati ai socialdemocratici e molti socialdemocratici sono passati con partiti di sinistra più radicale. L’esperimento dunque, è finito male, ma la premier ne vorrebbe provare uno nuovo, creando una coalizione ancora più ampia. Le conseguenze potrebbero non giocare a suo favore, ma per intuirlo basterebbe guardare a questo recentissimo passato.

Il voto decisivo di Groenlandia e Isole Faroe

Su un totale di 179 seggi in parlamento, 4 spettano a Isole Faroe e Groenlandia, due realtà autonome, ma di fatto sottoposte alla sovranità della Corona Danese. Quattro seggi, dunque poca roba, sembrerebbe. Ma non è così. Data la fragilità delle coalizioni che parteciperanno alle elezioni, l’indirizzo che prenderanno i “Mandati del Nord Atlantico”, potrebbe essere pesantissimo, se non determinante. Tecnicamente, una coalizione ha bisogno di totalizzare un minimo di 90 seggi per poter ottenere la maggioranza e formare il governo.  

Solitamente i seggi atlantici non sono influenti e per questo non sono tenuti a schierarsi necessariamente, ma quando ci sono difficoltà nel raggiungimento della maggioranza, anche quei 4 seggi possono essere importanti. Stando ai sondaggi, la sinistra attualmente potrebbe contare su 87 seggi, mentre i conservatori su 71. Faroe e Groenlandia potrebbero essere chiamati in ballo a formare la maggioranza. Già, ma quale delle coalizioni sosterranno Nuuk e Torshavn? Molto dipende dai programmi politici; da sempre il voto delle realtà lontane da Copenaghen si orienta verso partiti più affini alla loro visione e ai loro temi. L’Artico è un punto focale e le popolazioni locali si affideranno a chi tratterà meglio i temi del cambiamento climatico, così importanti a quelle latitudini.

Le prospettive con il nuovo governo

Qualora dovesse esserci la riconferma di Mette Frederiksen, è probabile che la premier vorrà proseguire sulla falsariga del governo precedente, portando a termine la sua agenda politica e tutti i  punti programmatici. Storicamente le elezioni danesi si fondano sui temi e non molto sulle ideologie. In questi ultimi anni, il cambiamento climatico sembra aver equiparato, per importanza, il tema dell’immigrazione. Nella percezione dell’opinione pubblica e dei partiti, questi sono i due temi principali, in quanto i loro effetti si riscontrano nell’immediato sulla vita delle persone.

Tra i grandi assenti invece, si annoverano sicuramente argomenti come i rapporti con l’Unione Europea e l’Artico. Percentuali bassissime di popolazione sembrano interessarsene e ancora meno i programmi politici. Due temi che però sono centrali altrove, specie alla luce delle tensioni internazionali e le contromisure da attuare per fronteggiare i rincari energetici. Ad ogni modo, con la nuova coalizione di governo, la Danimarca pare maggiormente orientata ad occuparsi di problematiche interne.

Sicuramente i primi tempi, la fazione vincente dovrà prima di tutto impegnarsi per garantirsi la maggioranza in parlamento e questo, potrebbe portar via del tempo prezioso. Come già ribadito dalla premier, i cambiamenti e le crisi su scala internazionale sono dietro l’angolo e incombono. Le dinamiche che interessano il paese, sia come attore europeo che artico, non possono essere sottovalutate. Ne va della credibilità dell’intero apparato-paese. 

Vive a Brusciano (NA) ed è ha una laurea Magistrale in Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali, incentrata sulla geopolitica del Mar Glaciale Artico. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania, collabora da pubblicista con la rivista online, tra cui “Grande Campania”, e gestisce la rivista online “Impronte Sociali” nel ruolo di direttore editoriale. Contestualmente svolge l’attività di Content Manager & editor presso la casa editrice “Edizioni Melagrana”. Nell’ottobre 2019 entra a far parte dello IARI, mettendo a frutto quelle che sono le competenze acquisite durante gli studi universitari. Scrive di Affari Artici, approfondendo gli aspetti geopolitici e strategici dei territori interessati. Ha un diploma IFTS come Social Media Manager conseguito a maggio 2021, grazie al quale gestisce account social di alcune attività del territorio. Da sempre attivo in associazioni che mirano alla promozione socio-culturale e politica, è componente del Nucleo di Valutazione presso il Comune di Brusciano.

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