Con una vittoria repubblicana nel Midterm, la strategia degli Usa contro la Cina sarà più aggressiva?

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Fonte Immagine: Fpri

La strategia politica degli Stati Uniti nei confronti della Cina potrà subire dei cambi di rotta in base a chi uscirà vincitore delle elezioni di Medio Termine. Un’eventuale affermazione alla Camera dei repubblicani finirebbe per mettere pressione all’amministrazione Biden affinché la Casa Bianca adotti una posizione “più aggressiva” nei rapporti con Pechino. 

Uno tsunami in arrivo sulla Casa Bianca?

Siamo a pochi giorni delle elezioni di medio termine. L’8 novembre si terranno negli Stati Uniti le elezioni che cadono a metà del mandato del presidente, Joe Biden. Saranno rinnovati tutti i seggi della Camera dei deputati e 34 del Senato, oltre all’elezione di 36 governatori su 50. Se i repubblicani otterranno la maggioranza alla Camera dei rappresentanti, come suggeriscono i sondaggi, è molto probabile che scateneranno un’ondata di debilitanti attacchi partigiani contro Biden. Il comitato del 6 gennaio sarà sciolto; Il figlio del presidente degli Stati Uniti Joe Biden, Hunter, finirà indagato per crimini fiscali e relativi all’acquisto di un’arma; Biden potrebbe affrontare procedimenti di impeachment; e l’ala del Partito Repubblicano potrebbe minacciare di bloccare i finanziamenti per l’Ucraina. Uno scenario da incubo per la Casa Bianca.

Ma vi è un altro aspetto, per niente secondario, che potrebbe finire per essere completamente rivisitato da Washington: quella che Biden ha più volte affermato essere la “sfida del secolo”, ovvero i rapporti tra Cina e Stati Uniti. Appare poco probabile che a seguito dei risultati delle elezioni di medio termine, l’amministrazione Biden sia intenzionata a modificare la propria condotta nei confronti di Pechino ma un’affermazione del Partito Repubblicano potrebbero costringere il Capo della Casa ad adottare una linea molto più dura rispetto a quella attuale nei confronti della Cina, riportando in prima linea questioni come le responsabilità cinese per il propagarsi dalla città di Wuhan della pandemia di Covid-19. Sondaggi recenti suggeriscono che le elezioni di Midterm probabilmente si tradurranno in una Camera dei rappresentanti a guida repubblicana e forse addirittura in un Senato a maggioranza Grand Old PartyGop

Alcuni legislatori, come ad esempio il senatore repubblicano della Florida Marco Rubio, della Florida, sembrano essere quasi certi della rielezione: la presenza continua di questi politici rafforzerebbe quello che la maggior parte degli osservatori ha descritto come un consenso bipartisan sulla Cina. Un approccio più fermo nei confronti di Pechino è emerso al Congresso nel 2018 ovvero quando ha avuto inizio la guerra commerciale tra Washington e il Dragone, come ha suggerito Robert Sutter della Elliott School of International Affairs presso la George Washington University. L’anno 2022 ha poi rafforzato questo trend. Nel corso dell’attuale sessione del Congresso, che ha avuto inizio poco prima che il presidente Biden entrasse in carica nel gennaio 2021, i legislatori hanno presentato oltre 400 progetti di legge o risoluzioni che riguardavano i rapporti americani con la Cina, secondo lo US-China Business Council e la maggior parte di essi inquadravano la Cina come concorrente o avversario. L’Uygur Forced Labor Prevention Act del 2021 e il Chips and Science Act del 2022 ne sono un esempio lampante. Secondo GovTrack, un sito web con sede a Washington che monitora l’attività del Congresso, più di 120 progetti di legge, dunque quasi un quarto del totale, hanno avuto una co-sponsorizzazione bipartisan.

Gop e Democratici non hanno dubbi: l’avversario è Xi

Osservando alcune delle principali sfide elettorali al prossimo Midterm, Jack Zhang dell’Università del Kansas e direttore del suo Trade War Lab ha commentato come la Cina sia oramai divenuta “una questione così bipartisan che i candidati ne stanno commentando indipendentemente dal loro background o esperienza”. Tuttavia è necessario chiarire come all’interno dell’atteggiamento generale di inasprimento nei confronti della Cina, repubblicani e democratici differiscono su alcuni punti e questo induce Zhang ad affermare con cautela che “non c’è tanto un consenso bipartisan quanto una convergenza bipartisan”.

Entrambi gli schieramenti sembrano concentrare la propria attenzione sempre più su Taiwan, sulle questioni attorno ai diritti umani e sulla concorrenza economica seppure, come anche Zhang osserva, i repubblicani sembrano concentrarsi maggiormente su questioni come il furto di proprietà intellettuale, l’influenza cinese nell’istruzione superiore e la responsabilità cinese nella diffusione della pandemia di coronavirus. Su quest’ultimo aspetto appare esemplificativa l’attività del senatore uscente Richard Burr, repubblicano della Carolina del Nord, il quale ha pubblicato un rapporto nel quale afferma che un’incidente di laboratorio di Cina è stato “molto probabilmente” all’origine della pandemia di Covid-19. Altri repubblicani, come il senatore Rand Paul del Kentucky, hanno promesso udienze sulla questione.

Durante la campagna elettorale, i repubblicani sono stati più espliciti rispetto ai democratici nell’ enfatizzare la retorica nei confronti della Cina. Le informazioni raccolte nel 2019 e nel 2020 dal China Data Lab dell’Università della California di San Diego, ad esempio, hanno rivelato che i repubblicani hanno utilizzato il social network Twitter e twittato molto più spesso rispetto ai democratici avendo a tema la Cina. Alcuni dem, infatti, temono che la retorica conflittuale possa alimentare il militarismo e il razzismo anti-asiatico e cercano di giustificare le loro politiche utilizzando un linguaggio più morbido, riferendosi ai cinesi non come nemici ma semplicemente come “concorrenti”.

Anna Ashton dell’Eurasia Group, una società di consulenza politica, ha affermato che una vittoria della Camera da parte dei repubblicani si tradurrebbe in “una spinta molto più incisiva e molto più aggressiva per politiche più dure nei confronti della Cina”.  Per quanto riguarda i rapporti tra il Congresso e la Casa Bianca i due rami tendenzialmente hanno mantenuto nel corso della storia posizioni politiche divergenti. Ma Sutter, che in precedenza ha lavorato presso il National Intelligence Council degli Stati Uniti e il Comitato per le relazioni estere del Senato, ha notato che il rapporto tra le due istituzioni è stato recentemente più cooperativo e meno controverso.

Parafrasando un film di Ridley Scott con protagonista Russel Crowe, il 2022 sembra essere stata un’annata eccezionale, a ‘Good Year’ nei rapporti tra Casa Bianca e Congresso che sembra aver adottato una linea di condotta coerente con la strategia politica adottata dall’amministrazione Biden. Questa tendenza appare avere le settimane contate. 

Il nuovo Manifesto del Gop: “basta essere dipendenti da Pechino”( In linea con la dottrina Biden)

Il Commitment to America, ovvero Impegno per l’America”, è più di una dichiarazione di intenti ma un vero e proprio manifesto elaborato dal Gop, che secondo il leader della minoranza alla Camera Kevin McCarthy costituirà il fulcro dell’agenda della Camera se i repubblicani ne prenderanno le redini dopo il midterm e contiene un accorato appello a “rafforzare la catena di approvvigionamento e porre fine alla dipendenza sulla Cina”.

Questa proposta si inserisce nel solco della strategia adottata dall’amministrazione Biden, anche, ad esempio, nel Chips and Science Act e con alcuni ordini esecutivi che limitano le vendite americane di chip e altre forme di tecnologia alla Cina. Rilasciato nel settembre scorso, il manifesto prevede anche l’istituzione di un comitato ristretto sulla Cina per difendere la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Tale enfasi è in linea con la strategia di sicurezza nazionale dell’amministrazione Biden, la National Defense Strategy 2022, nella quale si afferma che la concorrenza con la Cina rappresenta la “sfida geopolitica più consequenziale” che gli Stati Uniti dovranno affrontare nei prossimi anni. 

Dopo che i repubblicani otterranno il controllo della Camera, potrebbero nascere comunque degli attriti con l’amministrazione Biden che verrebbe accusata di aver mantenuto un approccio troppo soft con Pechino. Nonostante Biden abbia cercato di rifornire di linfa quella che definiva essere la “sfida del secolo” tra Washington e il Dragone, alcuni repubblicani potrebbero scegliere di voler sostenere politiche più aggressive nei confronti di Xi Jinping.

Alcuni “falchi” pronti alla crociata anti-cinese.

Alcuni “falchi” al Congresso, quasi certi della loro rielezione, sembrano determinati anche nella prossima sessione a proseguire la pressione sulla Casa Bianca in chiave anti-cinese. Secondo FiveThirtyEight, un sito web statunitense che analizza i dati dei sondaggi, Rubio, critico di lunga data della Cina e membro anziano della commissione per le relazioni estere del Senato, sembra essere sicuro della sue rielezione. Nel corso dell’ultima sessione del Congresso, Rubio ha sponsorizzato almeno 28 atti legislativi relativi alla Cina e con ogni probabilità proseguirà sulla stessa lunghezza d’onda anche nei prossimi anni.

Altri legislatori sembrano essere in grado di ottenere la riconferma, e tutti quanti si professano attivi sostenitori di una politica di maggior vigore nei confronti di Pechino: essi includono, ad esempio, Chris Van Hollen, democratico del Maryland e Todd Young, repubblicano dell’Indiana. Altri senatori schierati su posizioni anti-cinesi sono John Cornyn, repubblicano del Texas; Tom Cotton, repubblicano dell’Arkansas; e Rick Scott, repubblicano della Florida, i quali però non sono sicuri della rielezione. Scott, che guida le attività di raccolta fondi per i repubblicani del Senato, ha sostenuto un completo disaccoppiamento delle imprese americane dalla Cina. Da quando l’allora presidente Donald Trump ha iniziato la guerra commerciale con la Cina nel 2016, diversi legislatori repubblicani come Scott si son fatti missionari della visione del tycoon, invertendo la tradizionale posizione repubblicana a favore del libero scambio.

Al Senato, due sfide che si decideranno sul filo del rasoio sono l’elezione dell’Ohio tra il democratico Tim Ryan e il repubblicano JD Vance, e quella tra il democratico della Pennsylvania John Fetterman contro il repubblicano Mehmet Oz. Entrambe le campagne sono state contrassegnate da ampie accuse contro la Cina. Vance, in particolar modo, non solo ha espresso sostegno al mantenimento dei dazi sulla merci cinesi ma anche all’imposizioni di nuove.

I risultati delle urne chiariranno diversi aspetti. Una schiacciante vittoria del Gop, obbligherà la Casa Bianca ad una più vigorosa presa di posizione nei confronti di Pechino onde evitare di considerare già persa in partenza la sfida per la Casa Bianca nel 2024.

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