La Repubblica Islamica dell’Iran 

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Nelle ultime settimane è tornato di attualità il sistema teocratico dell’Iran, con riferimento alle donne. Il caso della ragazza ventiduenne Masha Amini, arrestata dalla polizia morale perché non indossava bene l’hijab, è stato il punto di partenza delle proteste in tutto il Paese. Per comprendere il sistema di governo dell’Iran è necessario ripercorrere brevemente la sua storia. 

Le origini dell’Iran

L’attuale territorio dell’Iran nella storia moderna veniva considerato come Persia, mentre la stessa denominazione nell’antichità veniva indicato un territorio più vasto in cui vissero diversi imperi e quindi culture e tradizioni.

Fonte immaginehttps://it.wikipedia.org/wiki/Persia#/media/File:Greater_Iran_Map.png.

In questa analisi ci riferiamo al territorio moderno dello Persia, l’attuale Iran. A partire dai primi anni del Novecento, questo territorio era in una posizione strategica per gli interessi dell’Impero Ottomano, per la Gran Bretagna e l’impero russo, quest’ultimi interessati a possedere le proprie colonie nella regione. Ben presto la Persia venne coinvolta nelle operazioni militari delle prima guerra mondiale. Alla fine della Grande guerra le pressioni sul territorio si fecero più intense da parte della Gran Bretagna che deteneva il controllo dei più importanti giacimenti petroliferi mentre l’influenza della Russia nel territorio persiano favorì la nascita dei movimenti marxisti.

Successivamente la situazione si fece più tesa e, a partire dal 1925, Renzha Khan Pahlavi si impadronì del potere e si proclamò scià, da quel momento nacque un nuovo corso per la Persia che prese il nome di Iran. Da quel momento in poi il nuovo governo dell’Iran investì nella modernizzazione del Paese, potenziando le sue strutture amministrative e militari e orientandosi a dare al Paese una politica dai toni filo-occidentali e anticlericali come avveniva nella vicina Turchia di Atartuk.

L’Iran rimase in un periodo tranquillità fino almeno all’inizio della seconda guerra mondiale; fu invaso nel 1941 dai britannici e dai sovietici. Un momento critico per il Paese fu il 1951 nel quale fu nominato Primo ministro Mohammad Mossadeq che come primo atto fece nazionalizzare l’industria petrolifera,   controllata dalla compagnia britannica Anglo-Iranian Company, il che provocò una crisi internazionale in seno ai membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

La reazione inglese fu durissima, vennero bloccate le esportazioni di petrolio e conseguentemente questo comportò una profonda crisi economica. Da allora il governo di Mossadeq iniziò ad attuare politiche populistiche che culminarono nel 1953 in una stretta repressiva antidemocratica da cui derivò che in diverse componenti della Società crebbe il malcontento e furono indotte a spodestare Mossadeq. Questo fu garantito grazie all’aiuto dei servizi segreti americani che, non potendo stare inermi di fronte alla crisi in Iran, organizzarono “l’Operazione Ajax”.

Conseguentemente a ciò e il continuo manifestare del popolo la dinastia Pahlavi venne deposta nel 1979 e iniziò la rivoluzione islamica guidata dall’ayatollah Khomeini che tentò, invano, di compiere il colpo di stato contro i Pahlavi. Lo stesso Khomeini fu costretto all’esilio.

La rivoluzione islamica

La rivoluzione non si fermò e, rientrato in patria Khomeini, venne approvata una nuova costituzione basata sul governo dei dotti della religione islamica e pochi mesi dopo, nell’aprile 1979 venne proclamata la Repubblica Islamica dell’Iran. Da questo momento in poi inizia una decisa repressione contro qualsiasi formazione ostile alla Repubblica appena costituita. Inoltre la stampa venne posta sotto un rigido controllo. Da un punto di vista sociale la popolazione fu sottoposta alle ferree regole dell’etica islamica come ad esempio l’obbligo di indossare per le donne l’hijab, il veloin pubblico.

Un episodio di importanza fondamentale nella rivoluzione fu la crisi degli ostaggi nell’Ambasciata americana a Teheran. Venivano appunto presi in ostaggio circa 52 diplomatici statunitensi. Tutto iniziò il 4 novembre 1979 da un gruppo di studenti e durato fino al 20 gennaio 1981.

Questo episodio mise in crisi le relazioni tra Stati Uniti e lo stesso Iran. La crisi degli ostaggi nasce dalla presa di posizioni di Khomeini che invita i suoi seguaci a manifestare contro gli interessi americani in Iran in quanto gli Stati Uniti d’ora in poi verranno considerati come il “Grande Satana”, nemici della religione islamica e dello stesso Iran.  La situazione si sbocca per via diplomatica grazie ad un accordo tra le parti ad Algeri, il 19 gennaio 1981 e il giorno seguente, in cui si insediò il Presidente Regan, vennero liberati gli ostaggi.

Intanto nello stesso periodo della crisi degli ostaggi, l’Iran fu attaccato nel 1980 dall’Iraq di Saddam Hussein, il quale aveva mire espansionistiche nella regione. In questa guerra riuscì ad avere la meglio lo stesso Iran che respinse gli attacchi iracheni.

Dalla crisi degli ostaggi si capì su quali basi si appoggiava l’Iran, da una parte un sistema, a partire dalla dinastia Pahlavi, con istituzioni di tipo occidentale ma, dall’altra parte costituito anche da un regime tecnocratico, dal 1979, basato sull’interpretazione più radicale della religione islamica: la sharia.

Le recenti proteste nell’Iran

Da circa un mese in tutta la Repubblica islamica sono dilagate le proteste per la morte della ragazza ventiduenne Masha Amini arrestata e maltrattata dalla “polizia morale”. Questo è stato l’episodio più clamoroso che ha fatto divampare manifestazioni in tutto l’Iran. Secondo un recente rapporto della Organizzazione non governativa Iran Human Rights dall’inizio delle manifestazioni le persone uccise sono state almeno 83.

Le cause di queste proteste non sono da ricercarsi soltanto nel regime iraniano in sé, ma sono più profonde. Si pensi ad esempio che la stessa ragazza Amini era originaria del Kurdistan, parte di questo territorio è una regione nord-orientale dell’Iran a prevalenza sunnita, la cui popolazione è sottoposta a continue violenze da parte del governo iraniano.

Ecco perché le attuali proteste in Iran sono di carattere sociale ed etnico contro politiche spesso ostili verso le minoranze nella stessa Repubblica Islamica. Nell’ultimo mese si sono moltiplicati gli episodi di violenza del regime contro le manifestazioni,  come il caso della ragazza uccisa perché in segno di protesta, durante una manifestazione, si è tolta il velo e fatta la coda. Oppure il caso della blogger italiana arrestata a Teheran mentre stava festeggiando il suo compleanno.

Le proteste in Iran sono state contestate dall’Occidente e dall’Unione Europea intanto in risposta a ciò il regime iraniano ha dichiarato responsabili di queste violenze e disordini nel Paese, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. Con il protrarsi di questi eventi, la situazione non è semplici ma ci si auspica che in un prossimo futuro le donne e le minoranze in Iran possano vivere dignitosamente e in libertà.

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