Fronte dell’Est: le relazioni russo-tedesche spiegate bene

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L’attuale guerra russo-ucraina non ha solo implicazioni locali. Tale conflitto non è assimilabile soltanto in termini di tensioni tra la Russia e l’Ucraina, bensì in uno spettro più ampio, uno scontro con l’Occidente. A farne le spese sono, per molti fronti, i Paesi dell’Unione Europea, ma tra tutti uno in particolare: la Germania. Che cos’ha da dire la Germania sul conflitto? Perché è una nazione così cruciale? 

A queste domande ci risponde un libro, Fronte dell’Est, scritto dal giornalista e politologo Salvatore Santangelo, a cui abbiamo rivolto un’intervista. Il libro tratta delle relazioni sul “fronte orientale”, quelle russo-tedesche, sia in tempi di odio che di amore. Ripercorre la sua storia e la sua geografia, per fornire ai lettori gli strumenti di completa comprensione del conflitto a cui oggi siamo tutti spettatori.  

La guerra è un tema che ci sembrava lontano, tuttavia negli ultimi mesi abbiamo invece visto lo scoppio di un conflitto in Europa. I protagonisti del libro sono la Germania e la Russia, rappresentanti dello scontro tra Oriente e Occidente, e la loro memoria storica. Cosa racconta il libro sul rapporto tra questi due Paesi e che cambiamento stanno vivendo dopo la guerra in Ucraina?

Tra i Paesi che si sono lasciati trasportare dall’onda emotivo-mediatica del conflitto, inevitabilmente la Germania sembra essere quello che si sta facendo carico della maggior parte dei costi energetici e militari di quanto sta accadendo, e questo tralasciando il presente e il futuro di NordStream. La criminale invasione dell’Ucraina apre certamente una fase nuova, negativa e lacerante nei rapporti lungo la traiettoria Mosca-Berlino. Non a caso si torna a parlare di “Fronte dell’Est”, di “Fronte orientale” come durante le due Guerre Mondiali. Proprio questa dinamica deve portare a domandarci perché Putin abbia deciso di congelare se non di sacrificare (almeno nel breve e nel medio periodo) questa relazione privilegiata. Rispondere a questo quesito può dirci molto dei reali obiettivi dell’Operazione speciale. Inoltre, faccio notare come nella più recente comunicazione del Cremlino, la Germania torna nei ranghi dei ‘cattivi’. Il 24 febbraio ha segnato una cesura con “Gerussia”, la dinamica di integrazione energetica ed economica tra Berlino e Mosca che -seppur con una reciproca diffidenza di fondo- ha conosciuto un periodo di rinnovata collaborazione in seguito all’implosione dell’Unione Sovietica. Non vorrei proprio essere nei panni del Cancelliere tedesco che si trova al centro di una tempesta perfetta.

Nel libro menziona lanalista Francesco Marradi, il quale, cito: «Il corpo principale dellazione occidentale è giungere allisolamento della Russia su tutti i piani delle relazioni internazionali, prima di tutto quelle commerciali e finanziarie. E se ciò invece fosse proprio lobiettivo di Putin?». Quindi, dove ci vuole portare Putin? Che scopo avrebbe la sua Guerra?

Un’analisi corretta deve considerare – per poterli confutare – scenari alternativi, anche quelli che a prima vista sembrano contrari alla logica. Volendo, si tratta dell’insegnamento di Karl Popper sulle ipotesi scientifiche applicato all’analisi strategica. In questo senso, l’ipotesi proposta parte dall’osservazione che la mossa di Putin a prima vista appare velleitaria, se non proprio suicida. Fin qui ci porta la logica dei fatti emersi dal campo di battaglia, la reazione compatta dell’Occidente a vari livelli, l’isolamento e la “Law Warfare” applicati per colpire il Cremlino agendo per via diretta, economica, e indiretta attraverso lo scatenamento del discontento sociale e la progressiva desertificazione industriale. Un comportamento apparentemente suicida può avvenire solo per follia, errore di valutazione o intenzionalità. Escludendo la prima, e ponendo per il momento come poco probabile la seconda, rimane la terza: che sia tutto intenzionale, frutto di un piano con una sua razionalità. A quale scopo? Evidentemente stiamo assistendo al primo vero conflitto multi-dominio; quindi, il “Key Performance Indicator” non è tanto l’osservazione della mappa del Donbass e la conta dei chilometri quadrati conquistati e riconquistati dai contendenti, quanto l’osservazione della “Meta-mappa” devi vari domini coinvolti – geografico, economico, finanziario, sociale, mediatico e tecnologico – allargando l’osservazione anche agli attori coinvolti o interessati, più o meno terzi rispetto alle parti. In questo senso, le azioni vanno oltre il fatto storico che rende ancora l’Ucraina parte delle “Terre insanguinate”, ma si va alla mossa anticipatrice dello scontro con l’Occidente che vuole mettere in moto il domino destinato ad allargarsi fino all’Asia. Avendo registrato, secondo la visione del Cremlino, che il rapporto con l’Occidente è il vettore di progressiva minaccia e destabilizzazione della struttura di potere in Russia, Putin ha preferito “impegnarsi” su un ramo delle possibilità dello schema della Teoria dei Giochi applicata ai rapporti geopolitici e provare a cambiare il corso degli eventi. L’isolamento serve per sbarrare l’influenza occidentale sulla società russa, a costo di sacrifici immensi nel breve, per poi rivolgersi in Asia e in Africa, dove le tendenze e gli spazi di crescita possono essere positivi. La reazione contro gli oligarchi residenti in Europa aiuta Putin (dal suo punto di vista) a “sanificare” la società russa, eliminando di colpo la precedente influenza degli stessi sulla verticale del potere (grazie alla disponibilità di immensi capitali che comunque non portano alcuna reale ricchezza in Russia). Il secondo effetto è quello che vediamo sulle economie occidentali, un effetto volto a creare malcontento e a privare i governi Europei di spazio di manovra; obiettivo finale gli USA. Vediamo la destabilizzazione del mercato energetico e quello delle materie prime, la reazione della Monarchia saudita, la pressione su India e Cina per aprire un mercato alternativo delle valute, allo scopo di indebolire il dollaro, l’ultima delle battaglie. Dall’altra parte registriamo la reazione obbligata USA sul mercato delle tecnologie e dell’accesso alla conoscenza scientifica. Tutto è in movimento, a velocità crescente. E qui arriviamo all’ultimo elemento della strategia di Putin: il Tempo. È il fattore principale di questo conflitto multi-dominio: chi ne ha di meno perde, chi ne conquista e vince. Il Tempo che a noi serve per operare la transizione verso il nuovo equilibrio economico, pena lo scompenso sociale. Il Tempo che a Putin serve per operare sullo stesso versante per dar vita a nuovo ordine mondiale baricentrato sull’Asia. Lo vediamo anche dalla mappa del Donbass: la Russia che deve guadagnare tempo rispetto l’inverno e l’Ucraina che invece lotta per sottrarglielo.

Nel libro fa riferimento ad una “nuova” guerra nucleare, ossia quella monetaria. Linvasione dellUcraina ha aperto una nuova fase geopolitica verso il multilateralismo, quale conseguenze economiche ha questa transizione?

Non sono molto d’accordo che si stia transitando su un nuovo ordine multilaterale come fatto scontato. Semmai, sta andando sotto pressione l’ordine della Pax Americana che ha determinato la suddivisione del mondo in sfere egemoniche di hard power militare e soft power finanziario-culturale. A fondamento del tutto c’è il Dollaro USA, la moneta di scambio universale, il metro di ogni valore di mercato, specie quello energetico, a sua volta base di ogni produzione materiale e immateriale e di benessere sociale. Volendo fare uno scenario ad alto livello, l’ordine mondiale post-1945 è stato formato sul trasferimento del risparmio occidentale verso gli USA a fronte della fornitura di tecnologia, di aiuto alla ricostruzione e a garanzia dell’indebitamento della FED per stampare moneta per garantire l’operatività dei Mercati. Questa è l’origine di un sistema che si è affrancata dall’oro per diventare “oro finanziario” di per sé. Se la Pax Americana è sotto pressione, questo è per l’emersione della Pax Asiatica, o meglio della riedizione della Pax Sinica, che per analogia di quella Americana deve proiettare la propria egemonia per tramite della sua moneta di riferimento, che non può che essere che lo Yuan. Se la strategia di Putin è razionale, allora il suo obbiettivo ultimo potrebbe essere la creazione di una nuova Cortina di Ferro, questa volta non per contenere esseri umani, ma per mantenere al suo interno le rotte energetiche da agganciare alla nuova moneta di scambio del mercato energetico asiatico (e africano): lo Yuan. Le conseguenze sarebbero una minore necessità di riserve di dollari, minore necessità di sostenere il debito USA acquistando i titoli del suo debito pubblico; una massa di moneta americana senza più un mercato capace di assorbirla che si abbatterebbe di ritorno sui Mercati occidentali con effetti destabilizzanti sulle economie del blocco che fa riferimento a Washington. Scenario futuristico? Ho visto dei grafici interessanti circolare qualche giorno fa riguardo la ristrutturazione delle riserve in dollari e in titoli del debito USA da parte della Banca Centrale Cinese. Dobbiamo guardare – nel prossimo futuro – anche a quello che su questo versante accadrà in Turchia, Arabia Saudita e India.

Nella fase attuale del conflitto, e sulla base di quello precedentemente detto sul rapporto tra Russia e Germania, quale ruolo sta ricoprendo questultima? La Germania potrebbe in questo senso avere un ruolo di contenimento e affermarsi come unico Paese in grado di dialogare con la Russia?

Al momento non credo che la Germania possa avere un ruolo attivo in questa crisi. Avendo perso il momento per agire preventivamente, prima dell’inizio dell’Operazione Speciale russa, è rimasta spettatrice passiva e frastornata dalla successione degli eventi, non avendo una struttura decisionale rapida ed efficace in un contesto di crisi accelerata. Anche la Germania è dominata dal Tempo, quello necessario a recuperare il “momento” che potrebbe prendere forma qualora si aprisse uno spiraglio di pausa del conflitto durante l’inverno. In questo senso deve capire anche come relazionarsi con il ritmo del Tempo di un partner/rivale che ha forte presenza sul suo suolo: la Turchia, che –  nella sua area di proiezione – il Tempo lo sta dominando. Provo a esplicitare meglio: entrambi i Paesi avevano importanti legami economici e commerciali con Mosca, ma laddove la Germania ha dovuto fare un sostanziale passo indietro, la Turchia sta lottando strenuamente per mantenere la propria autonomia in politica estera. Quindi, volendo sintetizzare: da questa crisi la Germania esce perdente due volte poiché il fondamento della sua potenza economica – il vero “esercito” tedesco – era l’accesso a rifornimenti di energia a prezzo contenuto e costante e un mercato virtualmente infinito avido dei suoi prodotti. 

In questa dinamica di amore-odio”, la Cina e gli Stati Uniti che ruolo ricoprono? 

In questo contesto, il ruolo di Cina e Stati Uniti è quello dei “nemici predestinati” ipotizzato da Tucidide. Tutti gli occhi sono su Taiwan, ma vorrei portare l’attenzione su due fattori: il primo è l’Africa, che l’Occidente post-coloniale ha visto progressivamente uscire dalla propria sfera di influenza, e il dato che indica la sede del 51% della popolazione mondiale entro un raggio di circa 4mila km da Bangkok. Per la Cina, Taiwan è una questione di onore, Africa e Asia sono una questione di spazio economico esclusivo. Cina e Stati Uniti avranno la loro inevitabile “Samarcanda”. Anche qui, si tratta di una questione di “possesso del Tempo”. Serve alla Cina che agisce per tempi medio-lunghi, anche per colmare gli ultimi ritardi che le mancano nei confronti degli Stati Uniti. Serve agli USA per rallentare la crescita cinese negandole la tecnologia “abilitante” l’economia degli algoritmi e dei dati, cercando di innescare l’implosione dell’economia cinese disallineandola dalle fondamenta tecnologiche così indebolite. E su questa contesa si inserisce Putin, che accelera il Tempo per costringere Xi a schierarsi apertamente e rovesciare l’agenda americana su se stessa.

Da un punto di vista geopolitico e strategico, la guerra in Ucraina era davvero inevitabile?

È mancata la variabile che avrebbe potuto bloccare l’ingranaggio diabolico: sarebbe bastato un atto di coraggio da parte dell’Unione Europea, una risposta alla chiamata della Storia a cui Bruxelles e le Cancellerie europee hanno però mancato, segnando forse definitivamente il proprio destino.

Il generale inverno” ha sconfitto prima Napoleone e poi messo in difficoltà Hitler. Quanto è realistica lipotesi di un cessate il fuoco per limminente stagione invernale?

Nonostante la possibilità di una tregua a cui ho precedentemente accennato, probabilmente sarà un inverno caldo in Donbass. Non credo che il fronte rimanga statico. L’intensità degli scontri sarà si attenuata, sostituita da operazioni di reparti speciali ucraini per disarticolare le unità russe arroccate su posizioni fortificate e reazioni missilistiche dall’altra sulle infrastrutture energetiche, idriche, dei trasporti e alimentari. Probabilmente sarà invece un inverno molto freddo a Kiev. E speriamo che il Generale Inverno non espanda ulteriormente il proprio raggio di azione operativo.

Molti analisti stano parlando di “due Ucraine” – quella occidentale pro-europea e quella orientale filo-russa. È una posizione che si sente di condividere?

Purtroppo ritengo che – nonostante il coraggio, la tenacia e la sagacia operativa degli Ucraini – il destino del Donbass non possa più essere in Ucraina, ma allo stesso tempo (nonostante l’annessione) potrebbe non essere nemmeno in Russia. Potrebbe diventerà una sorta di “Terra di Mezzo”, il cui status è tutto da vedere, o da inventare, se formalmente indipendente sotto tutela russa o sotto tutela EU+Russia. C’è inoltre ancora un “vuoto irrisolto”: lo spazio ucraino tra la Crimea e la Transnistria (baricentrato su Odessa): per ora è sotto controllo di Kiev, ma –  qualora il conflitto dovesse arrivare fino alla prossima stagione del disgelo – potrebbe diventare di nuovo un attrattore delle “attenzioni” militari a Mosca sul campo.

Che tipo di Ucraina emergerà da questo conflitto?

Un’Ucraina diversa, a sovranità necessariamente limitata per permettere una integrazione rapida nel sistema occidentale e che avrà bisogno di molto aiuto (che verrà erogato in futuro sotto maggiore controllo internazionale) anche per superare le sue contraddizioni interne che per ora sono coperte dall’ombra del demone della guerra.

Valentina Topatigh, nata a Udine classe 1997. Dopo la maturità linguistica, ha ottenuto la Laurea Triennale in Scienze Politiche alla Statale di Milano, con tesi in diritto pubblico comparato sulla mozione di fiducia e sfiducia nei rispettivi ordinamenti di Germania e Spagna. È attualmente tesista per il master in International Law and Global Governance alla Tilburg University nei Paesi Bassi. Contemporaneamente ai suoi studi è anche membro della redazione America Latina per lo IARI.

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