NEGOZIATI ETIOPIA – TIGRAY: UNO SPIRAGLIO DI LUCE?

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Ribelli del Tigray che combattono nei pressi di Mekelle, la capitale della regione del Tigray, Finbarr O'Reilly per il New York Times

Martedì 25 ottobre l’Unione Africana ha dato il via ai negoziati che si terranno in Sudafrica, con lo scopo di porre fine alla guerra che da due anni sta devastando la regione del Tigray, a nord dell’Etiopia, e che ha causato complessivamente tra i 380.000 e i 600.000 morti.

Gli antefatti

Il conflitto ha ufficialmente avuto inizio il 4 novembre 2020, ma le tensioni erano già alle porte in seguito all’elezione dell’attuale Primo ministro dell’Etiopia, Abiy Ahmed, salito al potere il 2 aprile 2018. I principali schieramenti politici vedono protagonisti il Fronte Popolare di Liberazione del Tigray (FPLT) e il governo etiope appoggiato dall’Eritrea. 

Il Fronte Popolare di Liberazione del Tigray è presente sulla scena politica etiope già a partire dal 1975, fondato allo scopo di sensibilizzare la popolazione contro la dittatura di Hailé Salassié. Tra il 1980 e il 2018, il FPLT conservò il potere governativo in tutta l’Etiopia, rendendosi protagonista di una guerra contro l’Eritrea tra il 1998 e il 2000 per il possesso della città di Badme, al confine tra i due Paesi. Gli accordi di pace sono stati gestiti dall’attuale Primo ministro dell’Etiopia nel 2018, grazie ai quali ha ricevuto un Premio Nobel per la Pace nel 2019. Durante il governo del FPLT sono state avanzate numerose proteste popolari, accusando il partito di corruzione e di utilizzare metodi dittatoriali. 

Nel 2018, in seguito alle elezioni di Abiy, le personalità politiche incriminate sono state rimosse dai loro precedenti incarichi e venne fondata la coalizione “Partito della Prosperità”, in cui il gruppo politico di tigrini decise di non farne parte. 

Le azioni di Abiy hanno avuto come conseguenza la nascita delle tensioni tra il governo centrale e il FPLT che si fecero più pesanti a partire da settembre 2020, quando il Tigray dichiarò di voler tenere le proprie elezioni regionali. Il PM Abiy dichiarò la volontà dei tigrini non in linea con le leggi costituzionali nazionali. In seguito al diniego del Primo ministro, il Fronte Popolare di Liberazione del Tigray decise di invadere le basi militari federali andando a costituire, de facto, l’inizio del conflitto. 

Una tregua era stata raggiunta nel marzo 2022, ma il 24 agosto gli attacchi sono ricominciati, portando con sé ulteriori migliaia di morti, feriti e dispersi. 

Un conflitto diventato crisi umanitaria

Il conflitto ha causato centinaia di migliaia di morti, conducendo la regione del Tigray ad una condizione di estrema instabilità. Alcuni esperti di diritto umanitario internazionale sostengono che il conflitto in corso nella regione del Tigray è ormai degenerato in catastrofe umanitaria

Il mancato arrivo di scorte alimentari e sanitarie ha causato il propagarsi di malnutrizione, carestia ed estrema indigenza, senza considerare l’interruzione delle comunicazioni che ha impedito di raccogliere le informazioni in tempo reale. A causa di tali condizioni, numerosi cittadini sono stati costretti a fuggire dalla regione del Tigray verso il Sudan. 

Le Nazioni Unite hanno da tempo avviato un’investigazione sui crimini di guerra avvenuti nella regione, mentre l’Alto Commissario dell’ONU per i Diritti Umani, Volker Türk, il 18 ottobre ha dichiarato che ci troviamo di fronte alla possibilità di un’ulteriore escalation, ovvero di un aumento nell’intensità e nella propagazione del conflitto. 

Tali dichiarazioni sono state fatte in seguito all’evidente infrangersi delle norme di diritto umanitario internazionale, secondo cui l’attacco indiscriminato verso i civili costituisce crimine di guerra. A tal proposito, il 14 ottobre nella città di Shiré (zona Badme), state sganciate due bombe per mano dell’alleanza Etiopia-Eritrea, causando la morte di due civili e ferendo due operatori umanitari dell’International Rescue Committee (IRC) mentre stavano distribuendo beni di prima necessità a donne e bambini della città. 

I negoziati

25 ottobre 2022

Pretoria, Sudafrica

I negoziati hanno avuto inizio di martedì nella capitale amministrativa del Sudafrica, in seguito alle sollecitazioni avanzate dai più autorevoli vertici mondiali quali, prima fra tutte, l’Unione Africana, le Nazioni Unite e l’Unione Europea. Gli Stati Uniti hanno espresso il proprio supporto all’Unione Africana tramite una dichiarazione di Joe Biden all’Assemblea Generale dell’ONU a settembre in cui sostiene l’urgenza di porre fine al conflitto.

Il portavoce del Presidente del Sudafrica, Vincent Magwenya, ha dichiarato che i negoziati termineranno il 30 ottobre, con la speranza di giungere ad un accordo tra le due parti: “Sono stati convocati i colloqui di pace per trovare una soluzione pacifica e sostenibile al devastante conflitto nella regione del Tigray”.

mediatori ufficiali dell’evento sono stati scelti all’interno di un team targato Unione Africana, con a capo il Presidente della Nigeria, Olusegun Obasanjo, che sarà supportato dall’ex Vicepresidente del Sudafrica, Phumzile Mlambo-Ngcuka e dall’ex Presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta. Dalla parte del governo federale etiope i protagonisti della negoziazione sono Redwan Hussein, il Consigliere per la Sicurezza nazionale del PM Abiy Ahmed e il Ministro della giustizia, Geodion Timotheo. A guidare la fazione tigrina saranno Getachew Reda, il portavoce del FLPT e il generale Tsadkan Gebretansae.

Ambo le parti hanno dichiarato la propria volontà nel porre fine al conflitto, ma i risultati effettivi dei negoziati si vedranno nelle settimane successive alla conclusione degli accordi. 

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