LA POLITICA COMMERCIALE DELL’UE IN ASIA ORIENTALE

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Politica commerciale dell’UE in Asia orientale

Come hanno notato numerosi ricercatori e responsabili politici, l’Asia orientale si sta rapidamente sviluppando nel più significativo centro commerciale a livello globale. Pertanto, molti paesi stanno negoziando accordi di libero scambio e partenariati economici o strategici, che miglioreranno ulteriormente la competitività e le opportunità in questa regione per gli investitori stranieri. Uno degli attori più importanti coinvolti in tali negoziati è l’Unione Europea, che ha perfettamente compreso i numerosi vantaggi per le imprese europee per investire in questa regione e arricchire le occasioni di crescita economica.

I paesi asiatici sono leader, o mirano a diventare presto tali, principalmente nei settori tecnologici. Tra questi, spiccano Cina, Repubblica di Corea (Corea del Sud) e Giappone. Il nuovo Accordo globale sugli investimenti (Comprehensive Agreement on Investment, CAI) stipulato tra Bruxelles e Pechino è una dimostrazione della direzione in cui sta andando la nuova politica commerciale europea. Tuttavia, molti punti devono ancora essere discussi e perfezionati. Ad esempio, il governo cinese mantiene ancora un significativo controllo sull’economia e sulle stesse imprese che preclude una concorrenza leale sul mercato interno cinese dovuto alle numerose manipolazioni perpetuate da Pechino. 

D’altra parte, il Giappone ha aperto il mercato agli investimenti dell’UE dopo un recente accordo stipulato nel 2019. Attualmente, gli investitori europei possono accedere più facilmente ai mercati giapponesi, la concorrenza è più equa e lo scambio di know-how e altre conoscenze è significativamente migliorato. Gli investimenti bilaterali possono ora prosperare tra le due parti, soprattutto dopo la stipula di una clausola riguardante la risoluzione formale e accelerata delle controversie. Per le aziende che operano con banche dati, questa nuova opportunità è particolarmente significativa dopo che le due parti hanno reciprocamente riconosciuto le loro legislazioni sulla privacy e la sicurezza dei dati come equivalenti. Di conseguenza, le aziende che utilizzano hardware e software esterni possono ora usufruire o implementare i loro servizi nei server giapponesi senza ridurre la sicurezza e la privacy dei loro utenti e clienti. 

Infine, la Corea del Sud ha un accordo di libero scambio con l’UE dal 2011. Pertanto, il commercio tra le due parti è cresciuto di oltre il 70% negli ultimi anni. Lo sviluppo più significativo di questo trattato è la presenza di comitati specializzati che sostengono e forniscono risoluzioni e raccomandazioni in materia di accesso al mercato e regolamenti ad aziende ed entità governative. Quest’ultimo aspetto è fondamentale per le imprese che desiderano investire in progetti a lungo termine, in particolare nel settore tecnologico, poiché forniscono una maggiore certezza giuridica sui loro investimenti, salvaguardandoli dai vari rischi politici ed economici. Le aziende che lavorano con l’intelligenza artificiale e la robotica potranno sfruttare a pieno questa opportunità poiché sia Seoul è uno dei centri di ricerca mondiale più avanzati nel settore e operanti con queste nuove tecnologie, sia il precedente accordo commerciale genera protezioni affidabili e sicure per l’outsourcing o l’offshoring di varie linee di produzione. 

Possibili opportunità e cosa seguire

Per gli investitori stranieri, e specialmente europei, ci sono notevoli opportunità in vista. In primo luogo, i nuovi settori hi-tech stanno guadagnando molti investimenti e il ritorno su di essi è uno dei più alti sul mercato. Dagli anni ‘80, i paesi dell’Asia orientale come il Giappone e la Corea del Sud hanno ridotto le tariffe per promuovere investimenti (i cosiddetti Foreign Direct Investments o FDI) nelle loro industrie in via di sviluppo. Inoltre, persistono tutt’oggi differenze significative nei vantaggi produttivi ed economici a livello locale nella regione, generando così opportunità redditizie per le aziende internazionali che utilizzano catene di approvvigionamento e produzione transnazionali. Infatti, i sopracitati stati asiatici importano materie prime e lavorate ed esportano capitali e beni di consumo. Per esempio,Giappone, Corea del Sud e Cina sono una tappa essenziale per la produzione globale di apparecchiature elettroniche e nuovi macchinari tecnologici. Tuttavia, le aziende giapponesi stanno delocalizzando le loro produzioni per cercare salari più bassi, mentre la Corea sta ulteriormente nazionalizzando la sua produzione al fine di migliorare il budget statale. Appunto per questo, Seoul fornisce un terreno fertile per le aziende internazionali che cercano di delocalizzare le loro strutture o esternalizzare la loro produzione attraverso investimenti diretti nelle fabbriche locali. In maniera simile, la Cina fornisce anche buone opportunità per l’esternalizzazione della produzione elettronica, specialmente grazie a salari più bassi rispetto alla Corea, ma al costo di un minore progresso tecnologico. 

Tuttavia, il consiglio attuale è, per le aziende, di attendere lo sviluppo delle catene di approvvigionamento mentre, per i governi, di concentrarsi e stipulare dei nuovi accordi che vadano a risolvere le varie problematiche nell’economia globale che la pandemia ha evidenziato. Le imprese possono coprire questo rischio riducendo la diffusione della loro catena di produzione in vari paesi, ma a rischio di perdere denaro a causa dei salari più alti e regolamenti politici più severi presenti nelle economie avanzate. Inoltre, i nuovi accordi commerciali richiedono tempo per essere pienamente attuati, fornendo così un periodo vacante in cui le aziende possono aggiornare e rivedere le loro strategie di supply chain nel nuovo ambiente economico e geopolitico. 

Per esempio, la resilienza della supply chain può essere migliorata semplicemente facendo ricerche di mercato sui fornitori: da dove arrivano i loro prodotti e le loro materie prime, quante industrie si affidano a loro e in quale regione forniscono servizi? Inoltre, la diversificazione del portafoglio nei fornitori e nella produzione può essere molto vantaggiosa, soprattutto in tempi di volatilità e incertezza come ora. Gli impianti di produzione in varie località possono ridurre significativamente il rischio poiché, aprendosi a nuovi mercati, possono accedere a diversi fornitori con la possibilità di nearshoring regionale, in altre parole, di trovare vari fornitori più vicini agli impianti produttivi. Allo stesso modo, numerosi appaltatori possono aumentare la loro diversificazione. Se quest’ultimo punto genera costi considerevoli per l’azienda, almeno creare una lista di possibili fornitori alternativi può avere simili benefici in caso di urgenze. Inoltre, ci sono molti software che forniscono statistiche affidabili sulla resilienza della catena di approvvigionamento e sulle capacità di produzione. In effetti, l’analisi dei dati e le tecnologie operanti intelligenze artificiali potrebbero fornire informazioni preziose su questo ambito. Di conseguenza, la modernizzazione della supply chain dovrebbe diventare l’obiettivo di tutte le aziende che desiderano mantenere o espandere i propri servizi a livello globale. Infine, non esiste una strategia migliore del peer networking con altre aziende dello stesso settore o industria per scambiare preziose intuizioni, esperienze, e possibili soluzioni a problemi comuni. 

Infine, risulta anche necessario seguire attentamente gli sviluppi nel contesto strategico e politico. Infatti, Bruxelles inizia e conclude i negoziati seguendo anche interessi geopolitici e geo-economici, in particolare durante le trattative con la Cina. In effetti, la maggior parte dei colloqui europei integra con i loro punti requisiti politici e di governance che possono accelerare o rompere la possibilità di nuovi accordi. Prima di tutto, la Cina è un paese non democratico, influenzando così il giudizio dei burocrati di Bruxelles, soprattutto dopo lo scandalo uiguro e l’indifferenza cinese verso l’invasione russa dell’Ucraina. L’UE probabilmente tenterà di stabilire partenariati privati e attività di lobbying con imprese che la pensano allo stesso modo, aperte al commercio e agli investimenti e non completamente gestite dalle autorità cinesi, soprattutto dopo le sanzioni. In effetti, gli interessi commerciali ed economici prevarranno a lungo termine, piuttosto che principi politici, seguendo un approccio pragmatico e realista. 

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