Gli interessi di Caino: EuropeanLithium e Mosca si contendono il Donbass 

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Le guerre sono sempre state ammantante di retorica, i leader, che siano stati invasori o invasi, hanno sempre descritto il loro agire in virtù di una missione illuminata, quasi celestiale. Il velo cade presto e l’esempio più lampante è costituito dalle Crociate, tanta magniloquenza per ammaliare il popolo, ad attaccare o a difendersi,  ma si occultavano i molti interessi e le molte ricchezze che volevano contendersi le elitè dominanti. Anche con il conflitto russo – ucraino, ovviamente, il paradigma di ripete. Proviamo ad analizzare quali sono gli interessi economici in gioco, per tutti.

Dal 24 febbraio ad oggi ci siamo mai soffermati seriamente a pensare perché, nello Yemen oltre 20.000 vittime civili tra marzo 2015 e marzo 2021 sono rimaste inascoltate? Abbiamo mai riflettuto sul perché il conflitto tra Armenia e Azerbaigian per il controllo del Nagorno-Karabakh, frazionato in scontri tra gli Anni ’90 e nel 2020, ha causato circa 30 mila vittime che sono rimaste senza difesa? Abbiamo realmente capito perché ben prima dell’Ucraina, le due guerre cecene e la guerra in Georgia del 2008, sono rimaste del tutto ignorate dall’opinione pubblica mondiale? Ci siamo domandati perché da otto mesi a questa parte l’opinione pubblica mondiale parla di Donbass mentre si riempie l’Ucraina di armi e mercenari stranieri da ambo le parti? Si è compreso perché il Donbass e la difesa dell’Ucraina attira strenuamente la maggior parte degli attori globali, tanto da portarci ad una catastrofe nucleare? 

Ci siamo davvero domandati perché stavolta è così importante? 

Si, il paragone con la crisi di Cuba degli anni ’60 del ‘900 è evidente nei modi in cui la tensione rischia di evolversi in scontro armato nucleare, ma ovviamente non lo è per le dinamiche che tale similitudine racchiude. In quel caso gli USA si sentivano minacciati da possibili installazioni militari sovietiche nell’isola caraibica ostile a Washington a poche miglia dalle coste statunitensi e per quanto Mosca, oggi,  abbia provato a replicare le motivazioni addotte dall’allora amministrazione USA, ovvero l’eccessiva vicinanza ai propri confini di installazioni belliche – nella fattispecie  missili NATO in Ucraina che potrebbero minacciare direttamente Mosca – sembrano non essere, alla luce di un’analisi attenta dei fatti, di pertinenza con lo scoppio della guerra in corso.

Cosa è allora che ha spinto Mosca ad invadere l’Ucraina? La potente lobby delle armi? No, quella è più un’anomalia delle democrazie occidentali, in Russia ancora, l’apparato militare, se non tutto, è in parte controllato dal governo o da società filo governative. Mosca al contrario di Washington, non sente l’esigenza di “scarrellare” i propri armamenti in giro per il mondo per appagare quei privati che detengono saldamente in mano il grilletto della difesa nazionale. 

La motivazione quindi è banalmente e meramente economica, soprattutto per quanto concerne l’area del Donbass. Il presidente russo Putin, ha sempre dichiarato che del destino dell’Ucraina gli importa poco, se dentro o fuori l’Unione Europea, l’importante è che il Donbass torni a casa, con la Federazione Russa. Perché?

È  importante il Donbass?

Il Donbass è un’area geologicamente ricca di risorse minerarie e in ottica futura, ad una superpotenza che tale vuole rimanere – o aspirare a diventare – tali risorse minerarie non possono mancare per garantirsi un ruolo di predominanza. Uranio, ferro, nichel, ma soprattutto le “terre rare”, ovvero un gruppo di 17 elementi chimici fondamentali per lo sviluppo tecnologico quotidiano e futuro. Tali elementi sono necessari per la realizzazione di batterie al litio (come quelle degli smartphone) o per la realizzazione di cavi in fibra ottica e i super magneti per i motori elettrici. Tutto ciò che viene richiesto per essere dominante nel mondo del futuro, quello green, smart e digital è basato sui materiali delle terre rare. Ogni super potenza che si rispetti, a maggior ragione la Russia, che dell’esportazione delle materie prime ha fatto un pilastro della propria economia, tende a volere essere esportatrice e non importatrice di materiali fondamentali come le terre rare. 

Tanto per fare un esempio, nel Donbass, terra contesa dal 2014, è presente uno dei giacimenti di litio più grande d’Europa, e sempre nel Donbass, a Donetsk vi è ancora un giacimento inesplorato dal nome “Shevchenkivske”, ma dai test effettuati risulta essere il più ricco dell’Ucraina. Adesso, per rendere il quadro più chiaro dell’intervento russo nel Donbass dobbiamo spiegare la presenza di EuropeanLitium in Ucraina. L’azienda è di proprietà australiana, ma si era prefissa comunque lo scopo di diventare leader del settore nel continente europeo, grazie alla possibilità di evitare le importazioni di litio. In precedenza EuropeanLithium era attiva solo in un progetto in Carinzia, nei pressi di Wolfsberg. Tre mesi prima dello scoppio della guerra, siamo nel novembre 2021, EuropeanLithium acquisisce i giacimenti nel Donbass, di fatto, sottraendoli all’influenza russa. EuropeanLithium aveva acquisito, infatti, la società ucraina Petro Consulting LLC da Millstone, che aveva ricevuto come compenso una quota del 20% della stessa EuropeanLithium, tramite azioni per un valore fino a 20 milioni di dollari australiani (12,9 milioni di euro) in diverse tranche.

Il Presidente esecutivo di EuropeanLithium, Tony Sage, affermava a novembre 2021: “Sono molto entusiasta dell’opportunità di acquisire i due giacimenti di litio ucraini e combinarli con il nostro già avanzato progetto sul litio a Wolfsberg. Questo non solo ci consentirà di diventare il primo produttore locale di idrossido di litio in Europa, ma allo stesso tempo di formare il più grande gruppo di litio del continente e di contribuire in modo sostenibile a garantire la domanda europea di litio“.

Il litio viene estratto, ad oggi, in Australia, Sud America e Asia; vista l’enorme domanda che la transizione energetica richiede, in virtù anche della marcia a tappe che l’UE ha dettato da tempo ormai, avere possesso di giacimenti di litio in Europa è come avere posseduto i pozzi di petrolio del golfo persico ad inizio ‘900; un affare da miliardi di euro e dalla durata di decenni.

Inoltre l’Ucraina è la prima esportatrice di Uranio in Europa, motivo per cui, la Francia, energicamente dipendente dalle proprie centrali nucleari, è stata con Macron la più attiva nei colloqui con Putin pre guerra e durante il conflitto ancora in corso. Rimanendo in tema di energia, nel Donbass, più specificatamente nei territori di Donetsk e Lugansk vi è la seconda riserva per estensione di gas naturale in Europa.

Lo scoppio di un conflitto è sempre un interessante coincidenza quando esso di combatte su territori ricchi di materie prime; coincidenza che diventa certezza quando per la prima volta dalla seconda guerra mondiale assistiamo ad un mondo polarizzato su un campo di battaglia dove nessuno dei contendenti è disposto a compiere un passo indietro, minacciando addirittura l’utilizzo dell’atomica.

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