DIFFERENZE ED ANALOGIE TRA LA VECCHIA E LA NUOVA GUERRA FREDDA

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Esistono determinate analogie e differenze tra la Guerra Fredda del XX secolo e quella “Nuova” a cui stiamo assistendo

La “Nuova Guerra Fredda” è un termine entrato inesorabilmente nei dibattiti comuni per spiegare gli avvenimenti geopolitici in corso. Essa ha l’intenzione di descrivere aspetti e situazioni differenti rispetto a quella avvenuta nel XX secolo e ben descritta dal giornalista statunitense Walter Lippmann, il quale ne ha coniato il termine. Tuttavia, sussistono pure delle analogie, le quali spesso possono confondere le interpretazioni.  Cerchiamo di analizzare gli elementi più emblematici: 

Protagonisti

Nella “Vecchia” Guerra Fredda, dettata dall’assetto bipolare, le due Superpotenze che riuscirono ad imporsi furono gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. Al giorno d’oggi, oltre agli Stati Uniti e alla Russia, nella transizione verso un’ordine multipolare si è affermata come Superpotenza la Cina, la quale nella “Vecchia” Guerra Fredda poteva essere considerata per lo più una “Potenza regionale” con grandi aspirazioni. Inoltre non si può ignorare l’ascesa dell’India, che potrebbe diventare nel futuro, non troppo lontano, una Superpotenza. 

Sistema Mondiale

Dopo il secondo conflitto mondiale, a livello globale si è instaurato il sistema bipolare. Esso consisteva nella “spartizione” del mondo in due blocchi contrapposti, con a capo Stati Uniti e Unione Sovietica, che venivano delineati in base alle capacità delle due Superpotenze di estendere la loro influenza ed egemonia. Al giorno d’oggi stiamo vivendo la transizione verso l’ordine multipolare, in sostituzione a quello unipolare a guida statunitense che si impose dopo il crollo del Muro di Berlino. A prova di ciò c’è la volontà della Cina e della Russia di instaurare il suddetto ordine multipolare, in cui vorrebbero esserne protagonisti, e la creazione di alternative ai sistemi occidentali, come ad esempio il BRICS (gli incontri tra gli Stati delle economie emergenti).

Relazioni diplomatiche

Le relazioni diplomatiche tra le due Superpotenze durante la “Vecchia” Guerra Fredda erano molto condizionate dalle diversi fasi del suddetto periodo (ricerca di una precisa posizione nel quadro internazionale; disgelo tra le due Superpotenze; coesistenza pacifica) e dalla conseguente alternanza tra momenti di concordia e di crisi. Quest’ultimi, come le guerre locali (es. Corea, Vietnam e Afghanistan) e situazioni limite (costruzione del Muro di Berlino e il posizionamento delle testate nucleari a Cuba da parte dei sovietici), hanno seriamente portato i blocchi a rischiare un conflitto diretto

A grandi linee la “Nuova Guerra Fredda” sembra che segua la stessa logica. Ciò è constatabile dalle relazioni altalenanti tra gli Stati Uniti e la Cina, positive come al G20 dei Ministri degli Esteri a Bali del 2022 e del tutto negative come a seguito della visita a Taiwan della Speaker della Camera statunitense Nancy Pelosi, e dalle relazioni tra l’Occidente e la Russia. Quest’ultime sono letteralmente precipitate a seguito “dell’Operazione Speciale” del Cremlino in Ucraina e, proprio a causa della situazione del conflitto non certamente pronosticata dalla Russia, si sta ventilando la minaccia dell’utilizzo delle testate nucleari tattiche.      

Ideologia

Nella “Vecchia” Guerra Fredda l’ideologia rappresentava il punto cardine ed imprescindibile, che ha affascinato moltissimi politici, intellettuali e masse popolari. L’Unione Sovietica, un Paese a partito unico, vantava una visione politico-economica comunista che esaltava l’etica anti-individualista e si basava sulla disciplina e sacrificio. Gli Stati Uniti, invece, è uno Stato che si basa sulla democrazia di ampie libertà personali e d’iniziativa e su un’etica profondamente individualista. 

All’interno dei territori delle Superpotenze le corrispettive ideologie non potevano essere messe in discussione, cosa intuibile da come americani e sovietici intervennero per arginare il dissenso. L’Unione Sovietica puniva l’anti-socialismo/comunismo con metodi brutali, come i gulag. Gli Stati Uniti, per fermare qualsiasi “deriva rossa”, utilizzarono la “paura del comunismo”, intimidazioni/discriminazioni e vere e proprie “cacce alle streghe” (es. maccartismo).  

Nella “Nuova Guerra Fredda”, invece, questo scontro di valori ideologici contrapposti non esiste più. Ciò è dovuto dal crollo del modello comunista, non più visto come ispiratore, e dal trionfo/accettazione a livello globale del pensiero capitalista-neoliberista. Per cui la percezione di questa nuova competizione tra le Superpotenze sembrerebbe asettica e fine a sé stessa.

Tuttavia, il Presidente statunitense Joe Biden ha ribadito che questo nuovo confronto tra le Superpotenze si basa sulla contrapposizione tra l’autoritarismo e la democrazia. Questo pensiero, che enfatizza valori ideologici “impliciti” presenti nella “Vecchia” Guerra Fredda, pone gli Stati Uniti e l’Occidente a baluardo della democrazia ed è stato ribadito dallo stesso Presidente Biden in  diverse occasioni: “Summit della Democrazia” del 9-10 dicembre 2021; meeting della NATO (North Atlantic Treaty Organization) del 18 giugno 2022.

Aree di influenza

Il globo della “Vecchia” Guerra Fredda era “spartito” in due blocchi contrapposti le cui Superpotenze imposero ai loro Stati “satelliti” ad essere “confinati” in una bolla isolata l’una dall’altra. Per cui, le relazioni politiche erano pressoché inesistenti o vantavano contatti minimi.

In questo contesto, gli Stati aderenti ai blocchi non godevano una sovranità nazionale totalmente indipendente. Infatti l’Unione Sovietica non accettava le “vie nazionali” al socialismo (es. repressione in Ungheria nel 1956 e in Cecoslovacchia nel 1968), mentre gli Stati Uniti si opposero alle politiche considerate troppo “distaccate” dal sistema liberal-capitalista (es. favoritismo di dittature militari o governi illiberali in Sud America).  Inoltre, le due Superpotenze adoperavano altri sistemi per mantenere il controllo dei corrispettivi blocchi e per scalfire l’altro. Oltre all’ideologia, essi sono: aiuti economici per lo sviluppo; assistenza militare e tecnologica; penetrazione commerciale e culturale; attività dei servizi segreti; propaganda.

Nella “Nuova Guerra Fredda” non si può ancora parlare di “spartizione del globo” in quanto è in corso la transizione verso un ordine multipolare e i Governi mondiali vantano una maggiore autonomia decisionale. Ciò li permette, finché non accadono eventi emblematici, di poter intrattenere relazioni politiche sia con una parte che con l’altra. L’esempio sarebbe rappresentato dall’India, la quale partecipa al Dialogo quadrilatero QUOD (che includono Stati Uniti, Australia e Giappone) e, allo stesso tempo, non è sorda alle iniziative promosse dalla Cina come il BRICS

Tuttavia, rimane un elemento di continuità con la “Vecchia” Guerra Fredda: le Superpotenze utilizzano le stesse metodologie per influenzare, “convincere” e condizionare gli Stati a commerciare con loro, a seguire il loro modello politico-economico e per scalfire i rapporti che quest’ultimi detengono con altre Superpotenza o alleanze. L’unica differenza risiede nell’incremento delle “armi” a disposizione, cioè l’evoluzione tecnologica che ha permesso pure la coniazione del termine “guerra ibrida”.

Economia

I blocchi della “Vecchia” Guerra Fredda imponevano agli Stati aderenti di seguire i corrispettivi modelli economici dominanti: capitalismo da una parte, basata sul libero mercato, comunismo dall’altra, con l’economia pianificata e centralizzata. Rispettando le “modalità d’isolamento”, pure i contatti economici tra le parti erano inesistenti o ridotti al minimo, e le timide partnership tra Italia e Unione Sovietica degli anni 50’-60’ ne rappresentano una prova

Con la caduta del Muro di Berlino e il conseguente cambiamento dell’assetto geopolitico mondiale, si verificò il trionfo del capitalismo, in particolare modo le dottrine del neo-liberismo e della globalizzazione.

Questa è una componente molto importante della “Nuova Guerra Fredda” che ha influenzato la Russia e la Cina. Proprio quest’ultima rappresenta una particolarità peculiare. Essa vanta ancora la struttura del suo Partito Comunista, ma ha adottato il modello del “socialismo di libero mercato”. Esso si basa sul connubio del liberismo con il socialismo (in cui la presenza dello Stato è ancora forte) e punta sullo sviluppo di un fortissimo import-export. Inoltre, questa ideologia economica viene molto influenzata dall’interpretazione della globalizzazione nell’era post-maoista, cioè rendere la Cina al “centro del mondo” e modello da seguire (soprattutto nei confronti dei Paesi emergenti). Infatti il Governo di Pechino ha creato la “nuova Via della Seta”, la quale attira moltissimi Stati a livello mondiale, e sta avviando il sistema dei pagamenti bancari e trans-frontalieri alternativo allo SWIFT occidentale, cioè il CIPS (Cross Border Inter-Bank System). Tutto ciò rappresenterebbe un elemento di continuità con la “Vecchia” Guerra Fredda: l’esistenza di più sistemi. 

In questo scenario in via di definizione, e rimarcando l’importanza della globalizzazione odierna che ha interconnesso le economie a livello globale, nel commercio gli Stati intrattengono molteplici rapporti: sia con i membri delle proprie alleanze, o con Paesi considerati “storici” in queste pratiche, che con quelli “identificati” dai primi citati come “concorrenti” o “nemici”. L’Unione Europea ne è un esempio in quanto continua a coltivare relazioni commerciali dirette con gli Stati Uniti e, allo stesso tempo, ha intrapreso con la Cina la trattativa per il Trattato CAI(Comprehensive Agreement on Investment).

Pure le Superpotenze non ne sono esenti sottolineando, ulteriormente, la differenza con la “Vecchia Guerra Fredda”. A dimostrazione di ciò è il rapporto commerciale tra gli Stati Uniti e la Cina che nel 2021 hanno eseguito scambi di import-export pari a 756 miliardi di dollari.  

Tuttavia, è presente un limite molto preciso. Infatti, le stesse relazioni economiche possono subire contraccolpi quando si oltrepassano “punti di non ritorno” nei rapporti politici. Per esempio, la competizione tra Cina e Stati Uniti ha portato le due Superpotenze a mettere in pratica una guerra dei dazi doganali e il Governo di Washington a creare una “Black List” in cui ha incluso decine di aziende cinesi. Mentre, con lo scoppio della guerra in Ucraina, gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno inflitto alla Russia sanzioni economiche pesantissime.        

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