IL VALORE STRATEGICO DEL MAR NERO PER LA RUSSIA

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L’annessione delle quattro regioni ucraine (cinque contando la Crimea), ratificata dalla Duma ha segnato un punto di svolta nella guerra e nelle relazioni tra l’Occidente e la Russia. A prescindere da quali saranno le prossime mosse degli attori in campo, la decisione di annettere queste regioni, in particolare Kherson e Zaporizhzhya, sottolineano un chiaro intento di Mosca. Esse, infatti, sono bagnate dal Mar d’Azov, l’appendice settentrionale del Mar Nero; un mare che nelle strategie di Mosca ricopre un ruolo vitale.

Questo mare che bagna le coste di Russia, Turchia, Ucraina, Bulgaria, Romania e Georgia seppur considerato “periferico” da alcuni ha sempre avuto una grande importanza per i paesi e i popoli limitrofi e tutt’ora ricopre un ruolo di primo piano per gli interessi geopolitici e di sicurezza della regione. Tuttavia, alcuni attori sono stati più propensi a stabilire la loro influenza su quest’area; in particolare la Federazione Russa e la Turchia.

Per la Russia nello specifico il Mar Nero è infatti l’unica acqua navigabile tutto l’anno diversamente da quelle del Baltico e dell’Artico, anche se la navigazione è limitata dal controllo di choke points come lo Stretto dei Dardanelli o il Bosforo da parte di Ankara che fa valere la sua “forza” grazie alla Convezione di Montreux del 1936, il trattato prevede infatti una certa autonomia alla Turchia nel regolare il passaggio per questi stretti. 

L’importanza di questo mare per Mosca è stata resa ancora più evidente dallo scoppio della guerra in Ucraina. Tuttavia, per comprendere appieno il valore dato a questo specchio d’acqua occorre fare un necessario excursus storico.

Durante il XVII secolo l’allora impero russo dovette affrontare delle gravi crisi ai suoi confini. Da una parte, la Confederazione Polacca-Lituana arrivò a minacciare Mosca mentre nel sud il Khanato di Crimea, che si estendeva oltre alla stessa penisola (ad esclusione della striscia di terra più meridionale di proprietà ottomana) fino alle provincie meridionali delle attuali Russia e Ucraina, precludendo di fatto l’accesso ai russi all’unico mare caldo raggiungibile ed in grado di integrarli maggiormente con le più fiorenti economie europee. Infine, le incursioni tatare (appoggiate dai turchi) rappresentavano un serio problema di sicurezza per il Regno Russo. Motivi che spingevano Pietroburgo a guardare con interesse il fianco sud dei suoi territori.

Il Mar Nero “inaccessibile” ai russi- Fonte immagine: https://it.rbth.com/storia/83774-com%C3%A8-che-la-crimea-divenne

Furono necessarie diversi conflitti e decenni, prima che la Russia potesse raggiungere il suo obbiettivo e mettere in sicurezza il suo confine meridionale. Nel finire del XVIII secolo, complice un declino dell’Impero ottomano e del khanato di Crimea, l’Impero russo poté espandere la sua influenza nell’area. A seguito della guerra russo-turca del 1735-1739, fu concesso alla Russia di costruire un porto stabile nel mar d’Azov, ma non di navigare nel mar Nero. Mentre successivamente a seguito della vittoria russa nella Guerra russo-turca del 1768-1774, gli ottomani dovettero cedere diversi territori, tra i quali parte della regione di Yedisan, dando alla Russia il suo primo accesso sul Mar Nero e diversi porti in Crimea.

Inoltre, il Khanato diventò a tutti gli effetti uno stato vassallo di Mosca, venendo poi annesso nel 1783.  A seguito di questa decisione l’Impero Ottomano dichiarò nuovamente guerra (1787-1792) venendo però sconfitto e dovendo riconoscere ufficialmente l’annessione della Crimea alla Russia e cedere il resto dello Yedisan, dove nel 1794 i russi edificarono a Odessa il principale porto del paese. La conquista di queste regioni ebbe un ruolo fondamentale a riequilibrare gli equilibri di potenza tra le due potenze, i russi ottennero anche di poter navigare liberamente nel Mar Nero.

Una volta ottenuto questo risultato la Russia ha ampliato, durante i secoli successivi, i suoi confini sulle sponde del Mar Nero, allargandosi nelle attuali Georgia, Bessarabia e Ucraina.  In Crimea, invece, il controllo russo rimase di fatto stabile fino al 1954 quando Kruscev la donò all’Ucraina, ma sempre nella cornice istituzionale dell’Urss. Durante la Guerra Fredda Mosca aveva quindi il controllo totale del Mar d’Azov e di gran parte del Mar Nero grazie all’alleanza nel Patto di Varsavia delle Repubbliche Socialiste di Bulgaria e Romania, avendo come unico contraltare (ancora una volta) la sola Turchia sul versante meridionale.

Tuttavia, la fine dell’Urss, del Patto di Varsavia e l’indipendenza di Ucraina hanno privato la Russia di gran parte della sua zona costiera nel Mar Nero e nel mar d’Azov, facendo riaffiorare vecchi problemi di sicurezza, o meglio di “insicurezza”. Infatti, l’adesione di Bulgaria e Romania alla NATO ha tolto al Cremlino “paesi amici” nella parte occidentale del Mare.

Se l’ingresso di questi paesi nella NATO nel 2004 ha segnato l’inizio di un’inversione di tendenza nell’influenza della zona, ciò è stato di fatto “accettato” da Mosca. Nella città rumena di Costanza è stata anche aperta una base NATO. Tuttavia, la possibilità che le Repubbliche Ex-Sovietiche di Georgia e Ucraina, seguissero lo stesso percorso ha trovato un deciso ostracismo di Mosca. Se il Cremlino ha accettato la “cessione” del lato Ovest di questo mare alla NATO, è sembrato (e sembra tutt’ora) deciso a non accettare lo stesso destino per quello orientale e del nord. Gli interventi russi in Abkhazia nel 2008, l’annessione della Crimea nel 2014 e infine la guerra in Ucraina nel 2022 sembrano quindi indicare che l’interesse per il controllo di quest’area è una questione di primo piano per il Cremlino. 

Nel 2008 infatti la possibilità veicolata dal governo georgiano di aderire al Patto Atlantico ha fatto scattare diversi allarmi a Mosca, che hanno portato alla guerra con Tbilisi e alla creazione della Repubblica autonoma, ma de factoindipendente, di Abkhazia. In questo modo Mosca è riuscita ad ottenere l’accesso a quattro nuovi porti nella regione, lasciandone alla Georgia solo due, riducendo di conseguenza anche l’appetibilità del paese caucasico come possibile alleato per Washington.

Le nuove posizioni dell’Ucraina post Euro-Maidan hanno evidenziato la possibilità di un’espansione della NATO verso i confini russi, motivo per cui la Russia, per la prima volta dopo oltre due secoli, si è ritrovata con la concreta possibilità di una stabile presenza ostile alle porte del Mar d’Azov. Da qui l’annessione della Crimea nel 2014, che proprio come l’impero russo di secoli prima, vedeva in quell’aera un bastione fondamentale per difendere i propri confini da una parte ed essere collegato con l’economia globale dall’altra.

D’altronde, l’importanza di questo specchi d’acqua è ovviamente anche di tipo economico per Mosca. Il mare è infatti un importante snodo commerciale tanto per la Russia quanto per diversi paesi continentali dell’Asia centrale che dipendono fortemente dal porto russo di Novorossijsk per esportare grano e petrolio, dando a Mosca un importante leva geoeconomica.

Ma il Mar Nero è importante per Mosca anche per il suo ruolo all’interno del “Sistema dei cinque mari”: il progetto ideato in epoca sovietica, pensato per collegare le città interne del paese e i suoi bacini marittimi (Baltico, Caspio, Bianco) con l’area Mediterranea e quindi con il commercio globale. Dal 1992, inoltre, intorno a quest’area è stata ideata l’Organizzazione della cooperazione economica del mar Nero, un’organizzazione economica, che oltre ai sei stati che bagna raccoglie anche Albania, Armenia, Azerbaigian, Grecia, Moldavia, Macedonia del Nord e Serbia.

Per quanto riguarda la sicurezza invece, alcuni hanno definito quest’area come il “ventre molle” delle entità statali russe, sprovviste, fino agli Urali di barriere geografiche per proteggere il proprio Heartland. Per cui il controllo di questi punti risulta di vitale importanza: in ciò la Crimea gioca un ruolo fondamentale. Avere il suo controllo per Mosca vuol dire mettere in sicurezza il mare di Azov da una potenza ostile, che siano i Tatari del XVII secolo o le forze NATO di oggi.

In questo senso la penisola funge da avamposto per controllare il Mar d’Azov e proiettare efficacemente la propria potenza nel Mar Nero, allungando inoltre la profondità strategica della Russia.  In quest’ottica l’interesse di Mosca guarda anche ai territori nel sud-est dell’Ucraina. Secondo alcuni analisti, infatti, l’attuale guerra con l’Ucraina aveva tra gli obbiettivi iniziali quello di costituire un nuovo stato più vicino a Mosca nel sud-est ucraino: la c.d. “Novorossiya”, che avrebbe permesso a Mosca di avere il controllo politico-militare totale del Mar d’Azov e della costa nord-ovest del Mar Nero. Il progetto è naufragato, ma parte delle regioni che avrebbe dovuto comprendere sono quelle che la Federazione Russa ha deciso di annettere, completando (parzialmente) il suo obbiettivo. (figura iniziale)

Per concludere, il problema della ricerca e della difesa di un accesso ai mari caldi è stata la linea che ha collegato la geopolitica delle entità statali russe negli ultimi due secoli, per cui non deve stupire l’importanza data a quest’area. La Russia vede in questo specchio d’acqua più di una potenzialità: in primo luogo un cuscinetto e un avamposto di sicurezza contro potenze ostili, ma allo stesso tempo un collegamento per proiettarsi nelle lucrose acque del Mediterraneo.  

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