La geopolitica del gas

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L’interruzione delle forniture di gas dalla Russia, come conseguenza della guerra in Ucraina, getta l’Europa in una crisi dagli esiti incerti e la costringe a trovare vie alternative di approvvigionamento. Così una finestra di opportunità si prospetta per i paesi esportatori del Medio Oriente.

Da dove e come viaggia il gas

Il gas naturale è oggi la terza fonte di energia più utilizzata al mondo ed è la principale materia prima con cui sono alimentati i sistemi di riscaldamento delle abitazioni moderne. Al pari del petrolio, si tratta di un combustibile fossileche viene estratto da giacimenti misti (petrolio e gas) o da giacimenti di solo gas naturale tramite la creazione di pozzi per consentire al gas di fuoriuscire ed essere così raccolto. Giacimenti di gas sono presenti in tutto il mondo, tuttavia quelli più consistenti di cui si ha notizia si trovano nel Golfo Persico – Qatar e Iran, che totalizzano insieme 57 trilioni di metri cubi – e soprattutto in Russia, con quasi 48 trilioni di metri cubi, un quarto delle riserve globali.

Circa il 38% si trova in Medio Oriente, con importanti giacimenti anche in Arabia Saudita (8.6 trilioni), negli Emirati Arabi (6 trilioni) e in Algeria (4 trilioni). Una volta estratto, il gas viene convogliato in un sistema di condotti per raggiungere le destinazioni finali; tuttavia, questa operazione non è adatta per il traporto del gas attraverso grandi masse d’acqua, come gli oceani, e ulteriori dispute internazionali potrebbero insorgere a seguito della collocazione e passaggio dei gasdotti sotto il suolo dei vari Paesi. Ragion per cui, il gas viene anche liquefatto (GNL) attraverso un processo di raffreddamento che porta ad una notevole riduzione del suo volume iniziale, facilitandone così il trasporto e lo stoccaggio. Il GNL può essere anche trasportato tramite navi metaniere e una volta arrivato a destinazione richiede specifici terminali di rigassificazione per riportarlo allo stato gassoso.

La dipendenza dell’Europa

 Il 27% di tutti i gasdotti mondiali transitano per l’Europa, che importail 41% dalla Russia, il 16,2% dalla Norvegia, per il 7,6% dall’Algeria e per il 5,2% dal Qatar, quest’ultimo esportandolo sotto forma di GNL. Con i suoi importanti gasdotti che attraversano il Baltico, l’Europa orientale e il Mar Nero, la Russia non solo si pone come il principale fornitore di gas per l’Europa, ma occupa anche le prime posizioni nella classifica dei Paesi con le maggiori riserve ed esportatori di gas naturale. Non stupisce dunque l’immediata preoccupazione degli europei, all’indomani dell’invasione della Russia in Ucraina, sulle ripercussioni indirette che avrebbe potuto scatenare il conflitto, tra queste quelle sul piano energetico.

Già a partire dai mesi successivi all’invasione, la Commissione europea ha lanciato il piano REPowerEU per ridurre di due terzi la dipendenza dell’UE dal gas russo entro la fine del 2022. Nel frattempo, la risposta alle sanzioni dei Paesi dell’UE e della Nato non si è fatta attendere, così prima a giugno Gazprom – colosso del gas russo –  ha annunciato la riduzione del 40% dei flussi dal gasdotto Nord Stream 1, poi alla fine di agosto ha dichiarato uno stop totale dei flussi proveniente dal gasdotto per un periodo di tre giorni a causa di guasti riscontrati.

Lo stop si è prorogato a tempo indeterminato finché a fine settembre ingenti perdite simultanee alle linee del Nord Stream 1 e Nord Stream 2 hanno reso ancor più complessa la situazione. Il Presidente Putin si è detto disponibile a fornire ulteriori volumi di gas tramite Nord Stream 2 non senza avanzare pretese, dimostrando ancora una volta come una risorsa preziosa come il gas costituisca oggi una formidabile arma di contrattazione nell’arena internazionale.

La situazione in Nord Africa

Riflettori puntati sui Paesi del Nord Africa, dove la crescente produzione di gas degli ultimi decenni è stata guidata da Algeria, che rappresenta il 35% della produzione di gas del continente, ed Egitto, il secondo produttore con una quota del 25%. Il gas nordafricano è più competitivo in termini di costi rispetto a quello proveniente dagli Stati Uniti, dall’Australia o da altre zone dell’Africa, per via della vicinanza al Mediterraneo e quindi al vecchio continente.

L’Africa ha esportato 82,5 miliardi di metri cubi di gas, pari al 9% del commercio globale, di cui quasi la metà erano esportazioni algerine, destinate principalmente all’Europa. L’Algeria è il principale fornitore di gas della Spagna e anche il secondo fornitore di gas per l’Italia dopo la Russia, con il 21% del fabbisogno del Paese. Di recente, l’italiana Eni e l’algerina Sonatrach hanno siglato un accordo per aumentare le forniture di gas dall’Algeria di circa 9 miliardi di metri cubi all’anno entro il 2024, che permettono di fatto all’Algeria di scalzare dalla prima posizione la Russia come esportatore leader verso il Bel Paese. Tuttavia, indiscrezioni lanciate da una testata investigativa algerina parlano di presunte difficoltà da parte di Sonatrach nel rispettare l’accordo.

A differenza del gas algerino, che viene esportato tramite gasdotto e GNL, l’Egitto è costretto a esportare il proprio gas solo sotto forma di GNL, a causa della mancanza di gasdotti verso l’Europa. Inoltre, il gas egiziano è rivolto principalmente al mercato asiatico, al Pakistan in primo luogo. I volumi di gas forniti dal tandem Israele-Egitto, a seguito del memorandum di intesa firmato dall’UE che vedrebbe Israele spostare il gas in Egitto, e quest’ultimo liquefarlo e poi inviarlo il Europa, non sarebbero però in grado di soddisfare il fabbisogno europeo. A completare il quadro c’è infine la Libia, attore marginale nella regione che nonostante fornisca gas all’Italia, rimane svantaggiato nella produzione di gas a causa dell’instabilità politica del Paese. 

L’opportunità per i Paesi del Golfo

Il mercato del gas ha avuto nel corso degli anni due sistemi di formazione dei prezzi. Fino al 2009-10, il modello prevalente di pricing nel mercato del gas era quello di contratti a lungo termine contenenti prezzi indicizzati ai prodotti petroliferi. A seguito della compresenza di alcuni fattori, ha iniziato ad esserci sovrabbondanza nell’offerta di gas e si è optato per contratti a breve termine basati sulla formula gas-to-gas competion, che prevede prezzi indicizzati sugli hub, ossia scaturiti dall’incontro tra domanda e offerta di gas.

Il sistema ha però funzionato finché c’è stata sovrabbondanza di offerta, ma con la ripresa dell’economia e dei consumi di gas nel 2021, la volatilità del mercato del gas ha reso più appetibile la vecchia formula. Volatilità definitivamente esplosa a seguito delle vicende in Ucraina. Il Medio Oriente, i cui principali esportatori di petrolio e gas preferiscono tradizionalmente contratti a lungo termine, potrebbe svolgere un ruolo più importante nella fornitura globale di GNL. In particolare, il Qatar, da un decennio ormai leader mondiale dell’esportazione di gas naturale liquefatto, ha annunciato a partire dal 2025 la realizzazione di un progetto di espansione senza precedenti chiamato North Field East, che dovrebbe permettere di quasi raddoppiare la capacità di esportazione di GNL.

Ma il Qatar ha aperto solo il viatico: gli altri produttori del Golfo come Emirati Arabi e Arabia Saudita, indietro rispetto al Qatar, mirano ad aumentare la propria produzione ed esportazione di gas tramite progetti lungimiranti. 

Chi rifornirà l’Europa?

I Paesi europei stanno correndo ai ripari di fronte ad una situazione che è incerta e che potrebbe rimanere tale per molto tempo ancora, scandita da un continuo botta e risposta che ha molto a che fare con l’interventismo nelle questioni dell’Ucraina: la Russia strumentalizza la retorica del gas per chiedere la fine delle sanzioni europee e dell’appoggio fornito all’Ucraina. La fame di gas e la necessità di non dover dipendere dal gas russo aprono nuove opportunità per molti dei produttori di gas, specialmente per quei Paesi che dispongono di enormi riserve e lo esportano sotto forma di GNL.

Dubbi però rimangono sulla possibilità di sostituire efficacemente il gas russo. Quel che è evidente è – ancora una volta – il ruolo di rilievo che acquisiscono i paesi del Medio Oriente, sia in qualità di esportatori sia di nodi geograficamente strategici per il transito del gas verso l’Europa, come dimostra il progetto di Erdoğan – vaneggiato anche da Putin  di fare della Turchia un hub per lo smistamento del gas dall’Asia centrale, dal Golfo Persico  e dai giacimenti nel Mediterraneo.

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