Il nuclear sharing nel dibattito parlamentare italiano

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Dal 2005 la presenza di armi nucleari statunitensi sul territorio italiano è stata resa nota: quali sono state le conseguenze in parlamento? Si è riuscita a sviluppare un dibattito sul tema?

Fonte immagine: https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2022/07/10/i-numeri-del-governo-in-parlamento-senza-m5s_14510284-85c7-488d-9bb1-29adcb90ec7e.html

Dal punto di vista politico ci sono stati diversi dibattiti all’interno del Parlamento sul tema del nuclear sharing a partire dal 2005 quando il report di H. Kristensen ha reso nota la presenza di armi nucleari statunitensi sul territorio europeo. Partendo dal presupposto che i trattati tra Italia e Stati Uniti in materia di condivisione nucleare sono segreti, vediamo che il 10 marzo del 2005 si è discusso alla Camera dei deputati sulla presunta presenza di ordigni nucleari sul suolo italiano.

La deputata Silvana Pisa ha riferito in merito al rapporto di Hans Kristensen che “è emerso un quadro molto diverso da quello che nel corso di ispezioni svolte con la collega Deiana in Italia ci è stato comunicato e da quello che i responsabili della difesa hanno tentato di avvalorare”[1]. La deputata prosegue sostenendo che “non possiamo pensare al nucleare come uno strumento di influenza e di potere e come un mezzo per contare di più in seno all’Alleanza, pagando il prezzo dell’insicurezza delle popolazioni”[2]

Alla seduta ha partecipato anche il sottosegretario per la difesa Giuseppe Drago il quale ha ribadito l’importanza dell’appartenenza italiana all’Alleanza Atlantica e ha riproposto il concetto strategico alleato del 1999 che “stabilisce che lo scopo fondamentale delle forze nucleari degli alleati è politico: preserva la pace e previene ogni forma di coercizione o di guerra. A tal fine, è chiaramente necessario, per l’Alleanza, continuare a mantenere un adeguato bilanciamento di forze nucleari e convenzionali basate in Europa, sia pure al minimo livello di sufficienza possibile. (…) La deterrenza nucleare, quindi, ed il dispiegamento di forze nucleari in Europa costituiscono, tra l’altro, un elemento indispensabile di quel vincolo che lega tutti gli alleati tra di loro, ed in particolare gli Stati Uniti, alla sicurezza del nostro continente”[3].

Conclude sostenendo di non poter dare ulteriori risposte, soprattutto in merito alla presenza o meno di ordigni, sulla loro allocazione e quantità. In risposta intervenne la deputata Elettra Deiana affermando che “noi [deputati] intendiamo, dunque, la risposta del sottosegretario come una conferma della denuncia che abbiamo più volte fatto circa la presenza di armamenti nucleari nel territorio italiano”[4]. È, quindi, la prima volta che pubblicamente viene confermata la presenza di armi nucleari statunitensi in Italia. La deputata prosegue denunciando la segretezza degli accordi NATO e chiedendo che quelli stipulati durante la Guerra Fredda vengano resi pubblici. 

Due anni dopo, il 25 luglio 2007, è stata depositata presso la Corte di Cassazione la legge d’iniziativa popolare per dichiarare l’Italia zona libera da armi nucleari. La proposta è poi stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.172 del 26 luglio 2007. Questa proposta parte dal presupposto che, poiché nel 1975 l’Italia ha ratificato il TNP, impegnandosi a non produrre né acquisire in alcun modo armi atomiche, per essere perfettamente in linea con gli obblighi assunti a livello internazionale dovrebbe diventare zona libera da armi nucleari. Questa proposta di iniziativa popolare non ha avuto seguito.

A novembre del 2009, invece, viene reso pubblico da Wikileaks un cable in cui risulta che l’Italia propose la rimozione delle armi nucleari tattiche. Il documento intitolato 09BRUSSELS1580 del 24 novembre 2009 al paragrafo 8 recita: “Belgium has a special interest in nuclear non-proliferation issues because it participates in NATO’s nuclear forces at the Kleine Brogel air force base.  It rejected a recent overture from Germany to join with the Netherlands, Italy and Germany to propose to the rest of NATO that nuclear weapons be removed from those countries”[5]. Tuttavia, nessuna fonte ufficiale italiana ha confermato questo fatto.

Proseguendo nell’analisi del dibattitto politico, vediamo che il 23 giugno 2009 alla Camera dei deputati e il 17 dicembre al Senato è passata la mozione parlamentare, con l’approvazione del governo e dei partiti di opposizione, che ha esortato il governo a proseguire verso la costruzione di un mondo senza armi nucleari in tutti i forum multilaterali internazionali. Inoltre, l’anno successivo, il 3 giugno 2010, la Camera ha approvato la mozione 1/00374 che richiama il governo ad avere un ruolo attivo nel supporto al disarmo e alla non-proliferazione nucleare nei forum internazionali. Questa mozione è fondamentale nel definire la posizione italiana ma, nonostante i buoni propositi, l’Italia non ha fatto passi in avanti o agito attivamente su questo fronte, come la mancata firma del Trattato di Proibizione delle armi nucleari dimostra.

Possiamo richiamare anche la mozione presentata dal Gruppo interparlamentare per la Pace enunciata nella conferenza stampa del 29 luglio 2014, dove si mette in luce che “l’essere membro della NATO non preclude di sostenere i progressi fatti rispetto al disarmo nucleare, incluso il sostegno ad un Trattato che proibisca le armi nucleari; lo dimostra anche il recente documento pubblicato dall’International Law and Policy Institute che sottolinea come ciascun Stato membro della NATO ha comunque la responsabilità di far in modo che le armi in possesso dell’Alleanza siano compatibili con il diritto umanitario internazionale e che non infliggano ulteriori pene o sofferenze inutili”[6]. Ancora una volta, queste dichiarazioni di principi non hanno avuto seguito.

Successivamente, nell’aprile 2015, il senatore Roberto Cotti presentò una mozione firmata da 95 parlamentari che chiedeva all’Italia di non procedere “all’acquisto dei sistemi tecnologici necessari per equipaggiare gli F-35 delle capacità necessarie per trasportare e sganciare armi nucleari”[7]. La mozione venne discussa in Aula più di due anni dopo ma ha ricevuto parere negativo. Dall’altro lato ha aperto un ampio dibattito pubblico sulle spese militari italiane che negli ultimi anni si è però affievolito. 

 Nello stesso anno, il 10 aprile, la senatrice De Pin presentò un disegno di legge costituzionale dal titolo “Modifiche agli articoli 11 e 80 della Costituzione in materia di ratifica dei trattati internazionali, nonché disposizioni per la pubblicazione di accordi internazionali vigenti e l’utilizzo di basi militari e caserme”. La tesi della senatrice era che la struttura militare italiana fosse apertamente in contrasto con i principi del pacifismo e i diritti umani fondamentali, primo tra tutti il diritto alla dignità dell’essere umano.

Prosegue sostenendo che la presenza di ordigni nucleari in Italia abbia trasformato il paese in un “gigantesco arsenale inconsapevole”[8]. Propone, quindi, una revisione costituzionale degli articoli 11 e 80. La proposta di modifica dell’art.11 prevede che il transito nel territorio italiano di armi nucleari, batteriologiche e chimiche sia vietato salvo autorizzazione del Parlamento e solamente per scopi difensivi. La proposta di modificadell’art.80, invece,  prevede che gli accordi internazionali aventi scopo militare debbano essere necessariamente ratificati dal parlamento; che l’Italia non possa stipulare accordi segreti e che prevedano l’uso di armi di distruzione di massa in contesti bellici.

Con queste modifiche l’intento è chiaro: rendere incostituzionale la presenza di armi nucleari sul territorio italiano. La proposta di revisione costituzionale prosegue sostenendo la necessità di inserire nuove disposizioni transitorie che prevedano la pubblicazione dei trattati internazionali vigenti che impegnano militarmente l’Italia e che sono rimasti segreti e degli accordi relativi all’uso di basi militari sul suolo italiano e i relativi oneri economici, la riconversione civile di strutture a destinazione militare e la revisione delle procedure di autorizzazione per la costruzione delle caserme. Questa proposta di revisione costituzionale è stata assegnata alla Commissione permanente degli Affari Costituzionali il 28 aprile 2015 ma l’esame della proposta ad oggi non è ancora iniziato e difficilmente verrà fatto in futuro. 

Guardando agli avvenimenti più recenti, sappiamo che l’Italia non ha partecipato alle negoziazioni in sede ONU per la stesura del testo del Trattato TPNW. Tuttavia, il 19 settembre 2017 la Camera aveva approvato una mozione – la prima di un Parlamento di un Paese NATO – presentata dal deputato Antonio Moscatt che impegnava il Governo a valutare “compatibilmente con (…) gli obblighi assunti in sede di Alleanza atlantica e con l’orientamento degli altri alleati, la possibilità di aderire al trattato giuridicamente vincolante per vietare le armi nucleari, che porti alla loro totale eliminazione, approvato a New York il 7 luglio 2017”[9].

Purtroppo, anche queste parole non ebbero un seguito. Inoltre, relativamente alla posizione italiana sul Trattato di Messa al Bando delle Armi Nucleari, è importante notare come 240 parlamentari italiani (su 945) abbiano aderito alla Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari lanciata da ICAN. Tra i parlamentari che hanno firmato spiccano i nomi di Luigi Di Maio, Roberto Fico, Fabiana Dadone, Nicola Fratoianni, Danilo Toninelli, Giuseppe Civati, Matteo Colonnino e Stefano Fassina.

Un dibattito lungo, quindi, che si è protratto negli anni senza però arrivare ad un risultato. Il governo italiano sembra continuare a difendere la scelta di aderire al sistema di nuclear sharing piuttosto che muoversi verso il disarmo nucleare.


[1] «Resoconti dell’Assemblea della Camera dei deputati – Seduta n. 600 del 10/03/2005», 10 marzo 2005, p.37. http://documenti.camera.it/Leg14/BancheDati/ResocontiAssemblea/sed600/aurg01.htm.

[2] Ibidem

[3] Ivi, p.39

[4] Ibidem

[5] «Scenesetter for Bilateral Meetings with Belgian Leaders During the Secretary’s December 3-4 Visit to Brussels», Wikileaks Public Library of US Diplomacy, Brussels, 24 novembre 2009. https://wikileaks.org/plusd/cables/09BRUSSELS1580_a.html.

[6] Alfonso Navarra, «Come uscire dalla NATO: la denuclearizzazione è il grimaldello!», Centro Studi Sereno Regis, 10 ottobre 2014. https://serenoregis.org/2014/10/10/come-uscire-dalla-nato-la-denuclearizzazione-e-il-grimaldello-alfonso-navarra/.

[7] Sofia Basso, «Il prezzo dell’atomica sotto casa», Greenpeace, 1 dicembre 2020, p.15.

[8] De Pin, Paola. «Disegno di Legge Costituzionale n.1872». Senato della Repubblica, 10 aprile 2015, p.2. http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DDLPRES/0/912651/index.html?part=ddlpres_ddlpres1.

[9] Senato della Repubblica italiana, «Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n.1-00284», Roma, 18 agosto 2020. http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/print/18/Sindisp/0/1168615/0.

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