USA e Cina: gli americani snobbano Xi e si preoccupano per il destino di Taiwan

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Il Presidente cinese Xi Jinping ha ricevuto un inedito e storico terzo mandato consecutivo alla segreteria generale del Partito comunista cinese (Pcc). Una prospettiva che sembra non allarmare gli americani che invocano, invece, un maggior sostegno della Casa Bianca a Taiwan.

“Xi? No, grazie”

Soltanto un numero esiguo di americani giudicano il terzo mandato ottenuto dal leader cinese Xi Jinping un problema per gli Stati Uniti mentre la maggior parte valuta la partnership tra Cina e Russia come una questione seria. Infatti, soltanto tre americani su dieci hanno affermato che la prorogatio imperii del leader cinese rappresenti un problema molto serio per il proprio Paese.

D’altra parte, una maggioranza del 57% degli americani afferma di essere preoccupato della partnership tra Cina e Russia. La metà di quel 57% afferma di sentirsi preoccupato in ragione dell’incremento della potenza militare cinese, vero e proprio cavallo di battaglia negli ultimi anni del leader cinese. Almeno quattro statunitensi su dieci valutano le tensioni tra Cina e Taiwan (43%), le politiche cinesi sui diritti umani (42%) e la concorrenza economica con la Cina (41%) come problemi molto seri.

Dal mese di marzo si son registrati alcuni cambiamenti significativi nelle opinioni degli americani riguardo le sfide chiave che gli Stati Uniti si vedranno costretti ad affrontare nei confronti della Cina, ovvero in quella che Biden non ha esitato a definire la “sfida del secolo” per la sua nazione. Una su tutte riguarda Taiwan. Son sempre più gli americani che valutano le tensioni tra Cina e Taiwan come un problema molto serio per gli Stati Uniti. L’incremento in questa direzione si è registrato a seguito della visita della presidente della Camera Nancy Pelosi a Taiwan nell’agosto scorso, a cui hanno fatto seguito le forti critiche cinesi e un’escalation di manovre militari nella zona di mare attorno all’isola.

 Quali sono le questioni chiave che preoccupano gli americani nella relazione tra Usa e Cina? 

Anche l’incremento della potenza militare cinese è motivo di crescente preoccupazione per gli americani: il sette per cento degli americani in più rispetto a marzo scorso valuta infatti la capacità militare cinese come un problema molto serio, spinti in questa direzione non solo dopo le esercitazioni militari condotte da Pechino nello Stretto di Taiwan dopo la visita di Pelosi ma anche in ragione del fatto che la Cina ha notevolmente ampliato la sua capacità navale ed è riuscita a rafforzare la sua presenza nel Pacifico grazie ai recenti patti di sicurezza e alla creazione di isole artificiali.

La preoccupazione nei confronti della concorrenza economica cinese è un dato che si è consolidato nell’opinione pubblica statunitense da marzo. La quota di americani che esprime preoccupazione nei confronti delle pratiche concorrenziali di Pechino è cresciuta infatti di 6 punti percentuali dalla primavera scorsa. Il presidente Joe Biden ha firmato il CHIPS and Science Act nell’agosto scorso e ha recentemente annunciato ulteriori misure per frenare l’accesso e la capacità della Cina nella produzione di chip per computer avanzati. Circa la metà degli americani esprimeva infatti il proprio allarmismo per la crescente potenza tecnologica della Cina già in un sondaggio del Pew Research Center del 2021.

Inoltre, la partnership e i legami tra la Cina e il leader russo Vladimir  Putin rappresentano un’altra delle principali preoccupazioni per gli americani. Per quanto riguarda il mancato rispetto della Cina nei confronti dei diritti umani, specie nella regione del Xinjiang, quote simili di repubblicani e democratici valutano la questione come un problema molto serio per gli Stati Uniti.

La difesa di Taiwan raccoglie un sostegno bipartisan

È possibile considerare come all’interno stesso dei principali schieramenti politici, Repubblicani e Democratici, vi siano delle importanti differenze nel valutare quali siano le questioni di maggior urgenza che gli Stati Uniti dovrebbero affrontare e cercare di risolvere nelle relazioni con la Cina.

Su diverse questioni, infatti, i repubblicani conservatori si distinguono da quelli moderati e liberali. La fetta più conservatrice, ad esempio, descrive le tensioni tra Cina-Taiwan come un problema serio per gli Stati Uniti (54%), mentre la porzione che si qualifica come moderata e liberale (40%) si allinea addirittura sulle posizioni dei democratici conservatori e moderati (41%) o liberali Democratici (42%).

variazione % negli ultimi 2 anni di alcune questioni che preoccupano gli americani nel rapporto Usa-Cina.

Un tema sembra raccogliere, invece, un sostegno bipartisan: l’appoggio a Taiwan. La maggior parte degli americani afferma che gli Stati Uniti dovrebbero proseguire le “visite” politiche nell’isola, sulla falsariga di quella condotta dalla Speaker della Camera Nancy Pelosi nell’agosto scorso. Il 54% degli americani risponde in maniera affermativa alla domanda se gli Stati Uniti dovrebbero continuare ad inviare a Taiwan esponenti politici di alto livello, anche se ciò potrebbe mettere a rischio le relazioni bilaterali con la Cina. Al contrario il 38% afferma che gli Stati Uniti dovrebbero dare priorità alle relazioni con la Cina, mettendo in secondo piano i rapporti con Taiwan. Su quest’ultimo aspetto non si registrano differenze di parte: tanto i Repubblicani, quanto i Democratici (56% ciascuno) si dichiarano favorevoli al proseguo delle visite di funzionari a stelle e strisce a Taipei.

Attorno all’affaire Taiwan vi sono differenze di opinione marcate all’interno degli schieramenti, ovvero tra repubblicani conservatori e moderati-liberali, così come tra democratici più moderati e conservatori e quelli più liberali. Ma la difesa dell’isola raccoglie un sostegno politico trasversale. Ovvero la percentuale di repubblicani conservatori e democratici liberali che afferma che gli Stati Uniti dovrebbero continuare a inviare politici di alto livello a Taiwan è pressappoco la medesima (61% contro 64%). La porzione moderata appartenente a ciascun schieramento risulta essere invece meno propensa a sostenere l’invio di emissari Usa sull’isola (48% dei repubblicani moderati e liberali, contro il 49% dei democratici moderati e conservatori). Un dato sul quale Biden dovrebbe iniziare a lavorarci sopra: il rischio che sulla difesa di Taiwan i repubblicani possano recuperare terreno (e voti) ai democratici è infatti molto alto.

Quali considerazioni potrebbero trarne i leader politici?

Senza dubbio i consiglieri di Biden e Trump stanno “lavorando” sui dati e sulle considerazioni degli statunitensi appena evidenziate. Partiamo dal Capo della Casa Bianca. Biden sta sorprendendo molti con la sua politica liberal specialmente negli affari interni. Meno in quelli esteri. Il ritorno ai grandi programmi governativi (American Rescue Plan, il pacchetto di 1900 miliardi di dollari, su tutti), che hanno ricordato da vicino i progetti di epoca rooseveltiana, hanno raccolto i favori anche del fronte repubblicano. Ed anche l’ala sinistra del Partito Democratico è rimasta soddisfatta e ha fatto quadrato intorno a Biden.

Non si sono sentite voci di dissenso nemmeno dai più noti rappresentanti della sinistra come Bernie Sanders, (senatore del Vermont), Elizabeth Warren (senatrice del Massachusetts) e Alexandria Ocasio-Cortez (parlamentare del 14esimo distretto di New York). Se la politica interna di Biden ha soddisfatto la sinistra, quella estera ha dimostrato in grande misura un centrismo tradizionale che si rifà alle radici dell’attuale inquilino della Casa Bianca.

Biden è stato un politico moderato per quasi tutti i 51 anni di vita politica ma negli ultimi anni del suo percorso, quello da presidente, si è spostato a sinistra in parte perché spinto dal cambiamento del suo partito ma anche come reazione ai quattro anni di presidenza di Donald Trump. Se da una parte Biden ha recuperato consensi all’interno della sinistra con l’annuncio del ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan e ha cercato di riallacciare, specie in risposta alla invasione russa dell’Ucraina, il legame con la Natoe gli alleati del Vecchio Continente, sfilacciato durante la presidenza del tycoon, dall’altra, dati alla mano, i suoi elettori gli chiedono un maggior attivismo in politica estera, specie per la difesa di Taiwan. Sull’altra sponda, quella repubblicana, è probabile che Trump decida di cavalcare l’onda delle richieste del suo elettorato, specie della parte più conservatrice e meno istruita della popolazione, che invoca un maggior attivismo degli Stati Uniti nei confronti della difesa dell’isola e una forte presa di posizione, questione dei dazi docet, nei riguardi di Pechino.

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