L’ascesa di Xi Jinping

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Fonte immagine: Cina, XX Congresso del Partito Comunista. Xi Jinping su Taiwan: 'Riunificazione ci sarà' | Sky TG24.

Xi Jinping è uno dei leader politici più influenti a livello mondiale. Ma quali sono le sue origini, come è diventato Presidente, qual è la sua storia? 

Xi Jinping è nato nel 1953 nella contea di Fuping nello Shaanxi e in quanto figlio di Xi Zhongxun, veterano della guerra civile cinese e della Lunga Marcia, fa parte dei taizidang (principi rossi), ossia di coloro che governano e che ricoprono le posizioni apicali della sfera politica in quanto discendenti degli eroi rossi. 

Durante gli anni Settanta, il padre cadde in disgrazia, sorte che toccò a molti altri eroi rossi, a causa delle politiche maoiste volte a perseguitare coloro che erano sospettati di aver deviato verso un riformismo di destra che veniva incarnato dalle figure di Liu Shaoqi e Deng Xiaoping. 

L’emarginazione del padre dalla vita politica, segnò anche il destino di Xi Jinping che, durante gli anni della Rivoluzione culturale, venne spedito nel villaggio montuoso di Liangjiahe per imparare dai contadini. Lo stesso destino toccò a molti altri giovani cinesi, i cosiddetti giovani istruiti (zhiqing), che vennero inviati nelle aree più povere del paese per essere rieducati dai contadini e per dar loro supporto a livello lavorativo. Tale campagna determinò un problema sociale non indifferente negli anni Ottanta quando la politica radicale maoista venne sostituita dal riformismo denghista, infatti, quando questi giovani fecero ritorno nelle città d’origine vissero una profonda alienazione a causa dei cambiamenti che erano intervenuti con le politiche economiche e lo sviluppismo.

Sebbene le testimonianze relative al movimento “su per le montagne e giù per i villaggi” siano drammatiche, Xi Jinping, durante una sua visita a Seattle svoltasi il 22 settembre 2015, ha sottolineato che il periodo nelle campagne si è rivelato essenziale quando si è trovato ai vertici del potere, poiché aveva sviluppato un maggiore sensibilità ai bisogni reali della popolazione rurale[1]

Nel 1971, l’attuale leader della Repubblica Popolare Cinese (RPC) entrò nella Lega della Gioventù Comunista e a soli 21 anni nel Partito Comunista Cinese (Pcc). Trascorse molti anni nelle province cinesi come funzionario del Pcc dove diede prova delle sue abilità politiche, conquistando l’appoggio dell’amministrazione centrale che durante il XVI Congresso del Partito, tenutosi nel 2002, dispose il suo ingresso nel Comitato centrale dopo soli cinque anni da membro supplente. Aldilà dell’abilità nell’amministrare le province cinesi, non è trascurabile che un canale di ascesa fondamentale in politica sia stata l’origine familiare: il fatto che Xi Jinping sia un principe rosso gli ha permesso, infatti, di raggiungere le posizioni apicali delle istituzioni politiche. 

La successione a Hu Jintao, tuttavia, non è stata immediata né scontata. L’ex Presidente avrebbe voluto passare il testimone a Li Keqiang con cui condivideva, oltre alle esperienze di amministrazione delle terre remote cinesi, anche una visione più meritocratica del potere, derivante dalla militanza giovanile nella Lega della Gioventù Comunista e non dalla discendenza. La nomina di Xi a Segretario del Partito e Capo della Commissione militare è intervenuta dopo un acceso dibattito all’interno del Partito durante il XVIII Congresso, tenutosi nel 2012, mentre l’anno successivo è stato designato Presidente della RPC.

Una volta giunto al potere, Xi Jinping ha dato il via a una serie di riforme volte ad accelerare lo sviluppo economico. I progressi realizzati sono stati ricondotti tutti all’interno della cornice politica, il Partito è l’intelaiatura all’interno della quale sono stati realizzati tutti i programmi. La forte centralità del Partito è stata garantita attraverso un imponente controllo sulla società civile. Gli ambienti accademici e politici cinesi hanno paragonato l’attuale Presidente a Mao Tse-tung: tale paragone, suggestivo ma poco credibile, è stato accreditato anche da altri principi rossi che temono il ritorno agli eccessi della Rivoluzione culturale. Secondo alcuni analisti, inoltre, il parallelismo trova una sua fondatezza nel fatto che Xi Jinping «avrebbe voluto creare un’atmosfera da Rivoluzione Culturale allo scopo di eliminare i suoi nemici politici»[2]. In effetti, fin dal momento in cui è arrivato al potere, il leader della RPC ha dato avvio a una serie di campagne volte a combattere la corruzione e, in taluni casi, a eliminare l’opposizione.

Per quanto riguarda la visione politica del leader della RPC, è essenziale il riferimento ai due concetti di sogno cinese e di grande rinnovamento della nazione cinese annunciati per la prima volta nel novembre 2012 durante un discorso tenuto presso il Museo di storia nazionale, in occasione di una mostra sulla storia cinese. Mentre il primo è strettamente connesso allo sviluppo economico e quindi alla sfera nazionale, il secondo ha l’ambizione di rivendicare un ruolo attivo e di primo piano da parte di Pechino sulla sfera internazionale. 

Sebbene sotto la guida di Xi Jinping la Cina abbia raggiunto importanti traguardi, le disuguaglianze sociali sono ancora oggi molto profonde e rappresentano un dilemma notevole in futuro per il mantenimento della stabilità a livello interno. Mentre la parte più agiata della popolazione costituisce una minoranza ed è agglomerata nelle aree urbane e nelle grandi metropoli, la maggior parte della popolazione vive nelle zone rurali dove, sebbene siano state costruite infrastrutture e le condizioni di vita siano migliorate, i livelli di benessere sono ancora molto bassi. 

Dal 2013, anno della sua elezione a Presidente della RPC, Xi Jinping ha potuto governare incontrastato, infatti si è assistito a una graduale personalizzazione e centralizzazione culminata con la deflagrazione del principio miliare di gestione collegiale del potere. L’accentramento ha creato forti malumori all’interno del Paese poiché si è registrato un clima di crescente intolleranza non solo nei confronti degli oppositori politici ma anche nei confronti delle voci dissidenti che emergono dalla società civile. Ciononostante, la sostituzione di Xi Jinping non avverrà alla scadenza dei due mandati e il XX Congresso del Partito, ancora una volta, riaccrediterà l’attuale leader.

Le contestazioni interne e le sfide sociali ed economiche potrebbero mettere a repentaglio in futuro la stabilità del regime e la realizzazione degli ambiziosi progetti geopolitici.


[1] Xi Jinping, The governance of China, vol. II, Foreign Language Press, Pechino 2017, p. 29.

[2] Marina Miranda, (a cura di), La Cina quarant’anni dopo Mao: scelte, sviluppi e orientamenti della politica di Xi, Carocci, Roma 2017, p. 82.

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