BRASILE AL BALLOTTAGGIO

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Fonte Immagine: https://news360.es/italia/2022/10/03/lula-e-bolsonaro-si-affronteranno-in-un-ballottaggio-per-le-elezioni-presidenziali-il-30-ottobre/

Il primo turno delle elezioni presidenziali brasiliane non ha dato ai cittadini un nuovo presidente. Il vis a vis tra Lula e Bolsonaro si giocherà all’ultimo voto.

Non è bastato al favoritissimo Lula da Silva il primo turno delle elezioni presidenziali brasiliane per approdare, di nuovo, al Palacio do Planalto a Brasilia. Le urne recitano 48,3& per Lula, con oltre 57 milioni di voti, mentre Jair Bolsonaro chiude con un’incredibile resistenza e tenuta al 43,2%.

Il distacco tra i due, che si affronteranno al ballottaggio il prossimo 30 ottobre, è di 5,4 milioni di voti. Questo gap doveva essere molto più massiccio e sostanzioso alla vigilia, con uno stacco di almeno 14 punti percentuali secondo Datafolha, eppure non è stato così. Bolsonaro ha superato le più rosee aspettative con un risultato ritenuto improbabile e contro ogni pronostico e sondaggio, che da mesi lo dava già battuto al primo turno. Addirittura il Presidente uscente per oltre due ore dall’inizio degli spogli è stato in testa di 4 punti percentuali.

Singolarmente i due candidati maggiori possono comunque ritenersi soddisfatti registrando ambo due un incremento rispetto al passato. Il leader del PT, ha fatto registrare alla sinistra sudamericana un sonoro più 25 milioni di voti rispetto al 2018, quando a concorrere alla carica presidenziale vi era l’ex sindaco di San Paolo Fernando Haddad. Bolsonaro ha ottenuto 1,7 milioni di voti in più rispetto a quattro anni fa, constatando però una discesa in Stati tradizionalmente conservatori come Paranà, Santa Catarina e San Paolo. Al contrario il Partido Liberal è riuscito a reggere in diversi collegi come Amazzonia, Amapà e Tocantis.

Sviscerando ancor di più il primo turno elettorale si scopre che Lula ha predominato nel nord-est del Paese vincendo in 14 stati poveri e rurali. Sostegno importante per l’ex Presidente è arrivato sicuramente dalle classi popolari, donne, giovani e comunità indigene. Bolsonaro incassa anche lui la vittoria in 14 stati, per lo più nel centro-sud del Brasile, trainato dai voti delle grandi città, dai settori dell’agrobusiness e soprattutto dagli evangelici, che rappresentano un terzo dell’elettorato brasiliano.

A chiudere il quadro generale dei candidati alla presidenza verde oro troviamo Simone Tebet al 4,16% e Ciro Gomes al 3,04% come unici due ad aver superato la soglia del 1%. Più dietro ancroa Soraya Thronicke allo 0,51 e Felipe D’Avila allo 0,47%, altri cinque candidati non hanno nemmeno superato la soglia dello 0,10%. In questo terzo blocco la sorpresa, per molti analisti, è che i consensi sono stati pochissimi, e ciò riporta all’attenzione che il risultato del 1° turno sia stato viziato molto dagli indecisi e soprattutto dall’astensione. Rispetto al 2018, il tasso di chi non ha votato è salito dal 20,3% al 20,94%. Nei candidati sopracitati, che non andranno al secondo turno, vi sono tanti voti utili per il ballottaggio sia per Lula sia per Bolsonaro. Per il leader PT la ricerca dei voti passerà dal 3% di Ciro Gomes del Partito laburista e di Simone Tebet. La candidata MDB, che contiene un elettorato centrista passando dai cattolici ai socialisti, non ha fatto alcun accordo finora ma può ritenersi la grande rivelazione di questa tornata elettiva. La stessa Tebet sarà terreno di scontro e fertile anche per Bolsonaro, che non potrà accontentarsi dei voti che probabilmente prenderà dagli avversari ideologicamente più vicini a lui come Soraya Thronicke (600.953 voti) Felipe D’Avila (559.680 voti) e Padre Kelmon (81.127 voti).

Il voto dello scorso 2 ottobre ha però riscritto anche la Camera ed il Senato brasiliano. Qui può esultare Jair Bolsonaro, che avrà la maggioranza in ambo due i rami, con alcuni nomi chiave del Presidente uscente come l’ex ministro della salute Eduardo Pazuello e l’ex ministro dell’ambiente Ricardo Salles, che sono riusciti a farsi eleggere. La vittoria nel voto legislativo è abbastanza chiara e schiacciante per la destra verde oro, che ha eletto 99 parlamentari, secondo la Folha de San Paolo, registrando il miglior risultato in 24 anni e facendo così il Congresso nazionale più conservatore della storia democratica del Brasile. Duro colpo quindi alle velleità di Lula, che nonostante dovesse vincere al secondo turno, avrà non pochi ostacoli nel suo incarico presidenziale. 

Altra notizia interessante che fuoriesce dalle urne è l’elezione al Congresso di due dei più importanti magistrati dell’operazione Lava Jato, ovvero Deltan Dallagnol e Sergio Moro. I due sono riusciti a farsi eleggere contro ogni pronostico e sondaggio. Dallagnol, ex capo del pool anticorruzione di Curitiba, ha ricevuto più di 300mila voti divenendo il deputato più votato di sempre nel Paranà. Anche Sergio Moro può esultare, avendo sconfitto l’ex compagno di partito Alvaro Dias, prendendosi l’unico posto disponibile per il Paranà in Senato. I due hanno già espresso il loro sostegno a Bolsonaro in vista del ballottaggio, nonostante le frizioni e ruggini del passato.

Tornando al prossimo Presidente del Brasile, era chiaro da prima che aprissero i seggi che la corsa al Palacio do Planalto fosse una gara tra Lula e Bolsonaro. Ora con il ballottaggio il duello vis a vis può diventare reale a tutti gli effetti. In linea generale, stando ancora una volta ai numeri e sondaggi, pare difficile che Bolsonaro possa sorpassare Lula al secondo turno. Ma come per il primo giro elettorale, l’imprevedibilità e una costante nella politica. Come detto, Lula dovrà andare a caccia di voti nel centrão e forse anche nei conservatori, per escludere ogni colpo di scena. Dall’altra parte della barricata il ‘capitano del popolo’ cercherà voti nella pancia del Paese ed in particolare dai progressisti di Ciro Gomes e da Simone Tebet. Non mancherà sicuramente la vena patriottica, populista e spinta sui valori “morali” (Dio, patria, famiglia) a Bolsonaro, che si è presentato al voto del 2 ottobre con la  maglia della nazionale di calcio ed invitando i suoi elettori a fare lo stesso. 

Oltre a ciò un’altra certezza è che in questa seconda campagna elettorale l’alta tensione e gli attacchi personali e diretti tra i due contendenti, saranno in egual misura o addirittura maggiori rispetto alla precedente. L’acuirsi della polarizzazione, già evidentissima e certificata dal primo turno, quasi certamente potrebbe portare a nuove violenze, con già 3 decessi nella precedente campagna elettorale. Altro spauracchio dovuto a questo contesto così spaccato politicamente e socialmente, è la possibilità di assistere ad un remake brasiliano dell’assalto al Campidoglio, qual ora dovesse vincere Lula. Proprio per queste situazioni va detto però che, nonostante i sondaggi e pronostici siano per il leader del Partido dos Trabalhadores, il secondo turno non è un risultato positivo per Lula, in quanto significa nuovamente settimane di campagna elettorale al vetriolo.

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