Sul tema dell’energia Francia e Italia unite in nome dell’Europa 

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Giovedì 20 ottobre c’è stato l’ultimo vertice europeo per il Presidente del Consiglio Mario Draghi, che fino alla fine ha sottolineato l’urgenza di adottare un price cap e una riforma del mercato elettrico in Europa. Il Presidente francese, Emanuel Macron, ha sostenuto con forza l’azione italiana aggiungendo che bisogna perseverare l’unità degli europei, finanziaria e politica. 

In passato e in presente, numerosi Stati europei hanno ritenuto opportuno agire in nome del sovranismo più sfrenato, ingaggiando, una serie di dispute con le istituzioni comunitarie, in primis, con la Commissione, poi con il Parlamento europeo e con la Corte di giustizia europea. La Storia comunitaria di Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca testimonia ancora oggi, quanto sia difficile per gli Stati sentirsi parte dell’Unione Europea, spesso e volentieri percepita solo come una comunità economica, da cui ricavare supporto e assistenza finanziaria. 

Il conflitto che si sta consumando ai danni dell’Ucraina ha rivelato al grande pubblico, tutta la debolezza europea, che possiamo individuare in due fattori: il primo è che sul piano della difesa e sicurezza, i Paesi europei valgono poco o nulla. Pertanto, in un eventuale confronto militare con la Federazione Russa, senza l’ombrello NATO gli Stati europei non avrebbero strumenti adeguati a difendere sé stessi e i confini dell’Ue. In questo senso l’alleanza atlantica assume per l’Europa un alto valore strategico, in buona sostanza da essa dipende il destino dell’intero continente.

Il secondo fattore di debolezza va ricercato nell’approvvigionamento energetico. Infatti, l’Ue nel tentativo di indebolire Mosca, si è trovata del tutto impreparata di fronte al fatto di rinunciare al gas russo. Il risultato finale di questa maldestra operazione è che le industrie e i cittadini europei stanno pagando a caro prezzo il costo dell’energia, di conseguenza stiamo assistendo ad una perdita della competitività europea sul piano globale, ma anche ad un rallentamento dell’economia, con una possibile recessione alle porte, considerato che le previsioni degli economisti per il 2023 non sono particolarmente positive. 

Tuttavia, un segnale positivo e forse di rottura con la tradizione europea, sembra arrivare dalla Francia del Presidente Emmanuel Macron, che per mezzo del ministro dell’Economia, Bruno Le Maire, ha pronunciato parole di fuoco che fanno presagire una seconda crepa nei rapporti diplomatici tra Parigi e Washington, dopo l’affaire du sous-marin (affare dei sottomarini, 2021).

Il Ministro Le Maire, nel corso di un dibattito tenuto martedì 11 ottobre, all’Assemblea Nazionale di Parigi sulla legge di bilancio, ha accusato gli Stati Uniti di vendere il loro GNL (gas naturale liquefatto) a un prezzo quattro volte superiore, rispetto al prezzo praticato per le imprese americane. Infine, così ha concluso il proprio intervento, Bruno Le Maire: “il conflitto in Ucraina non deve sfociare nella dominazione economica americana e nell’indebolimento dell’Unione Europea”. 

Nei primi sei mesi del 2022, gli Stati Uniti hanno dirottato il 68% del loro export di GNL verso l’Europa, sottraendo quote di gas al mercato asiatico e dell’America latina. Questo conferma senza alcun dubbio, la volontà politica,espressa in più occasioni dal Presidente Joe Biden, di aiutare gli alleati europei a colmare la mancanza di forniture di gas, che prima del conflitto in Ucraina proveniva dalla Russia. Infatti, sul piano strettamente politico e militare il conflitto tra Mosca e Kiev ha contribuito a stringere in modo significativo, i rapporti tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea, ma anche tra Washington e gli alleati europei. 

Se invece guardiamo al solo dato economico, ci si accorge che la solidarietà americana viene meno verso l’Europa. Infatti, i prezzi del gas statunitense sono più che raddoppiati, rispetto al 2021. Basta osservare che il gas americano viene venduto in Europa ad un prezzo di 57,8 dollari per mmBtu (milioni di unità termiche britanniche), contro solo 8 dollari per le imprese e cittadini statunitensi. Il GNL è una fonte energetica prodotta ed esportata principalmente da Stati Uniti, Australia e Qatar, con l’inverno alle porte in tutta Europa il gas naturale liquefatto è diventato oggetto di desiderio da parte di tutti.

Ma la peculiarità è che circa un terzo di quanto viene venduto, non è sottoposto a contratti di lungo termine come avviene di solito nella compravendita di fonti energetiche, ma viene venduto in contanti, il miglior offerente vince il carico di GNL trasportato su navi tra le due sponde dell’atlantico. Anche in questo caso, potremmo sintetizzare la vicenda con uno slogan, ovvero: “Business is business” (gli affari sono affari).   

Dopo nove mesi dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina, ecco che siamo arrivati alla situazione in cui Kiev continua a combattere con armi più o meno convenzionali, per difendere la propria integrità territoriale dall’invasione russa. Invece, l’Ue sta combattendo una battaglia energetica che ha già mietuto le prime vittime, per esempio, Germania e Italia che tra i paesi europei erano i più dipendenti dal gas russo, venduto in passato a basso costo grazie ad accordi bilaterali assai vantaggiosi tra Berlino, Roma e Mosca.

Va comunque riconosciuto al governo italiano presieduto dal Presidente Draghi, di essersi mosso per primo, grazie ad un’azione sinergica con l’Eni del Presidente De Scalzi, in poco tempo è stata ridotta drasticamente la dipendenza dal gas russo, trovando forniture alternative in Algeria, Angola, Azerbajan, Qatar e Mozambico. 

Una volta scoppiata la guerra in Ucraina, per quanto riguarda l’operato di Bruxelles nella situazione in cui si è trovata, è stato quello di proporre una serie di misure, tra cui quella di ridurre la dipendenza dal gas russo, attraverso un ambizioso piano di diversificazione energetica, l’8 marzo 2022 la Commissione europea ha varato il piano chiamato REPowerEU. Tra i vari obiettivi di questo piano, vi è quello di riuscire a produrre il 45% di elettricità in Europaattraverso l’impiego di fonti rinnovabili, tra cui anche l’idrogeno.  

Inoltre, Bruxelles ha suggerito di raggiungere uno stoccaggio delle riserve energetiche pari all’80% entro il 1° novembre 2022, ad oggi il riempimento degli stoccaggi si attesta intorno al 91%, pertanto, ben oltre le aspettative e gli obiettivi della Commissione. Infine, l’Ue ha suggerito di prelevare gli extra-profitti delle imprese petrolifere e delle imprese energetiche che non usano il gas per produrre elettricità, al fine di ridurre le bollette ai cittadini e aziende europee. 

Nel vertice europeo dello scorso 20 ottobre, Francia e Italia hanno mantenuto una posizione comune, i governi di Parigi e Roma hanno insistito congiuntamente per adottare misure d’autorità sul mercato, per limitare il forte aumento del prezzo del gas, inoltre, hanno auspicato una maggiore solidarietà finanziaria a livello europeo. In altri termini, Francia e Italia sul settore energetico spingono per adottare un meccanismo di concertazione europea in mano alla Commissione, sapendo che solo aumentando il potere contrattuale dei ventisette paesi europei, si può pensare di ottenere dei vantaggi dai fornitori di fonti energetiche. 

In una posizione divergente si sono poste Germania o Olanda e alcuni paesi dell’Est, infatti, i governi di questi paesi si sono detti preoccupati da eventuali interventi sul mercato, timorosi di assistere a un aumento della domanda o peggio a un calo dell’offerta. Dall’inizio del mandato del Cancelliere Olaf Scholz, stiamo assistendo ad un cambio di rotta della Germania, sempre meno europeista e più dedita alla salvaguardia degli interessi nazionali. Bisogna rilevare che la Germania della Cancelliera Merkel utilizzava la leva dell’europeismo per avvantaggiare politicamente ed economicamente Berlino, adesso, a giudicare dai fatti avvenuti, sembra che la Germania intenda tutelare prima di ogni altra cosa, sé stessa, anche se questo comporta uno svantaggio per i propri partner ed alleati europei. A margine del vertice europeo, il Presidente, Emmanuel Macron, ha voluto precisare il fatto che: “non è positivo che la Germania si isoli, né per sé stessa né per l’Europa”. 

Francia e Italia grazie alla sottoscrizione dal trattato del Quirinale, firmato a Roma il 26 novembre 2021, su molti dossier europei hanno agito di concerto, attraverso azioni di sostegno e condivisione reciproca. Sarebbe auspicabile che l’Italia continuasse a mantenere vivo l’asse Parigi-Roma, non solo come valida ed autorevole alternativaall’asse franco-tedesco, ma anche per avviare un processo di ammodernamento, ormai indispensabile, per le istituzioni dell’Unione Europea, che nella versione attuale non sono più in grado di far fronte alle grandi sfide globali. 

Il nuovo governo italiano dovrebbe mantenere vivo l’animo europeista franco-italiano, tuttavia, bisogna tenere in opportuna considerazione che al di fuori dei confini europei, spesso gli interessi nazionali di Roma non coincidono con quelli di Parigi. Probabilmente è arrivato il momento anche per l’Italia, che su alcuni teatri internazionali Roma segua una propria via, affermandosi come alternativa a quelle già esistenti, in particolare nello scacchiere del Mediterraneo allargato, ormai divenuto strategico per gli interessi nazionali italiani.  

Classe 1991, attualmente è il Vice Presidente IARI. Dal 2019 al 2021, ha ricoperto per IARI la carica di Capo Redattore. Per l’Istituto si occupa di redigere analisi geopolitiche in Affari Europei, sono oggetto delle sue analisi le Istituzioni dell’Unione Europea e gli Stati membri. Ha conseguito una laurea magistrale in Internazionalizzazione delle Relazioni Commerciali, presso l’Università di Catania, con tesi dal titolo: “L’Unione Europea post covid-19: sfide interne ed esterne del mercato unico europeo”. Inoltre, presso lo stesso ateneo, ha conseguito una laurea triennale, in Politica e Relazioni Internazionali, con tesi dal titolo: La Comunicazione politica dei leader globali: dal Presidente J.F. Kennedy a Papa Francesco. In seguito, ha ottenuto un diploma di specializzazione in Affari Europei, presso l’Istituto per gli studi di politica internazionale (ISPI).

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