Armi alla Russia: Pyongyang è pronta a una vera alleanza?

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Fonte Immagine: https://www.euronews.com/2022/09/22/north-korea-denies-exporting-arms-to-russia-amid-ukraine-war

Le autorità statunitensi denunciano nuovamente l’acquisto di armi nordcoreane da parte della Russia da utilizzare nel conflitto ucraino; ci si domanda quanto tali scambi, se confermati, possano sfociare in una stretta alleanza fra i due Paesi.

Giovedì 20 ottobre, il portavoce del Dipartimento di Stato statunitense, Ned Price, avrebbe rivelato la volontà della Russia di Vladimir Putin di trovare un possibile accordo con la Corea del Nord per l’acquisto di armi da utilizzare in Ucraina. Se un accordo del genere dovesse andare a buon fine, il Cremlino si troverebbe ad affrontare nuove sanzioni internazionali per aver condotto trattative commerciali (per lo più di tipo militare) con Pyongyang; tuttavia, secondo Price, lo stesso Putin si troverebbe al momento in una situazione “disperata” e pronto a cercare sostegno ove possibile.

Non sarebbe, inoltre, la prima volta dallo scoppio del conflitto in Ucraina che fonti americane denuncino simili scambi tra il regime di Kim Jong-un e Mosca: lo scorso agosto la stampa statunitense ipotizzò che Pyongyang fosse in procinto di inviare un contingente di centomila soldati volontari in sostegno alle truppe russe, mentre a settembre sarebbe stata la Russia a tentare l’acquisto di milioni di proiettili di artiglieria e missili targati Nord Corea.

Sebbene le autorità interessate abbiano sempre negato l’esistenza di scambi e trattative di tale natura e gli Stati Uniti non abbiano mai fornito prove evidenti degli stessi, la possibilità che Russia e Corea del Nord rafforzino nuovamente e decisamente i propri rapporti diplomatici risulterebbe agli occhi di molti osservatori estremamente reale. I due Paesi si trovano, infatti, in rapporti amichevoli sin dalla divisione della penisola coreana avvenuta nel 1945 e, a seguito di uno stallo nelle relazioni nel corso della pandemia da Covid-19 dovuto all’autoisolamento nordcoreano, Mosca e Pyongyang sembrano entrambe estremamente intenzionate a tornare a un livello di cooperazione simile a quello della Guerra Fredda. Non solo il Cremlino avrebbe per la prima volta negato, in seno al Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite, nuove sanzioni su Pyongyang, ma la stessa Corea del Nord oggi risulta (forse) lo Stato più influente a aver riconosciuto le repubbliche separatiste del Donbass.

Tuttavia, tra l’invio di armi e l’invio di truppe vi è una grossa differenza da tenere in considerazione. Il primo non sarebbe particolarmente difficile da immaginare: nonostante alcuni esperti mettano in dubbio la qualità degli armamentari nordcoreani, è anche vero che gli stessi sono modellati su prototipi sovietici e pertanto facilmente assimilabili nel contesto dell’esercito russo.

La Corea di Kim, inoltre, potrebbe in questo modo non solo continuare a garantirsi un importante alleato all’interno dell’ONU ma anche ottenere valuta estera di cui attualmente il regime necessiterebbe con una certa urgenza. Per Pyongyang quindi si tratterebbe di un accordo potenzialmente privo di rischi e estremamente vantaggioso.

Il discorso è diverso per quanto concernerebbe l’invio di uomini armati in sostegno alle truppe russe in territorio ucraino. Al di là di questioni tecniche, costituite da barriere linguistiche e assenza di precedenti esercitazioni congiunte, il rischio per Kim sarebbe troppo elevato. Pyongyang infatti si è dimostrata, specialmente negli ultimi anni, estremamente attenta per quanto concerne gli equilibri internazionali.

Se da una parte è vero che ha “sfruttato” il conflitto ucraino per perseguire lontano da occhi indiscreti il proprio programma di sviluppo nucleare e sia attualmente incoraggiata dagli sviluppi in Ucraina a mostrarsi più aggressiva nella propria regione, un’alleanza formale tra i due Paesi non gioverebbe al regime asiatico. La Corea del Nord infatti è oggi in grado di distanziarsi sufficientemente da Mosca per restare in attenta osservazione dello sviluppo degli eventi in Europa: la riattivazione del proprio arsenale nucleare la rende sufficientemente “pericolosa” da non dover più necessitare di una stretta protezione russa, e l’appoggio della Cina in un’ipotetica alleanza trilaterale resterebbe comunque il primo da ricercare e rispettare in assoluto.

È per questo che per Kim l’alleanza rimane una “collaborazione tattica e strategica”, ma la situazione potrebbe sempre cambiare.

Laureata triennale in Lingue, Culture e Società dell'Asia e dell'Africa Mediterranea (LICSAAM) indirizzo "Cina" e magistrale in Relazioni Internazionali Comparate (RIC) indirizzo Asia Orientale all'università Ca'Foscari di Venezia. Membro di redazione dello IARI per la sezione Asia, con focus sui Paesi del gruppo ASEAN e Corea.

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