Berlino oggi, dove fa, sbaglia

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In un delicato momento per il Paese ogni scelta del governo reca con sé gravi conseguenze. Costruire una nuova strategia per la Germania così sembra impossibile.

La Germania è ancora irrimediabilmente attonita da ciò che è avvenuto il 24 febbraio e dallo scoppio di una guerra che ha fatto crollare l’equilibrio geopolitico che aveva retto il Paese negli scorsi decenni. Berlino è ancora alla ricerca di una via per il futuro, divisa dalla consapevolezza autonegata che ciò che è stato non sarà più e l’autoillusione utopica di poter ritornare al precedente funambolismo che la vedeva col cuore in occidente ma con una discreta porzione di portafoglio a Mosca. I

l Paese tedesco, già diviso da linee di faglia interne che da anni ne minano la futura traiettoria geopolitica, è oggi per queste stesse fratture in un delicato momento della sua storia. La classe dirigente tedesca deve cercare di lanciare una nuova strategia per il Paese senza al contempo rischiare di esacerbare tali spaccature, rischiando la coesione interna del Paese. Operazione non facile.

Legami russi

Una delle ultime notizie dal Paese è stata la rimozione di Arne Schönbohm, capo dell’agenzia nazionale per la Sicurezza informatica (BSI), in seguito alla rivelazione dei suoi legami con personalità vicine ai servizi segreti russi. Quella di Schönbohm non è tra l’altro il primo episodio eclatante dell’anno: da ricordare infatti la rimozione a gennaio, solo un mese prima dell’avvio delle ostilità, del capo della marina tedesca in seguito ad affermazioni a favore di Putin e contro l’Ucraina. Il legame strutturale di una buona parte della classe dirigente tedesche nei confronti della Russia non è certo una novità né un fattore sorprendente, vedasi come massimo esempio l’ex cancelliere Schröder.

È tuttavia altrettanto poco sorprendente quanto alcuni di questi legami siano diventati tanto problematici nell’attuale contingenza dettata dalla guerra in Ucraina. Una delle stringenti necessità di Berlino oggi è dunque proprio quella di ripulirsi dai pericolosi collegamenti con Mosca (quantomeno quelli più eclatanti). Si tratta di una scelta necessaria a segnalare a Washington e ai suoi alleati europei più fidati (come Varsavia, scomodo vicino come visto di recente) la propria indubbia fedeltà all’occidente, evitando così spiacevoli conseguenze.

I sabotaggi

Quanto questo sia un momento delicato per Berlino è altresì dimostrato da altri episodi preoccupanti come i sabotaggi ad alcune infrastrutture: in primis quello dei gasdotti Nord Stream, di cui si è dato ampio risalto. Il secondo, che ha fatto meno parlare, è stato il sabotaggio della rete ferroviaria nel nord del Paese avvenuta l’8 ottobre quando per diverse ore il traffico di treni nell’area è stato fermo a causa di alcuni cavi tranciati in due diversi punti a centinaia di chilometri di distanza. Si è subita avanzata l’ipotesi di un sabotaggio da parte di un ente statale straniero (leggi russo). Seppur la polizia abbia poi dichiarato di non aver rilevato una responsabilità straniera nel fatto ciò non diminuisce il timore tedesco di subire importanti sabotaggi alle proprie infrastrutture principali.

La crisi energetica

Come se non bastasse c’è poi il delicato tema della crisi energetica. L’ex cancelliera Merkel aveva avviato nel 2011, in seguito ai fatti di Fukushima, il processo dell’indipendenza dal nucleare la cui tabella di marcia prevedeva la chiusura delle ultime tre centrali entro la fine dell’anno. L’attuale crisi energetica aveva però spinto a prolungare di alcuni mesi l’operatività di due delle tre centrali per far fronte alle contingenti emergenze energetiche (ricordiamo l’elevata dipendenza tedesca dal gas russo). A seguito di non poche discussioni (interne e internazionali) e lotte interne alla coalizione di governo si è tuttavia deciso ora di lasciare operativa anche la terza centrale. La decisione fa tra le altre cose seguito all’annuncio di un piano autonomo per contrastare l’aumento del prezzo dell’energia, provocando le forti reazioni del resto d’Europa.

Postilla cinese

Da aggiungere infine la notizia di un piano per cedere parte del porto di Amburgo alla compagnia cinese Cosco. Il piano sarebbe stato promosso dal cancelliere Scholz ma osteggiato da tutti i ministri coinvolti e dai partner di coalizione, evidenziando dunque ancora una volta le diverse sensibilità degli alleati di governo. In un contesto geopolitico come quello attuale questa notizia non può certo passare inosservata.

Un quadro complesso

Il puzzle tedesco è insomma fortemente instabile al momento. Il Paese si trova di fronte alla necessità di dover scrivere da zero la propria strategia futura, dopo aver visto crollare il quadro che le permetteva ambiguità. Per fare ciò è tuttavia in estrema difficoltà perché in tale congiuntura qualunque azione volta a tutelare gli interessi nazionali interni e a evitare una crisi sociale di una popolazione che sta vivendo una difficile congiuntura economica e un forte aumento dell’inflazione (kryptonite per il popolo tedesco dai tempi di Weimar) provoca pericolosi contraccolpi nei rapporti di politica estera e viceversa alcune decisioni di politica estera rischiano di spaccare il Paese. Non una bella situazione per Berlino.

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