Il sostegno di Israele all’Ucraina passa dalla presenza russa in Medio Oriente

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Israele ha respinto lunedì 17 ottobre la richiesta dell’Ucraina di avere una conversazione telefonica tra il Ministro della Difesa Benny Gantz e il suo omologo a Kiev, Oleksii Reznikov. Quali sono i dubbi di Gerusalemme sul supporto all’Ucraina?

I funzionari ucraini hanno detto che i quadri del governo israeliano hanno annullato un colloquio telefonico – programmato ormai da parecchio tempo – con Reznikov, Ministro della Difesa ucraino. Dietro questo cambiamento repentino di intenti ci sarebbe Dmitry Medvedev, l’ex presidente russo che ora funge da vice capo del Consiglio di sicurezza russo ed è considerato vicino al presidente Vladimir Putin, il quale avrebbe minacciato “pianificare di fornire armi all’Ucraina e ha avvertito che una tale mossa danneggerebbe i legami tra Gerusalemme e Mosca”.

Gli sforzi di coordinamento tra Gerusalemme (città in cui si trovano gli organi governativi ed il Parlamento ebraico)  e Kiev, non sono di certo nuovi, infatti i due ministri, Gantz e Reznikov, dall’inizio della guerra in Ucraina, anche se sporadicamente, hanno avuto diversi colloqui telefonici. Una fonte ucraina ha dichiarato che un’altra conversazione era inizialmente prevista per il 24 agosto, Giorno dell’Indipendenza dell’Ucraina, ma questa è stata rinviata già cinque volte. La fonte ha sottolineato che la chiamata prevista per lunedì 17 ottobre è stata voluta dal Ministro israeliano ma poi il tutto è stato annullato – sempre dallo stesso – poche ore prima dell’orario stabilito.

Perché Israele vacilla sul sostegno all’Ucraina? Le implicazioni sono geopolitiche

Il legame anomalo che lo Stato di Israele intrattiene con la Russia – più che con la popolazione russa – lo si può riassumere con quanto accaduto alcuni mesi dopo lo scoppio della guerra in Ucraina; quando il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, ha affermato che Adolf Hitler era in parte di origine ebraica. Vladimir Putin dopo l’accaduto si è scusato personalmente con il Primo Ministro israeliano in quel momento in carica, Naftali Bennett. Non riesco a trovare un altro momento in cui Putin  si sia scusato con qualcuno pubblicamente per qualcosa. Il gesto delle scuse suggerisce che le relazioni russo-israeliane sono fluide e flessibili e – come tutto il resto nella regione – sono soggette a negoziati. L’antisemitismo russo è una storia di dog-bites-man; le scuse di un leader russo sono invece più una storia di man-bites-dog. Si lotta per ricordare un precedente. 

Tornando alle vicende belliche, la guerra in Ucraina mette Israele di fronte ad un dilemma: sebbene si sia rifiutato di aderire al regime di sanzioni contro la Russia, il Primo Ministro, Yair Lapid, ha preso una posizione pubblica di “predisposizione e supporto” nei confronti dell’Ucraina. Ad aprile, proprio Lapid – il cui punto di riferimento politico è il Partito Democratico americano – ha denunciato presunti crimini di guerra russi nella città ucraina di Bucha; mentre un’altra figura di spicco del mondo politico israeliano, il Ministro delle Finanze Avigdor Lieberman, di origine moldava con un ampio collegio elettorale russo, ha invece preso le distanze da Lapid rifiutando di commentare.

Queste due differenti prese di posizione sono un esempio di come sia frammentato il quadro politico interno tra i deputati della Knesset ; da una parte vi sono i sostenitori della Russia (data l’enorme e storica emigrazione che è avvenuta durante l’URSS, si stima siano emigrati in Israele almeno  1.326.666 di russi dalla fondazione del paese) e dall’altra i sostenitori dell’Ucraina (visti i rapporti che molti hanno intessuto negli anni con Washington e l’origine Nord Americana di molti di questi, si stima siano giunti dagli Stati Uniti e dal Canada 161.755 ebrei); questa estrema polarizzazione politica vede Israele pendolare tra Kiev e Mosca in quando geopolitico molto più complesso.

La Russia, infatti, ha permesso ad Israele di combattere, senza alcuna intromissione, le forze iraniane in quell’enorme campo di battaglia che dal 2013 è diventata la Siria. Dopo l’intervento di Mosca nella guerra civile siriana, Israele – alleato americano nella regione – e la Russia, si sono impegnate a convivere sul territorio. Questo ha permesso ai militari israeliani di condurre migliaia di incursioni a danno degli interessi iraniani sul territorio siriano, mentre le forze russe preponderanti nella regione, eufemisticamente, si giravano dall’altra parte.

Mosca, non ha mai voluto uno scontro diretto con Israele ed ha preferito sfavorire un Iran che era da sempre considerato junior partner. Dopo l’inizio della guerra in Ucraina però, le cose sono mutate velocemente; la Russia e l’Iran sull’arena internazionale hanno subito e subiscono lo stesso trattamento duro, isolati quasi del tutto dal mondo occidentale e plurisanzionati da quest’ultimo, adesso, provano a reggersi vicendevolmente.

La situazione è complicata ma fondamentale

Ad Israele conviene non creare frizioni con la Russia in virtù della complicata situazione medio orientale; dato che adirare l’establishment del Cremlino porterebbe ad un sostegno maggiore nei confronti di Tehran, probabilmente aiutarlo nello sviluppo di un programma aero spaziale e nucleare che significherebbe per Israele avere un perenne una minaccia nucleare alle porte di casa.

Non va dimenticato anche che lo Stato di Israele rimane un alleato americano nella regione dipendente dagli Stati Uniti principalmente per quanto riguarda il comparto militare. Per questo la sicurezza israeliana nella regione richiede di trovare un modus vivendi con la Russia senza minare mai la granitica fiducia che Washington ripone in Gerusalemme

La Russia non scomparirà dal Medio Oriente, dove è entrata prepotentemente in Siria a difesa di Assad installando numerosi basi militari, questo il il governo di Lapid lo sa bene, motivo per cui avere una posizione netta e chiara sulla situazione in Ucraina diventa quasi impossibile.

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