LA VOCE DEL DISSENSO 

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Il 18 settembre, con un post pubblicato sul proprio account Instagram, seguito da circa tre milioni e mezzo di persone, la celebre cantante russa Alla Pugacheva si è pubblicamente espressa contro la guerra in Ucraina. Le dichiarazioni della Pugacheva rivestono un’importanza peculiare dato che il seguito della cantante è composto soprattutto da quella generazione di russi che ha vissuto i tumultuosi anni Novanta e che costituisce il nucleo dei sostenitori più fedeli a Putin. 

Popolarissima in virtù di una lunghissima carriera iniziata negli anni Settanta, Alla Pugacheva può essere considerata senza ombra di dubbio un simbolo culturale nonché uno dei personaggi pubblici più influenti in Russia e nelle ex Repubbliche sovietiche[1]

Nel post pubblicato il 18 settembre la cantante si è provocatoriamente rivolta al Ministero della Giustizia della Federazione russa chiedendo di poter essere inserita nella lista degli agenti stranieri insieme al marito, il comico Maxim Galkin, reo di aver criticato il Governo russo per la guerra in Ucraina, auspicando la pace e la fine della morte dei giovani russi per il raggiungimento di “scopi illusori”. Quella di agente straniero è una dicitura risalente ai tempi dell’Unione sovietica e viene adoperata in Russia per designare le persone e le organizzazioni che ricevono fondi dall’estero per svolgere attività antigovernative.

Fino a quel momento la Pugacheva si era astenuta dal prendere una posizione netta contro la guerra, sebbene il 4 settembre avesse pubblicato un post, sempre su Instagram, in memoria di Mikhail Gorbachev, ricordando l’ultimo leader sovietico come un uomo che aveva rifiutato la violenza come modo di fare politica e di detenere il proprio potere. Appare difficile non cogliere in queste parole un implicito riferimento a Vladimir Putin. 

Il sito indipendente russo Meduza ha riportato la notizia dell’agenzia Ria Novosti secondo cui sarebbe stata avviata un’indagine contro la Pugacheva a seguito della denuncia alla polizia da parte di una donna residente nella regione di Mosca per aver gettato discredito sulle forze armate russe.

Quali effetti sull’opinione pubblica russa? 

Le dichiarazioni di Alla Pugacheva si sono ben presto imposte all’attenzione internazionale rendendo impossibile qualsiasi tentativo di censura da parte del Governo russo per la velocità con cui si sono diffuse[2]. Il politologo Abbas Gallianov, ex autore dei discorsi di Putin, si è espresso definendo le parole della cantante “uno schiaffo in faccia al Cremlino”, visto il largo consenso popolare di cui ella gode. Tuttavia, più interessanti ci sembrano le parole del Consigliere presidenziale ucraino Oleksiy Arestovich, il quale ha evidenziato come le dichiarazioni della Pugacheva indeboliscano la narrativa principale che giustifica la guerra e potrebbero costituire l’inizio della fine del regime di Putin in quanto si rivolgono principalmente a quel gruppo di russi che hanno vissuto la fine dell’Unione sovietica e che oggi costituiscono la base principale del sostegno al Presidente. 

Sin dalla sua ascesa al potere nel 2000 Putin, infatti, ha mantenuto alti livelli di approvazione tra l’opinione pubblica russa soprattutto tra quella fetta di popolazione che ha vissuto gli anni Novanta[3]. Dopo il crollo dell’Unione sovietica la Russia ha attraversato un complicato periodo caratterizzato da elevata disoccupazione, iperinflazione e aumento della povertà a seguito del traumatico passaggio da un’economia centralizzata ad una di libero mercato. 

Il boom economico e l’aumento del tenore di vita agli inizi del Duemila, accompagnati dal timore di tornare alla precaria situazione degli anni Novanta, hanno contribuito al consolidamento del sostegno al Presidente russo. Putin è stato inoltre molto abile nell’intercettare i bisogni della maggioranza della popolazione, che non comprende i “liberali” e quei russi istruiti residente nei grandi centri urbani, che alle cosiddette libertà civili, come ad esempio la libertà di parola e di espressione, preferisce la stabilità e la sicurezza economica. Il riavvicinamento ai valori dell’ortodossia e la repressione preventiva di qualsiasi forma di dissenso sono state ulteriori strategie che hanno contribuito al consolidamento del sostegno popolare. 

Il Cremlino ha evitato di esprimersi espressamente in merito. Laconiche sono state le dichiarazioni del portavoce Dmitry Peskov, il quale si è limitato a commentare che le posizioni della Pugacheva non sono affatto di interesse del governo russo. Più incisivo è stato il vicepresidente della Duma di Stato, Pyotr Tolstoy, che ha accusato la Pugacheva di aver ormai perso qualsiasi contatto con la realtà. È tuttavia recente la notizia riportata dalla TASS secondo cui la holding Russian Media Group avrebbe eliminato le canzoni dell’artista dalla programmazione radio, ufficialmente vista l’assenza di nuovi brani in uscita[4].

Inoltre, le principali testate giornalistiche russe si sarebbero limitate a riportare in modo parziale le dichiarazioni della Pugacheva, mettendo in evidenza esclusivamente la solidarietà espressa al marito. L’idea che emerge è che il Cremlino possa realmente temere che le dichiarazioni della cantante abbiano una qualche influenza sull’opinione pubblica, soprattutto in questo momento critico per Putin che si trova a fare i conti con nuove ondate di protesta, soprattutto nelle regioni caucasiche, a seguito dell’annuncio della mobilitazione parziale. 


[1] A tal proposito, appare interessante menzionare la sua partecipazione come superospite internazionale al Festival di Sanremo nel 1987, come segnale di distensione delle relazioni internazionali tra l’Unione sovietica e l’Italia (e di riflesso del mondo occidentale) a seguito delle riforme intraprese da Mikhail Gorbachev.

[2] Bisogna ricordare che il 4 marzo 2022 in Russia sono entrate in vigore due leggi che puniscono la diffusione di fake news sulle forze armate russe con pene che vanno da una multa alla reclusione fino a quindici anni in caso di “gravi conseguenze”. Il Codice penale russo non prevede una lista esaustiva di quelle che potrebbero essere le “gravi conseguenze” la cui definizione è arbitrariamente rimessa alle Corti d’accusa. 

Immediatamente dopo l’invasione dell’Ucraina è aumentata la stretta governativa su media e organizzazioni indipendenti, molte delle quali sono state successivamente chiuse o hanno deciso di sospendere le loro trasmissioni. 

[3] In Russia, gli anni Novanta vengono definiti “лихие” vale a dire selvaggi.

[4] Una sorte analoga era toccata al popolare conduttore Ivan Urgant, noto in Italia per il programma Ciao 2020, che a seguito delle sue dichiarazioni contro la guerra a febbraio è sparito dai palinsesti televisivi. 

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