Dar’ja Dugina: il simbolo dello scontro tra l’intelligence USA e Ucraina

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Fonte immagine: Kirill Kudryavtsev/Agence France-Presse — Getty Images

L’intelligence americana ha dichiarato che il mandante dell’omicidio della politologa Dar’ja Dugina, figlia del filosofo e ideologo dell’eurasismo contemporaneo Aleksandr Dugin, ci sia l’Ucraina. Gli Stati Uniti hanno affermato di non sapere delle intenzioni dell’Ucraina e di aver ammonito l’alleato per la sua azione. Tuttavia, perchè gli USA si sono sentiti in dovere di dichiarare pubblicamente che il proprio alleato ha commesso un’errore? 

Dar’ja Dugina è morta successivamente ad un attentato a Bol’šie Vjazëmy, a Mosca, il 20 agosto 2022, a causa dell’esplosione di un ordigno posizionato nell’auto che stava guidando, una Toyota Land Cruiser. Immediata la dichiarazione dei servizi segreti russi che fin da subito hanno puntato il dito sull’Ucraina. Le indagini nel giro di pochi giorni avevano già evidenza di un colpevole, ma soprattutto sapevano che non era Dar’ja l’obiettivo dell’attentato, bensì il padre, il vicinissimo al Cremlino Aleksandr Dugin, che in realtà doveva essere in macchina con lei. L’attentato, indipendentemente dalla vittima, aveva un messaggio, ossia: il Cremlino non è così impenetrabile e invincibile come sembra. L’Ucraina non aveva perso tempo e aveva smentito ogni responsabilità. 

Tuttavia, ad inizio ottobre, dopo diverso tempo in cui la Russia non ha cercato vendetta diretta  per l’attentato,  l’intelligence americana ha dichiarato pubblicamente di non avere nulla a che fare con l’uccisione della politologa, di non esserne stati consultati e nemmeno di aver fornito assistenza e intelligence per l’operazione. La mossa ha portato i servizi segreti americani ad una seconda accusa nei confronti dell’Ucraina, ritenuta responsabile anche dal suo principale alleato, portando la stessa a smentire di nuovo. Ma perché gli Stati Uniti hanno reso pubblico il loro mancato appoggio al governo ucraino? Non bastava un ammonimento? 

La dichiarazione dell’intelligence americana ha aperto una faida. In una condizione di normalità, i governi non rivelano informazioni riservate pubblicamente, se non altro per non vedersi pubblici interessi propri sotto copertura. Ma questa non è una condizione normale e ci sono diversi fattori che spiegano l’azione dell’intelligence americana.

Innanzitutto, i servizi segreti americani hanno una reputazione da mantenere ed una certa credibilità, pertanto ha “anticipato” la possibile divulgazione delle informazioni da parte di qualcun altro, prevenendo l’idea di un reale  coinvolgimento degli statunitensi. Inoltre, l’intelligence americana collabora sì con gli ucraini, ma il suo ruolo è quello di fornire assistenza in attacchi di obiettivi legittimi (per capirci, all’interno del territorio ucraino), motivo per cui vi è stato un rifiuto da parte del governo Biden di consentire agli ucraini di possedere missili a lungo raggio, che in mani sbagliate colperebbero Mosca.

In caso di mancato uso consapevole, è facile che questi missili ricadano in territorio russo (entro quindi i confini internazionalmente riconosciuti) portando ad un’escalation militare immediata. Infine, un ulteriore fattore è rappresentato dalla recente minaccia nucleare più volte espressa da Vladimir Putin, rafforzata dai nuovi territori annessi, per cui ogni atto di responsabilità diventa cruciale. 

Dalla dichiarazione dell’intelligence americana emergono quindi due messaggi. Il primo, rivolto alla Russia, per far capire che l’Ucraina ha agito da sola, con i propri mezzi. A fare da padrona è l’idea che l’intelligence ucraina abbia avviato una campagna o comunque un preciso piano d’azione futuro. Un secondo messaggio, più rilevante, rivolto invece al governo Zelenskij o ad una parte di esso, facendo intendere di restare cauti, che per quanto gli ucraini ci mettano enfasi, il rischio è ogni giorno maggiore.

Il fatto che gli americani si adoperino il più possibile per aiutare ma gli ucraini non ricambino con la stessa moneta nascondendo invece quello che fanno, non solo amplifica il conflitto russo-ucraino a dimensioni difficilmente controllabili, ma è anche indice della mancanza di trasparenza tra i due alleati, con il risultato di divenire apparentemente deboli. La dichiarazione, infine, non potrebbe altro che rappresentare il tentativo degli Stati Uniti di far abbassare i toni all’Ucraina, nella speranza che comprenda dove le sue azioni potrebbero portare.

La reazione russa è stata piuttosto pacata. Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha subito sottolineato come la notizia non deve essere un tentativo degli USA di sollevarsi dalle proprie responsabilità. Di fatto, commenta il portavoce, gli Stati Uniti potrebbero fare lo stesso in attacchi terroristici futuri. Tuttavia, rappresenta un segnale per Mosca di reagire direttamente contro la leadership ucraina, evitando di andare a cercare colpevoli al di fuori di essa. 

Valentina Topatigh, nata a Udine classe 1997. Dopo la maturità linguistica, ha ottenuto la Laurea Triennale in Scienze Politiche alla Statale di Milano, con tesi in diritto pubblico comparato sulla mozione di fiducia e sfiducia nei rispettivi ordinamenti di Germania e Spagna. È attualmente tesista per il master in International Law and Global Governance alla Tilburg University nei Paesi Bassi. Contemporaneamente ai suoi studi è anche membro della redazione America Latina per lo IARI.

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