Che il Mediterraneo non passi in secondo piano 

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La Turchia è un partner chiave dell’Ue, ma la Commissione europea contesta le azioni di Ankara nel Mediterraneo orientale e auspica che il governo turco si allinei alle sanzioni nei confronti di Mosca. Ma Ankara predilige la via della diplomazia e guarda agli interessi nazionali turchi. 

Lo scorso 12 ottobre, la Commissione europea ha adottato il pacchetto sull’allargamento 2022, con una relazione dettagliata sullo stato di avanzamento delle riforme nei paesi dei Balcani occidentali e in Turchia, funzionale alla valutazione dei progressi compiuti dagli Stati candidati nei rispettivi percorsi di adesione all’Unione europea.

Presentando il pacchetto, Olivér Várehlyi, il commissario per il Vicinato e l’allargamento, ha ricordato che “la politica di allargamento dell’Unione europea è un investimento geostrategico nella pace, stabilità, sicurezza e crescita socioeconomica del nostro continente europeo”. Nonostante ciò, se per l’adesione dei paesi dei Balcani occidentali la Commissione europea ha espresso un giudizio favorevole, raccomandando lo status di candidato per la Bosnia-Erzegovina, lo stesso non può dirsi per la Turchia. 

La Turchia è un partner molto importante per l’Unione europea sotto molteplici aspetti. La cooperazione tra Ankara e Bruxelles spazia dai settori delle migrazioni e della lotta al terrorismo al settore economico e commerciale, fino ad arrivare agli approvvigionamenti energetici e alla sicurezza alimentare.

È innegabile che il mantenimento di buoni rapporti con la Turchia sia essenziale per garantire all’Ue la gestione della frontiera sudorientale e lo sviluppo di relazioni amichevoli con un partner strategico nell’area mediterranea. Tuttavia, è proprio per questa ragione che la Commissione europea ha contestato le azioni di Ankara nel Mediterraneo orientale e ha invitato la Turchia a rispettare il diritto internazionale e l’integrità degli Stati sovrani europei. 

Nel comunicato stampa rilasciato dalla Commissione europea si legge: “Il Consiglio europeo ha ripetutamente riaffermato il suo interesse strategico per un ambiente stabile e sicuro nel Mediterraneo orientale e per lo sviluppo di una relazione cooperativa e reciprocamente vantaggiosa con la Turchia. Tuttavia, la situazione nel Mediterraneo orientale è tornata ad essere più tesa. La Turchia deve rispettare la sovranità e l’integrità territoriale di tutti gli Stati membri dell’Ue”.

Infatti, a seguito dei progressi compiuti nel 2021, quando Ankara e Atene hanno ripreso il dialogo, volto anche a dirimere l’annosa questione di Cipro, nel 2022 sono state registrate nuove violazioni dello spazio aereo greco e non sono mancate occasioni di scontro verbale tra i due Paesi, storicamente rivali. 

Peraltro, la Commissione europea si dice preoccupata per la scelta di Ankara di non allinearsi alle misure restrittive adottate dall’Ue nei confronti di Mosca. Questo, infatti, rappresenta un problema per gli scambi commerciali all’interno dell’unione doganale Ue-Turchia. “Anche la Turchia deve adottare misure decisive per migliorare l’allineamento con la PESC dell’UE, comprese le misure restrittive dell’UE, ed evitare azioni che vanno contro il suo obiettivo dichiarato di aderire all’Ue”, si legge, ancora, nel comunicato stampa. Per Ankara, però, la strategia vincente per porre fine alla guerra in Ucraina non può prescindere dalla diplomazia.

Da mesi, ormai, Erdogan si presenta come mediatore tra le parti, un ruolo che gli consente di contribuire al ripristino della stabilità geopolitica, non solo della frontiera russo-ucraina, ma dell’intero continente europeo e, al contempo, attraverso l’apertura di un canale di dialogo privilegiato con Mosca, gli consente di promuovere gli interessi nazionali turchi. Proprio pochi giorni fa, infatti, a margine della conferenza sulle misure di interazione e fiducia in Asia (CICA), Putin ha proposto a Erdogan un accordo per rendere la Turchia il nuovo hub energetico per il trasporto del gas russo in Europa.

Per la Turchia si tratterebbe di vedere realizzato un importante obiettivo di crescita di lungo termine. Tuttavia, è difficile immaginare che i paesi europei possano acconsentire e accettare, per il tramite di uno Stato terzo, forniture energetiche dalla Russia. Il rischio maggiore è che un’azione del genere possa compromettere ulteriormente il delicato equilibrio nei rapporti tra Ue e Turchia, sottolineando, ancora una volta, quanto sia importante, adesso, vigilare su ciò che accade nel Mediterraneo, sul rispetto della sovranità degli Stati e del diritto internazionale. 

Ha conseguito la laurea magistrale con lode in Studi internazionali presso l'Università "L'Orientale" di Napoli con una tesi sulle relazioni esterne dell'UE. Iscritta all’Albo dei giornalisti pubblicisti, ha collaborato con diverse testate giornalistiche, occupandosi di Politica ed Esteri. In seguito, ha intrapreso il percorso professionale da consulente.
Per lo IARI è caporedattrice della Redazione Europa. In particolare, si occupa di Affari europei ed Euro-Mediterraneo. È profondamente convinta che per comprendere la realtà che ci circonda sia necessario contestualizzare i fenomeni geopolitici, mai isolati e sempre interconnessi tra loro. Collaborare con lo IARI, analizzando temi di respiro europeo e internazionale, le permette di coniugare i suoi più grandi interessi: la scrittura e la politica internazionale.

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