RISCHIAMO LA GUERRA NUCLEARE ?

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Fonte Immagine: avvenire.it. https://www.avvenire.it/mondo/pagine/onu-il-mondo-vuole-fermare-armi-nucleari-bomba-atomica

Gli eventi recenti della guerra in Ucraina hanno portato le parti ad un maggiore irrigidimento, e la situazione potrebbe diventare seriamente pericolosa.

Gli eventi di fine agosto 2022 sono emblematici per quanto riguarda la guerra in Ucraina. L’esercito di Kievè riuscito a respingere i russi da Karkhiv, a conquistare Izyum e Lyman e sta mettendo pressione al “nemico” nelle zone di Kherson, Mariupol e Donbass. Sull’onda dell’entusiasmo, l’Ucraina ha ribadito il suo obiettivo finale in questo conflitto: riprendere tutti i territori considerati da Kiev “rubati” e “cacciare” gli occupanti da tutto il territorio ucraino

La Russia non si aspettava uno scenario bellico del genere, il quale la sta costringendo a dover riorganizzarsi dal punto di vista militare e a contemplare pure l’invio al fronte di nuovi soldati e armi

Le azioni immediate prese dal Cremlino sono le seguenti: annettere alla Russia le Repubbliche separatiste di Donetsk, Lugansk e gli Oblast di Kherson e Zaporizhzhia con un referendum, bollato come “farsa” dalla maggior parte della Comunità Internazionale (seppure il Cremlino stesso non ha definito chiaramente i confini di questi territori); ha decretato la mobilitazione parziale, registrando una chiara discrepanza tra i russi concordi e quelli contrari (in migliaia sono scappati dal Paese); ha sostituito al comando delle operazioni militari il Generale Gennady Zhidko con Sergej Surovikin, un veterano delle guerre in Cecenia e Siria

In questo particolare frangente, ha incominciato ad essere ventilato/minacciato l’utilizzo di armi nucleari tattiche. Ne è fortemente convinto il leader ceceno Ramzan Kadyrov, il quale, a seguito delle ultime sconfitte, non ha risparmiato una critica nei confronti dei vertici militari russi accusandoli di non informare propriamente il Presidente russo Vladimir Putin di ciò che avviene in  questa guerra. Il suo pensiero sarebbe quello di concepire le testate nucleari tattiche come un ottimo strumento per riprendere il controllo del conflitto.

Queste parole hanno esortato il Portavoce del Cremlino Dmitri Peskov a ribadire, dopo aver elogiato lo stesso Kadyrov per come sta contribuendo nel conflitto ucraino, che la Russia utilizzerebbe le testate nucleari soltanto in base alla sua Dottrina militare di Difesa. Essa prevede l’utilizzo di armamenti del genere quando lo Stato russo subisce un attacco con armi nucleari o convenzionali nel suo territorio mettendo, conseguentemente, a rischio la sua stessa esistenza. Questo principio è stato sottolineato pure dall’ambasciatore russo in Francia Aleksej Meshkov

Lo stesso Peskov ha ribadito che la Russia non è intenzionata ad essere coinvolta nella retorica nucleare promossa dall’Occidente, pensiero condiviso dal Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. Quest’ultimo, oltre a sottolineare i concetti d’impiego difensivi da parte della Russia delle armi nucleari, ha ammonito gli Stati Uniti di abbandonare le loro ambizioni di dominio globale, che segnano malamente i rapporti tra il Governo di Washington con quello di Mosca. Inoltre, ha accusato l’Ucraina di adottare atteggiamenti rischiosi, i quali porterebbero conseguentemente alla possibile escalation con armi nucleari.   

Ad alimentare le preoccupazioni sono un video, girato con un cellulare, che ritrae un treno merci militare russo in viaggio verso ovest e l’attacco al Ponte di Kerch dell’8 ottobre 2022. 

Per quanto riguarda il primo, da queste immagini molti analisti hanno ipotizzato che il treno appartenga al 12° Direttorato dell’esercito, che si occupa dello stoccaggio, della manutenzione e del trasporto delle testate nucleari. Gli stessi, in realtà, sono alquanto divisi sul carico che trasportava il mezzo: le effettive armi nucleari oppure quelle convenzionali.

Per quanto riguarda l’attacco al Ponte di Kerch, eseguito con un camion bomba, potrebbe essere stato commesso dall’Ucraina e il suo danneggiamento mette ulteriormente a dura prova la logistica militare del Cremlino, in quanto il ponte collega la regione russa di Krasnodar con la Crimea. Il punto essenziale è che il Governo di Kiev, da un lato, considera la penisola in questione come parte integrante del suo territorio ed è intenzionato a distruggere qualsiasi costruzione considerata “illegale”. Mentre dall’altro, la Russia ha sempre concepito la Crimea come sua di diritto e una “linea rossa invalicabile”, da difenderla a qualsiasi costo. A ribadire l’ultimo concetto è stato il deputato della Duma Oleg Morozov che vede l’attacco al Ponte di Kerchcome una “dichiarazione di guerra senza più regole”. 

Prima di descrivere le reazioni della compagine Occidentale, è necessario sottolineare il pensiero sempre più ricorrente e timoroso che circola all’interno di questa “parte del mondo”, in quanto ne condiziona molte azioni. Il Presidente russo Vladimir Putin viene concepito in difficoltà poiché la sua “operazione speciale” non sta andando secondo i piani previsti, parte della popolazione russa si sente tradita e la sua élite è sempre più critica nei confronti del suo Presidente. Ciò potrebbe spingerlo a premere quel fantomatico “bottone rosso” nucleare pur di risollevare una situazione sfavorevole.

Il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha offerto al Cremlino la sua mediazione, in modo da evitare escalation fuori controllo.

Il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky, invece, ha espresso l’opinione secondo cui la Russia non è ancora pronta ad utilizzare le armi atomiche, ma sta preparando la sua popolazione a questa eventualità. Per cui si presenta l’urgente necessità di fermarla attraverso l’incremento delle sanzioni economiche.

Sulla pericolosità di una possibile escalation nucleare è intervenuto anche il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden. A differenza delle precedenti dichiarazioni, supportate da fonti che venivano sempre citate, ha chiaramente riferito che la Russia non sta scherzando sull’utilizzo di armi nucleari o chimiche, in virtù della sua situazione militare in Ucraina. Se ciò dovesse accadere, allora non si potrebbe evitare l’Armageddon nucleare.

Biden ha definito la situazione corrente come rischiosa e richiamante alla crisi missilistica di Cuba del 1962, soprattutto se “la strada imboccata dalle parti” dovesse continuare in questa “direzione”. Inoltre, il Presidente statunitense ha ventilato la possibilità di poter colloquiare con la controparte russa al G20 di Bali di metà novembre 2022, ed il Segretario di Stato americano Anthony Blinken ha ribadito che gli Stati Uniti sono disponibili alla diplomazia se la Russia è disposta a finire la guerra e ad essere in accordo con la parte ucraina.

Sono intervenuti nella questione pure il Consigliere per la Sicurezza Nazionale statunitense Jake Sullivan e la Portavoce della Casa Bianca Karine Jean-Pierre. Il primo non esclude a prescindere l’utilizzo dell’atomica da parte del Cremlino, ma ribadisce che non sono presenti chiari elementi indicatori riguardanti i preparativi russi a farlo. La seconda ha sottolineato la ferma posizione degli Stati Uniti di fronte alla minaccia nucleare e ha accusato la Russia di agire irresponsabilmente.

Molto più critico è il Generale statunitense Keith Kellog che, oltre a rimarcare la (seria) possibilità dell’impiego russo di testate nucleari, vede gli Stati Uniti e i Paesi europei titubanti di fronte a questa minaccia, in quanto l’Ucraina non è un Paese NATO (North Atlantic Treaty Organization).

Più duro, invece, si è dimostrato l’ex direttore della CIA (Central Intelligence AgencyDavid Petraeus, il quale ha riferito che se la Russia dovesse usare le armi nucleari gli Stati Uniti e i suoi Alleati, con quelle convenzionali, “spazzerebbero” qualsiasi forza russa dal territorio ucraino. Questa azione verrebbe compiuta senza l’invocazione dell’Art. 5 della NATO, sempre in riferimento all’Ucraina che non è un membrodell’Alleanza.

L’ex Segretario di Stato degli Stati Uniti Henry Kissinger ha espresso le seguenti considerazioni sulla questione: la Russia ha perso la guerra con le armi convenzionali; l’inaccettabilità dell’utilizzo delle testate nucleari nei conflitti armati, poiché si andrebbe a normalizzare il loro impiego nelle guerre convenzionali; l’assoluta necessità di aprire un dialogo con la Russia, anche solo esplorativo, per evitare un’escalation fuori controllo con conseguenze peggiori delle due guerre mondiali combattute in passato.   

Infine, il Dipartimento della Salute statunitense ha annunciato di aver comprato farmaci per trattare le radiazioni nucleari per un valore di 294 miliardi di dollari. Questa azione, a detta dell’Amministrazione Biden, fa parte di un piano a lungo termine, anche se non è stato ancora specificato quando e come distribuire tali farmaci alla popolazione. Tuttavia rimangono non poche perplessità su questa scelta, soprattutto perché annunciata a seguito delle minacce nucleari russe. 

Bisogna rimarcare l’estrema determinazione di Ucraina e Russia a vincere la guerra in corso. Quest’ultimi rimangono fedeli all’utilizzo delle testate nucleari solamente in base alla loro Dottrina di difesa. Tuttavia, se i politici e i militari russi trattano frequentemente l’argomento è perché sono consci della sempre più concreta possibilità dell’applicazione di questa estrema ratio, in base proprio all’andamento del conflitto. 

Gli Stati Uniti e la NATO non rimarrebbero indifferenti all’utilizzo delle testate nucleari sul fronte ucraino. Soprattutto i primi, pur non accantonando la “carta” della diplomazia, hanno fatto intendere che potrebbero ricorrere per necessità all’arsenale atomico. 

Sia Stati Uniti che Russia addossano le responsabilità di questa possibile escalation nucleare all’altro, una chiara dimostrazione dei rischi di questa Nuova Guerra Fredda in cui le Superpotenze sono disposte a tutto pur di realizzare i propri obiettivi.

Al momento non siamo arrivati al “punto limite” tipico della crisi missilistica di Cuba del 1962, però la strada imboccata è proprio questa e rischiamo seriamente un’escalation nucleare incontrollata. Solo il tempo ci dirà come si svilupperanno gli eventi e se tutte le parti in causa saranno in grado di impedire “l’inimmaginabile”. 

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