Scontro tra Armenia e Azerbaigian: la posizione europea

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Fonte Immagine: https://euractiv.it/section/mondo/opinion/riprende-il-conflitto-armenia-azerbaigian-le-responsabilita-dellarmenia/

Le tensioni mai sopite nel Caucaso meridionale, nel mese di settembre, hanno dato luogo a nuovi scontri tra Armenia e Azerbaigian, nuovo partner energetico di Bruxelles. 

Nel mese di settembre, dopo un periodo di apparente calma, è tornato ad accendersi lo scontro al confine tra Armenia e Azerbaigian. Il governo di Erevan ha accusato Baku di aver dato inizio all’escalation che, con sanguinosi scontri a fuoco, bombardamenti e attacchi con droni, ha provocato la morte di numerosi soldati e civili, nonostante il cessate il fuoco sia arrivato dopo sole 72 ore dall’intensificarsi degli scontri. Il governo azero ha negato la propria responsabilità nello scoppio del conflitto, ma l’Armenia ha replicato accusando l’Azerbaigian di aver commesso crimini di guerra. 

I due Paesi, divenuti entrambi indipendenti nel 1991 in seguito alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, in più occasioni si sono resi protagonisti di scontri per il controllo dei territori di frontiera. Tra questi, va certamente ricordato il Nagorno Karabakh, enclave armena in territorio azero, autoproclamatosi indipendente agli inizi degli anni Novanta con il nome di Repubblica di Artsakh, senza, però, essere mai riconosciuto come tale dalla Comunità internazionale.

L’episodio scatenò la reazione militare azera, provocando lo scoppio di una prima guerra e causando decine di migliaia di vittime. Il conflitto terminò nel 1994 con un accordo di cessate il fuoco, ma nel 2020 Armenia e Azerbaigian sono tornati a scontrarsi per il controllo del Nagorno Karabakh.

Il conflitto del 2020 è durato circa sei settimane e ha rischiato di coinvolgere anche altri attori nello scacchiere del Caucaso meridionale: la Turchia, storicamente vicina all’Azerbaigian, e la Russia, vicina all’Armenia. Le vittime complessive superarono la soglia di 1.200, tra militari e civili. Il conflitto cessò l’11 novembre 2020, grazie alla mediazione di Mosca, con la firma di un Memorandum di intesa.

L’accordo prevedeva il dispiegamento delle forze di peacekeeping russe, al fine di monitorare il rispetto del cessate il fuoco e di garantire l’apertura di un corridoio tra il Nagorno Karabakh e l’Armenia, e concedeva all’Azerbaigian il controllo dei territori occupati durante il conflitto. Fu per questo motivo che all’accordo seguirono, per parte armena, numerose proteste

In seguito agli scontri del 2020, l’Unione europea, in particolare grazie all’intervento del presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, si è concretamente impegnata per la distensione dei rapporti tra le parti, organizzando una serie di vertici finalizzati alla stabilizzazione delle relazioni tra Armenia e Azerbaigian, l’ultimo dei quali si è tenuto lo scorso agosto. Del resto, sia l’Armenia che l’Azerbaigian sono paesi del Caucaso meridionale con cui l’Ue porta avanti relazioni di cooperazione, entrambi membri del partenariato orientale, ma con caratteristiche differenti.

Il primo è uno Stato a maggioranza cristiano ortodossa, con cui l’Ue porta avanti il dialogo e la cooperazione economica, compatibilmente con gli impegni sorti per l’Armenia dalla sua recente adesione all’Unione economica euroasiatica. Il secondo è uno Stato a maggioranza musulmana, da cui l’Ue si aspetta ulteriori passi in avanti in termini di democrazia e rispetto delle libertà fondamentali, ma con cui a luglio ha sottoscritto un importante accordo per le forniture di gas.

Si può ipotizzare, dunque, che l’Ue, avendo dei forti interessi economici e geopolitici da tutelare, in questo momento preferisca mantenere un profilo basso. Il conflitto russo-ucraino, con tutto ciò che ne deriva in termini politici, economici, militari – tra cui il ritiro delle truppe di peacekeeping russe dal Nagorno Karabakh e la stipula del nuovo accordo di cooperazione energetica tra Bruxelles e Baku – inevitabilmente inciderà, in qualche modo, sul processo di pace nel Caucaso meridionale.  

Ha conseguito la laurea magistrale con lode in Studi internazionali presso l'Università "L'Orientale" di Napoli con una tesi sulle relazioni esterne dell'UE. Iscritta all’Albo dei giornalisti pubblicisti, ha collaborato con diverse testate giornalistiche, occupandosi di Politica ed Esteri. In seguito, ha intrapreso il percorso professionale da consulente.
Per lo IARI è caporedattrice della Redazione Europa. In particolare, si occupa di Affari europei ed Euro-Mediterraneo. È profondamente convinta che per comprendere la realtà che ci circonda sia necessario contestualizzare i fenomeni geopolitici, mai isolati e sempre interconnessi tra loro. Collaborare con lo IARI, analizzando temi di respiro europeo e internazionale, le permette di coniugare i suoi più grandi interessi: la scrittura e la politica internazionale.

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